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Scritto Mercoledì 13 gennaio 2021 alle 17:19

'La mandibola rotta? Conseguenza di una fellatio'. Il Pm chiede la condanna a 3 anni per maltrattamenti

Il Tribunale di Lecco
Se l'istruttoria ha contrapposto lei a lui, le conclusioni hanno visto due ricostruzioni delle risultanze dibattimentali diametralmente opposte, per come presentate dal viceprocuratore onorario Caterina Scarselli e l'avvocato difensore Caterina Giovanna Longhi. La rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la condanna dell'imputato a 3 anni di reclusione. Il legale l'assoluzione, con formula piena. Al centro dell'attenzione un caso di (presunti) maltrattamenti in famiglia ascritti ad un 56enne oggi residente in Valasassina, sulla base della denuncia presentata a suo carico dalla ex, anche in nome e per conto dei suoi figli nati da una precedente relazione, all'epoca dei fatti oggetto del procedimento - datati 2017-2018 - ancora in tenera età, tra i 10 e i 6 anni. Come ricostruito nella propria requisitoria dal Vpo, la querelante, non senza fatica, in Aula, rendendo testimonianza, ha riferito di una serie di episodi di aggressioni verbali e fisiche poste in essere dall'imputato, decritto come un uomo mosso da "scatti d'ira dovuti all'uso smodato di alcool" e incline dunque, secondo la dottoressa Scarselli a "perdere le staffe" anche per banalità, come l'essere stato rimproverato dalla donna dopo aver messo dello zucchero invece del sale nell'acqua per la pasta. Una sottolineatura, questa, citata non a caso dalla rappresentante della Procura, in quanto costata due testate alla persona persona offesa, in altra occasione - a suo dire – riempita poi di botte dal fidanzato, dopo che la stessa lo aveva atteso per ore, riportando la frattura della mascella (refertata solo a distanza di tempo in ospedale). Una frattura non negata nemmeno dall'imputato, come riferito dal Vpo, ma dallo stesso ricondotte alle conseguenze di una fellatio, dettaglio questo raccontato dall'uomo in Aula rendendo esame, che a giudizio del pubblico ministero testimonierebbe il "disprezzo dell'imputato verso le donne in generale, il giudice e le parti costrette a ascoltare tali parole".
Se le dichiarazioni di una vicina di casa per la dottoressa Scarselli sarebbe riprova dell'attendibilità della ricostruzione della (presunta) vittima, per l'avvocato Longhi sono invece acqua per il proprio mulino. Impossibile a suo dire che i dirimpettai non abbiano avvertito urla e "stranezze" se davvero in un'occasione la discussione tra i due si fosse protratta per un'ora e mezza, tra urla e violenza, come riferito dalla signora. Ammettendo dunque - come del resto fatto dal suo assistito - la natura turbolenta del rapporto, il legale ha parlato di un "compendio probatorio insufficiente e contraddittorio", con insulti e contatti fisici reciproci tra i due (ex) fidanzati.
Il 3 febbraio la decisione del giudice. Un'eventuale condanna dell'imputato si andrebbe ad accodare a precedenti giudizi per percosse, lesioni, sequestro di persona, resistenza e guida in stato d'ebbrezza.
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