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Scritto Martedì 25 agosto 2020 alle 16:44

Un 'giallo' estivo: da dove arrivano i dischetti di plastica trovati sulle spiagge dell'Alto Lario?

Mistero sull'Alto Lago: da dove arrivano i dischetti di plastica che, da giorni ormai, si raccolgono a manciate sulle spiagge di Sorico, Gravedona, Dorio, Bellano e Dervio? Un tentativo di risposta arriva dal primo cittadino di quest'ultimo borgo. Stefano Cassinelli, giornalista prestatosi alla politica ma ancora animato dalla passione per ciò che è "notiziabile", è voluto andare a fondo, aggiungendo di suo un tassello ad un mosaico che ad oggi non è ancora completo.

I dischetti raccolti a Dervio

Interrogata Lario Reti Holding - la società che, come noto, gestisce il ciclo idrico integrato in provincia di Lecco - il borgomastro ha appreso che quei cerchietti grigi di circa due centimetri di diametro, poco più grandi dunque di una moneta da un euro, raccolti a mucchietti dai suoi concittadini lungo il "litorale", provengono con tutta probabilità da un impianto di depurazione. Ebbene sì, da qualche parte sul Lago o lungo il corso dell'Adda, più a nord, parrebbe esserci una struttura preposta al filtraggio delle acque che nel compiere il proprio lavoro di fatto getta direttamente nel Lario o nel suo immissario, questi dischetti di plastica, di fatto inquinando. Non si tratta però dell'impianto di Dervio. Questo parrebbe essere un punto fermo, con tanto di rassicurazioni di LRH. "All'uscita del nostro depuratore c'è una griglia molto sottile che non consente l'eventuale passaggio di materiale come questi cerchietti" spiega Cassinelli, riferendo altresì come secondo i tecnici di Lario Reti Holding a rilasciare quelle "particolle" potrebbe essere anche un'infrastruttura privata, come quelle utilizzate per il lavaggio dei veicoli, dotate anch'esse di questi elementi.

"Con LRH stiamo cercando di comprendere da dove arrivino, presubilmente bisogna guardare a Nord, dall'Adda" argomenta ancora il primo cittadino di Dervio, sottolineando come i dischetti non siano inquinanti nell'immediato - come invece lo sono, per esempio, gli idrocarburi - ma ovviamente a lungo andare non è tollerabile continuare a rinvenirne laddove dovrebbero esserci solo sabbia e sassi, anche in considerazione della lunga vita della plastica e della sua pericolosità  una volta frantumata. "Come amministrazione, appena ci è stato segnalato il problema sia intervenuti. Ora attendiamo anche noi risposte". Già interessata, oltre a LRH, anche l'ARPA, l'Agenzia Regionale per la protezione dell'ambiente.
Ma a infittire ulteriormente il giallo, c'è un ultima stranezza: già lo scorso settembre, a Colico, sarebbero stati trovati anellini del tutto simili. E alcuni di quelli "esplulsi" dal Lago in questi giorni appaiono più "vetusti" di altri. Come è possibile? A breve - si spera - la risposta. E la risoluzione del problema.
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