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Scritto Venerdì 12 febbraio 2021 alle 18:42

Operazione Metal Money: altri indagati scelgono il silenzio. Ma che fine ha fatto tutto il contante movimentato dal gruppo?

Il Tribunale di Milano
14.990 euro prelevati allo sportello di Annone Brianza. 14.990 euro da quello di Garbagnate Monastero. 14.990 euro da quello di Lecco 2. 14.990 euro da quello di Rovagnate. 14.990 euro da quello di Oggiono. Quasi 75.000 euro in una sola giornata, la prima tracciata, quella del 5 marzo 2018. E poi altre sei operazioni il 9 dello stesso mese, per gli stessi importi, appositamente di poco inferiori al tetto dei 15.000. E ancora una il 10. Due il 14. E via il 16, il 22, il 23, il 24, il 27, il 29, il 30 e pure il 31 marzo per complessivi 594.690 euro. Tanto il denaro movimentanto da Claudio Gentile, uno dei 18 indagati nell'ambito dell'Operazione Money Metal. Ma non prelevava solo lui. Gli addetti al recupero del cash avrebbero ritirato e consegnato a chi di dover ben 29 milioni in contanti, secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle lecchesi che, con i colleghi della Squadra Mobile, hanno rendicontato per oltre due anni le azioni dei supposti uomini di fiducia di Cosimo Vallelonga, indicato quale membro (organizzatore) di una presunta associazione per delinquere, nel suo caso - come anche in quello di Vincezo Marchio e Paolo Valsecchi - anche di stampo mafioso. Ma che fine hanno fatto tutti quei soldi, ottenuti - in via principale – secondo l'impianto accusatorio attraverso il traffico illecito di materiale ferroso e serviti poi per alimentare - presumibilmente - anche il "mercato del denaro" gestito con l'applicazione di tassi ben oltre il cuneo legale? Una domanda a cui nemmeno gli inquirenti sono riusciti a dar risposta. Nelle perquisizioni scattate dando esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Milano Alessandra Clemente sono saltati fuori solo "spiccioli" (e in una abitazione anche dei quadri di valore, celati in un contro-soffitto, recuperati grazie alla strumentazione a infrarossi in uso alla Polizia). I "pesci piccoli" non si può certo dire si siano arricchiti prestando il fianco. Nelle 522 pagine dell'ordinanza c'è anche la richiesta di un anticipo sullo "stipendio" a lui spettante avanzata da uno degli indagati "schiacciato" dal peso di una bolletta in scadenza. Che strada ha preso dunque l'ingente tesoretto nato nero e ripulito attraverso le così dette società lavatrice? Un interrogativo che probabilmente non troverà mai risposta. Non la forniranno - è presumibile - nemmeno i diretti interessati. Oggi come già ieri, quasi tutti gli indagati, hanno optato per avvalersi della facoltà di non rispondere in interrogatorio di garanzia. Come già i soggetti finiti dietro le sbarre, hanno scelto la strada del silenzio anche quelli posti ai domiciliari, convocati uno dopo l'altro al cospetto del GIP a Milano. Restano da sentire Cosimo Vallelonga - in infermeria per problemi di salute - come pure Paolo Valsecchi, rientrato solo giovedì dal Marocco, dove si trovava da prima dei blitz di Finanza e Questura scattati alle prime luci dell'alba di martedì. Sapendo di essere "ricercato", il calolziese, classe 1960, ieri si è fatto prendere alla frontiera aerea di Milano Malpensa. Finito il giro degli interrogatori potrebbe iniziare - a metà dalle prossima settimana - quello delle richieste di riesame, per chiedere la revisione delle misure cautelari applicate. Una mossa da ponderare da parte degli avvocati, alle prese con la documentazione dell'indagine. E la carta, dopo tre anni d'indagine, pare essere proprio tanta.
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