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Scritto Martedì 09 luglio 2019 alle 19:02

Calolzio, una lettrice: serviva davvero una colata di cemento su 'quell'inutile' collina?

Riceviamo e pubblichiamo
Lo spazio è a disposizione per eventuali ulteriori contributi, repliche o precisazioni.

Chiunque guardi da Calolziocorte verso la collina che sovrasta la frazione di Corte e via Fratelli Calvi non può non essere colpito dall’ennesima colata di cemento: sta sorgendo come un fungo, nel silenzio generale della cittadinanza, un nuovo insediamento abitativo di dimensioni abnormi, che fa a pugni con il contesto paesaggistico (non serve l’occhio di un esperto a giudicare ciò che stiamo affermando) e che ha letteralmente sventrato una collina. Nella relazione di impatto ambientale quest’ultima era definita come luogo non fruibile e dalla vocazione incerta: ora questa porzione di territorio (evidentemente giudicata “inutile” nella sua conformazione naturale dal miope pragmatismo di politici e progettisti) avrebbe finalmente trovato una sua ragione d’esistere!

In realtà la vocazione di questo territorio era di tipo agricolo, ma la giunta Arrigoni con un programma integrato di intervento del 2007 ha pensato bene di garantire una ben più redditizia destinazione d’uso, trasformandola da agricola a edificabile, approvando poi un progetto che sicuramente ha garantito alle casse del Comune di riscuotere rilevanti oneri di urbanizzazione, visti gli imponenti metri cubi di cemento di cui si è consentita la realizzazione. Peccato che lo scotto da pagare per Calolziocorte sia l’ennesimo ingiustificato e sciagurato consumo del suolo, nonché un vero e proprio scempio paesaggistico.
Ci sembra davvero incredibile che la relazione paesistico-ambientale valuti come “basso” l’impatto di queste costruzioni! Potere dei colpi di bacchetta magica del burocratese e del fatto che ormai, anche nei documenti ufficiali, non è più essenziale la corrispondenza fra res e verba, fra fatti e parole. 
Ma con buona pace di tale valutazione, è evidente allo sguardo dell’osservatore come il profilo della collina sia stato completamente stravolto, con enormi sbancamenti di terra che hanno reso necessaria la costruzione di imponenti muri di sostegno, dall’impatto tanto sgradevole dal punto di vista estetico quanto inquietante: ad oggi non siamo riusciti a visionare la perizia geologica (che, immaginiamo, non ipotizza possibili rischi di dissesto idrogeologico, visto che i permessi sono stati concessi e che il cantiere è in piena attività), ma la relazione di impatto ambientale sopra citata ci vuole tranquillizzare, assicurandoci che tali muraglie di cemento armato saranno ricoperte da rampicanti appositamente piantumati! Questo servirebbe a minimizzare la percezione della bruttura, che (i progettisti ne sono quindi ben consapevoli) è necessario mascherare.

Gli abitanti delle case sovrastanti il cantiere, oltre ad essere comprensibilmente amareggiati per la devastazione della collina e per le costruzioni imponenti (in altezza ed estensione) innalzate a ridosso delle loro abitazioni (edifici bifamigliari di piccole dimensioni e circondate da un contesto verde) sono fortemente provati dall’inquinamento acustico e delle polveri: ormai da anni, dalle 7.00 alle 17.00, i rumori del cantiere sono insopportabili, tanto più da quando si sta lavorando a pochi metri dalle loro abitazioni e sono in atto scavi continui sulla base rocciosa dove poggiano le fondamenta delle loro case. Aprire le finestre è diventato pressoché impossibile e questo rende invivibili, in particolare, le giornate calde. Qualche settimana fa per ore e ore il pavimento e le mura delle strutture preesistenti hanno tremato come per la scossa prolungata di un terremoto, in seguito ad operazioni svolte sul suolo antistante.

Fa specie, inoltre, che un carico insediativo di circa 25 unità abitative andrà a incidere su una stretta strada a senso unico qual è via Fratelli Calvi: fino ad ora zona tranquilla, spesso percorsa da pedoni, questa sarà presto invasa da numerose nuove auto dirette e provenienti da tale insediamento. Non entriamo qui nel merito della fortunosa acquisizione del diritto di accesso dalla suddetta via tramite un tunnel, una volta appurata l’impossibilità di accedere da via A. Toscanini.
È infine quantomeno singolare che si adduca il presunto degrado della collina (un tempo coltivata e dove fino a poco tempo fa in autunno si posavano numerosi stormi di uccelli migratori) come motivazione necessaria e sufficiente a giustificare la costruzione dell’ecomostro: la bonifica dell’area si sarebbe potuta realizzare semplicemente costruendo con misura e rispettando il territorio. Ma di questi tempi il buon senso non può nulla contro il dio denaro e certa politica non si pone il problema del consumo del suolo.
Ci si chiede: davvero Calolziocorte, in calo demografico (e non certo per carenza di abitazioni!) aveva bisogno di tutto questo, di queste abitazioni “di lusso”, come vengono definite?

A Calolzio il consumo del suolo cui hanno dato adito le giunte comunali che si sono susseguite è sconcertante. Chi ha approvato e chi non ha impedito questo ennesimo scempio è erede di una vergognosa politica di governo del territorio: citiamo per tutte la devastazione del nucleo storico della frazione calolziese “La Ca’”, dove una palazzina di dimensioni spropositate, spregiudicatamente sovradimensionata rispetto al contesto, ha letteralmente inghiottito, soffocato la chiesina (da sempre elemento architettonico simbolo di quel luogo e ora come “schiacciata”, chiusa in uno spazio angusto, privata del suo naturale contesto), prendendo il posto di abitazioni e cortili che recavano ancora traccia della vocazione agricola del territorio. Invitiamo i calolziesi a tenere gli occhi aperti e ad avere memoria.
Gabriella Bonacina
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