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Scritto Mercoledì 10 febbraio 2021 alle 18:34

Valmadrera: libanese a processo per una maxi truffa ai danni di un allevatore che ci avrebbe rimesso bovini per 1.8 milioni

Il Palazzo di Giustizia di Lecco
Qualche anno fa era salito alla ribalta delle cronache per aver acquistato il 97% delle quote del Varese Calcio. Un'operazione tramontata tuttavia in una manciata di giorni, che aveva lasciato con l'amaro in bocca i tifosi della compagine biancorossa e gettato in un clima di incertezza le sorti della società.
Nella mattinata di martedì 9 febbraio il suo nome è risuonato nell'aula al primo piano del tribunale di Lecco dove Ali Zeaiter, classe 1983, era imputato per truffa aggravata.
Nel procedimento che si sta celebrando al cospetto del giudice in ruolo monocratico Giulia Barazzetta, l'imprenditore libanese deve rispondere del mancato pagamento di una serie di capi di bestiame che - secondo l'impianto accusatorio ancora tutto da dimostrare - avrebbe acquistato nel 2016 da un allevatore di Valmadrera. E non parliamo di numeri di poco conto: la parte lesa avrebbe infatti inviato a Beirut circa milleduecento bovini senza tuttavia ricevere nulla in cambio. Un danno decisamente consistente in termini economici, con una perdita per l'imprenditore valmadrerese - costituitosi parte civile tramite l'avvocato Monica Rosano - stimata in circa 1.800.000 euro, alla quale vanno aggiunte le conseguenti difficoltà (tra il 2016 e il 2017) ad ottenere credito dalle banche per poter risollevare le sorti dell'azienda di famiglia.
A garanzia del pagamento era stata siglata una lettera di credito - strumento utilizzato di sovente per transazioni di denaro dovute ad operazioni commerciali - con il denaro che sarebbe dovuto giungere all'allevatore di Valmadrera in diverse tranche. E in egual modo anche l'invio dei capi di bestiame sarebbe stato scaglionato. Se quest'ultimo aspetto si è effettivamente concretizzato, del denaro il venditore non ha visto la minima traccia. A raccontarlo è stato lui stesso, deponendo martedì mattina in Aula dinnanzi al vice procuratore onorario Alessandro Figini, al giudice Giulia Barazzetta e agli avvocati di difesa e parte civile.
''Ho conosciuto l'imputato tramite un contatto comune, un trasportatore della provincia di Como. Mi chiedeva la fornitura di animali per il Libano perchè c'erano degli investitori interessati. Sono venuti da me in ufficio a definire i termini dell'accordo'' ha spiegato la parte lesa, ricordando che l'operazione prevedeva l'invio di millecinquecento bovini. ''Conoscevo la procedura perchè spesso effettuiamo spedizioni all'estero: in Australia, così come in Ungheria o Nuova Zelanda. Con lui era la prima volta, ma non pensavo che ci sarebbero stati problemi''.
Le prime avvisaglie di potenziali criticità si sono palesate quando la fattura di 620mila euro dovuta all'invio della prima tranche di capi non era stata pagata. Sceso personalmente in Libano per assicurarsi che si trattasse unicamente di un ritardo nella corrisponsione del denaro, la parte civile ha assistito con sommo stupore alla vendita degli animali nel porto di Beirut con lo stesso imputato che avrebbe contrattato il prezzo di ogni singola mucca direttamente con gli acquirenti, tenendosi poi i proventi. In quel momento il valmadrerese ha capito di essere finito vittima di una truffa e che non avrebbe ottenuto facilmente il denaro che gli spettava. Ha così sporto denuncia alle autorità libanesi e a quelle italiane, nel tentativo di farsi giustizia e tornare in possesso dell'ingente somma di denaro perduta, al fine di tutelare gli interessi connessi all'operazione e all'intera azienda.
Altri dettagli in merito alla vicenda il valmadrerese li fornirà nell'udienza calendarizzata per il prossimo giugno, quando proseguirà la sua deposizione. Il giudice Barazzetta ha infatti chiesto la traduzione di alcuni atti contenuti nel fascicolo dall'arabo all'italiano, per poterne comprenderne il significato.
G.C.
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