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Scritto Giovedì 11 luglio 2019 alle 08:10

Ballabio, morte del piccolo Liam: riaperte le indagini a carico di 3 medici del Manzoni. Ma il GIP nega un'altra super perizia

La riapertura del caso, dopo l’incidente probatorio che aveva portato al “non luogo a procedere” nei confronti di mamma e papà, unici due indagati arrivati al cospetto del giudice, era pressoché scontata. Del resto, dinnanzi alla nuova – rivoluzionaria – verità sancita dalla super-perizia chiesta dalla difesa (avvocati Luisa Bordeaux e Marco Sangalli), autorizzata dal GUP e rivelatasi fondamentale per deviare il destino giudiziario di quella coppia di genitori chiamati a rispondere dell’ipotizzato omicidio volontario del loro secondogenito, ulteriori approfondimenti erano apparsi quantomeno necessari. Non per cercare un colpevole a tutti i costi, quantopiù per fugare ogni dubbio sulla tragica fine di un piccino, spirato a soli 28 giorni dalla venuta al mondo, spiegata prima, da un pool di professionisti di tutto rispetto incaricati dalla Procura, quale conseguenza di un soffocamento meccanico e riscritta poi, da una triade di camici bianchi di altrettanta esperienza selezionata dal Tribunale, quale conseguenza di una polmonite interstiziale non riscontrata e dunque non curata, senza però riuscire, in entrambi i casi, a “giustificare” quelle fratture parallele lungo il cranio dell’infante emerse in sede di autopsia.
Per la morte di Liam, il bebè di Ballabio Superiore venuto a mancare nella mattinata del 15 ottobre 2015, dopo la pronuncia del giudice Salvatore Catalano dello scorso 11 giugno, sono tornati sotto i riflettori della Procura, con il fascicolo ereditato dal sostituto Giulia Angeleri dopo la partenza per Monza della collega Cinzia Citterio, titolare del caso fin dalla sua apertura, tre medici dell’Ospedale Manzoni di Lecco che si occuparono del bambino nel corso del secondo dei due accessi alla struttura di via dell’Eremo che hanno costellato la sua brevissima esistenza. Nato il 17 settembre, il bimbo all’inizio del mese successivo, come pacificamente ammesso dalla madre, era stato vittima di una caduta (a suo dire) accidentale, passando 48 ore in osservazione presso il nosocomio cittadino dove era stato poi riportato a seguito della comparsa di rigonfiamenti sul capo, venendo dimesso soltanto tre giorni prima dell’ultimo respiro, senza che venissero refertate le fratture, poi finite al centro dell’attenzione dei periti pur non venendo associate direttamente alla causa della morte del bebè.
Indagati sono ora gli stessi tre dottori (due pediatri assistiti dall’avvocato Stefano Pelizzari e un radiologo con l’avvocato Lorenzo Bertocco) già indagati nell’immediatezza della scomparsa del piccolo, le cui posizioni erano state velocemente archiviate dopo la prima consulenza firmata dall’anatomopatologo Paolo Tricomi, dal Pediatra neonatologo Massimo Agosti e dal Neurochirurgo con specializzazione anche in Radiologia e Radioterapia Carlo Bianchi Bosisio. E per la Procura, la stessa strada avrebbe dovuta essere percorsa anche dai genitori. Troppe le risposte non fornite da quella perizia, in ordine a eventuali responsabilità da attribuire ad uno o a entrambi i coniugi, rinviati invece a giudizio, in coppia, dopo due richieste di archiviazione avanzate dalla dottoressa Citterio, dall’imperio dal GIP. Lo stesso Ufficio che – e veniamo alla novità degli ultimi giorni – ha invece ora rigettato l’istanza della dottoressa Angeleri per procedere, nell’ambito della nuova attività investigativa in corso a carico dei medici, ad un secondo incidente probatorio, non essendo estendibile ai professionisti del Manzoni, l’esito di quello commissionato ai “colleghi” Ezio Fulchieri, Andrea Rossi e Rita Celli nel procedimento a carico dei genitori. Insomma, dopo l’uscita di scena di madre e padre, riparte in salita anche la scalata verso un’altra possibile verità sulla morte di un bambino che, a breve, avrebbe potuto già spegnere la sua quarta candelina.

A.M.
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