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Scritto Lunedì 19 ottobre 2020 alle 11:57

Lecco: settore multiservizi, presidio dei sindacati davanti al Manzoni. 'Salari bassi e incertezze, serve il nuovo contratto'

Lavoro precario, salario basso e un contratto che non trova il rinnovo da sette anni. Una situazione non più accettabile, quella di migliaia di lavoratori e lavoratrici delle imprese dei multiservizi, essenziali nelle strutture sanitarie in quanto garantiscono pulizia e sanificazione negli ospedali, per i sindacati che quest'oggi hanno organizzato in tutta Italia delle azioni di protesta per chiedere una svolta. Il presidio di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Lecco si è svolto dalle 10 davanti all'ingresso dell'Ospedale Manzoni.


https://youtu.be/Xo5CSmU-eX0



Almeno un migliaio le maestranze lecchesi di questo settore, in buona parte lavoratrici che a detta delle organizzazioni sindacali percepiscono un salario mai più alto di 7 euro all'ora. Il recente appalto con cui la tedesca Dussmann ha ottenuto i servizi di pulizie dell'Asst di Lecco ha inoltre determinato, sempre secondo quanto sostengono i sindacati, una diminuzione del salario. ''Siamo di fronte ad un problema enorme'' il commento di Tina Coviello, rappresentante della Fisascat Cisl di Lecco.



''Parliamo di lavoratrici rimaste nell'ombra in tempo di pandemia. Quando giustamente medici e infermieri venivano innalzati ad eroi, di loro non si è detto nulla. Eppure senza la sanificazione non è neppure possibile aprirli gli ospedali. Purtroppo, il loro lavoro non è valorizzato. Hanno un contratto scaduto nel 2013 e ancora non si vede la possibilità di rinnovarlo. Siccome non è possibile organizzare grandi manifestazioni a causa del Covid, abbiamo deciso di organizzarci in ogni territorio per rendere visibile questo problema. Chiediamo un salario e un welfare dignitoso, un miglioramento generale di tutti i diritti. Dobbiamo considerare che è un settore che vive in regime d'appalto: ogni volta che c'è un avvicendamento, come nel caso di Lecco, le operatrici si ritrovano con una decurtazione dello stipendio. E parliamo di donne, nella maggior parte dei casi, che spesso hanno anche problemi di conciliazione tra vita e lavoro. L'elenco delle problematiche è lungo: ci auguriamo che nelle prossime settimane le associazioni datoriali convochino un incontro per sbloccare questa grave situazione''.

Come accennato da Coviello, non sembrerebbe al momento esserci da parte delle imprese e delle associazioni di riferimento la volontà di sedersi al tavolo con i sindacati.
Di seguito il comunicato diffuso dalle organizzazioni sindacali:
Il settore delle imprese multiservizi è quello che garantisce servizi spesso essenziali a condizioni per chi ci lavora che non sono più accettabili. In questo settore 600.000 persone in tutta Italia, e più di un migliaio nel territorio lecchese, assicurano, tra l’altro, le pulizie e la sanificazione degli ambienti pubblici, che sono diventati indispensabili per il contrasto alla diffusione del COVID-19. Sono donne e uomini che ogni giorno affrontano situazioni critiche senza alcun riconoscimento dai datori di lavoro, con un contratto scaduto ormai da 7 anni.
Occorre che tutta la società civile, anche a Lecco, si accorga della delicata situazione nella quale operano lavoratrici e lavoratori del settore, il cui ruolo ha avuto anche riconoscimenti pubblici, ma che, ancora oggi, non vede le Associazioni Datoriali e le imprese riconoscerne il valore vista la scelta di queste ultime di bloccare, ancora una volta, con atteggiamenti pretestuosi, il rinnovo del Contratto Nazionale. Impegno, quello del rinnovo, fra l’altro già assunto a giugno con la sottoscrizione da parte di tutti di un Avviso Comune, ma che con il rinvio da parte datoriale del tavolo programmato per ottobre sembra ancora lontano dal realizzarsi. Tutto questo è avvenuto nonostante i Sindacati avessero già pronte sul tavolo alcune proposte per superare i molti punti ancora aperti.
Coloro che lavorano in questo settore sono prevalentemente donne; l’ultimo adeguamento economico dei loro stipendi risale al 2013, e l’immobilità dei salari aggrava una condizione economica dei lavoratori, già fortemente caratterizzata da part time involontari a poche ore settimanali, con salari che non arrivano a 7 € (lorde) all’ora! Quasi la totalità di questi addetti opera su esternalizzazioni o su appalto, dunque paga un conto salatissimo anche in termini di incertezza di condizioni, e in questi anni hanno pagato anche con riduzioni dei contratti individuali di lavoro e l’angoscia di vedersi messo in discussione il proprio posto di lavoro ad ogni cambio di appalto.
A.S.
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