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Scritto Mercoledì 16 settembre 2020 alle 08:11

Piero Nava: 'lo rifarei di nuovo, l'indifferenza ammazza tutti'

La copertina del libro
Con la voce alterata elettronicamente per renderla irriconoscibile, Piero Nava, che oggi chissà come si chiama e dove viva, si è collegato telefonicamente con la piazza lecchese per portare la propria testimonianza: una sintesi di pochi minuti delle oltre trecento pagine curate dai giornalisti lecchesi Lorenzo Bonini, Stefano Scaccabarozzi e Paolo Valsecchi.
Il racconto comincia da quella notte: «Mi hanno accompagnato a casa. Ho dovuto cambiare l’auto, perché era pericoloso arrivare sotto casa con la mia. Sono arrivato alle 6 di mattina. La mia compagna era alla finestra del bagno. Non è stato solo un mio problema. È stato un problema di tutti. Abbiamo dovuto andare via. Eppure nessuno mi ha mai fatto un’osservazione. La mia compagna non mi ha mai detto “cos’hai mai fatto”. Lei che, quando al telegiornale aveva sentito la notizia di un testimone, s’era detta “Questo è lui”.  Abbiamo dovuto distruggere anche  tutte le foto, oggi ne ho recuperata qualcuna da mia sorella, poca roba, per il resto nulla. Le foto delle vacanze che facciamo tutti, anche quelle distrutte».
Non doveva restare alcuna traccia: nella realtà, Piero Nava non esisteva più. Anzi, ancora di più: non era mai esistito.
Il momento più difficile? «Quando sono arrivato a Messina, con la mia macchina, non ci hanno fatto salire sul traghetto. Mentre fumavo una sigaretta, mi hanno spiegato che non avrei più avuto la mia vita. E’ stata la sigaretta più amara di sempre»
Ma ci sono anche stati bei momenti. Il più bello la visita al Papa. Mi ha detto “Che coraggio che ha avuto”, ha stretto la mano mia e di mia moglie. Mi hanno anche fatto le foto di rito, ma non le possiamo esporre in casa: se arriva qualcuno dovremmo spiegare perché siamo andati dal Papa. E allora le teniamo lì, ogni tanto le guardiamo. E’ stato tre anni fa».
Ringrazia, Rosy Bindi che, sorride e guarda in alto, come se nell’altoparlante che diffonde la voce di Nava si potessero vedere anche il volto, gli occhi: «Anch’io ho quella foto e la guardo spesso. Era la prima volta che una commissione parlamentare – quella antimafia – era ricevuta da un pontefice. Abbiamo voluto che a quell’udienza fosse presente proprio Piero Nava. Va detto: il magistero di papa Francesco è stato il più chiaro e netto su mafia, ‘ndrangheta’ e corruzione»
«Avevano dei dubbi sulla mia testimonianza – il prosieguo del testimone - Non si capacitavano che avessi memorizzato tutto quei dettagli. C’era anche Falcone in questura, ci fu un battibecco: come potevo essere certo che i due killer fossero su moto enduro. Glielo spiegai: perché ho due moto e so come si guidano le enduro, non certo come facevano quei due. E fu in quel momento che entrò un carabiniere a dire che erano state ritrovate un’auto e una moto enduro bruciate. Falcone allora mi sorrise»
Suggerisce Bindi: «Come il fatto che a sparare fosse un mancino, “ma lei come fa a saperlo?” gli chiesero: perché altrimenti, la risposta, non avrei visto il calcio della rivoltella».
E ancora . «Non sono un eroe, sono anch’io parte dello Stato. Siamo tutti lo Stato. Se tutti mettessimo un sassolino facciamo una montagna. Oppure: se abbiamo una montagna che è il problema e ciascuno togliesse il proprio sassolino spianeremmo la montagna. Ci sono i vertici, certo, ma lo Stato siamo noi. Se ciascuno facesse la propria parte le cose si risolverebbero».
In punta di diritto, il viceprefetto Mariano Scapolatello ricorda proprio come esistano due accezioni di Stato: «Lo Stato come apparato e lo Stato come comunità».
«Lo rifarei ancora – ha continuato il lecchese che non esiste - Non posso pensare di non farlo. Ci sono momenti nella vita in cui hai una scelta sola, se il mattino dopo vuoi avere un po’ di rispetto per te. Poi si porta la croce e va bene così, come mi dicevano i miei. Paura? No, sarà quello che Dio vuole, come diceva mia madre»
Ai giovani, citando Dante e Virgilio nel girone degli ignavi (“Non ti curar di loro ma guarda e passa”), Nava dice che non debbano essere ignavi. «L’indifferenza ammazza tutti, anche lo Stato, anche me. Basta con le aggressioni alle persone diverse. E poi, diverse da cosa? Siamo tutti uguali. Basta con la violenza sui social».
In quanto al Sud e alle organizzazioni malavitose «fino a quando non ci sarà una svolta economica i problemi resteranno perché la gente deve pur campare e la criminalità impera su questo».
Infine, gli viene sollecitato, un ricordo di Lecco. Si commuove: «Chiaro che ce l’ho nel cuore. Anzi, vi chiedo: quando passate dalle case dei ferrovieri, fate un saluto per me».
Tra il pubblico c’era anche l’ex ministro alla Giustizia Roberto Castelli. Glielo dicono: «Ah, Castelli, era un mio compagno di partite a pallone.»
D.C.
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