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Scritto Sabato 01 maggio 2021 alle 19:05

L'indiano 'più famoso' di Lecco racconta la pandemia 'a casa sua', tra colpe del Governo e della popolazione

Kamaljit Singh
In India la pandemia è tragicamente fuori controllo da alcune settimane, con oltre 3 mila morti al giorno e la curva di nuovi contagi in costante salita.
Il Paese svetta – tristemente – per numero di decessi mentre la vaccinazione avanza lentamente: solo il 10% della popolazione ad oggi avrebbe ricevuto la prima dose. E' il caos, insomma, con la così detta “variante indiana” che fa paura anche da noi.

Kamaljit Singh è probabilmente l'indiano più conosciuto di Lecco. Suo il ristorante Curcuma sul Lungolago e prima ancora il Masala. In Italia da anni ormai, non si è sottratto ad un'analisi della situazione nel suo Paese d'origine. E pare avere le idee chiare affermando che dal punto di vista la colpa del dilagare della pandemia nel subcontinente sia da attribuire equamente al governo e alla gente.

Pochi giorni fa tutte le televisioni del mondo immortalavano la grande festa avvenuta sul Gange - "kubh mela" - rituale religioso che raggruppa milioni di indiani chiamati a immergersi nelle acque del fiume sacro. In barba al distanziamento. E senza l'uso di mascherine. Proprio da lì la variante sarebbe approdata in Italia, con il rientro di una famiglia residente in Veneto, risultata poi infetta all'arrivo.
"La festa con migliaia di persone sul Gange non andava fatta, si doveva evitare con un Paese già stremato dai contagi. Questo deve capirlo la gente oltre che il governo. L'india è grande e tante dinamiche sono difficili da comprendere ma la salute delle persone dovrebbe essere posta davanti a tutto".

Kamaljit è originario del Punjab, stato del nord dell'India, al confine con il Pakistan, cuore della comunità sikh. A detta dei suoi parenti il contagio in quella zona sarebbe ancora basso, la percezione è quella di semi normalità, un clima ben differente da quello del sud e di Nuova Delhi in particolare, città che letteralmente “boccheggia” in mancanza anche dell'ossigeno da somministrare ai malati più gravi. Come invece a tutto il Paese le grandi proteste legate al mondo dell'agricoltura con contadini e sindacati in rivolta contro la liberalizzazione del mercato imposta dal governo.
E a proposito di Modi, il ristoratore lecchese, già candidato alle scorse elezioni comunali tra le file di Appello per Lecco di Corrado Valsecchi, è perentorio: "Deve dimettersi a mio parere, non sa fare il lavoro di Premier. Deve avere l'umiltà di lasciare il posto a chi è in grado di gestire questa emergenza oppure deve risolvere la confusione che ha creato. Deve aiutare la gente. Se non è capace deve chiedere agli altri stati un aiuto, per esempio agli Stati Uniti o all'Europa".
Le nuove elezioni sono previste per il 2022. E mentre la pandemia dilaga, non mancano comizi, senza curarsi di quel che accade per le strade. "Non è possibile che non ci sia posto negli ospedali e che la politica pensi solo ai suoi interessi futuri. Il governo deve pensare al popolo, non a vincere o perdere le consultazioni o a farsi i dispetti tra candidati".

Quanto a lui stesso, Kamaljit racconta di essere “tornato a casa” nel gennaio dello scorso anno, prima che tutto cominciasse e di non aver ora idea di quando potrà riabbracciare i famigliari, dicendosi a tal proposito favorevole – non solo per l'India – alla chiusura delle frontiere, per evitare la diffusione delle varianti, permettendo però a tutti di accedere alle cure, cosa che in un Paese di grandi contrasti come quello dove è nato, non è per nulla scontato.
Intanto in città si è organizzato per accogliere all'aperto – come da prescrizioni in essere – i clienti, tornati così ad accomodarsi ai tavoli del suo ristorante vista Lago. "Perchè dovrebbero aver paura di venire nel mio locale i lecchesi?” ci chiede, rispondendo con una domanda a una nostra domanda. "Se avessero paura di contrarre la variante indiana da me dovrebbero aver paura di contrarre qualsiasi altra variante ovunque, ad esempio la prima, quella cinese invece i negozi cinesi lavorano benone” aggiunge con naturalezza e simpatia, sorridendo sotto i suoi lunghi baffi. “Ci vuole fiducia e positività. Secondo me tutto dipende dal nostro karma. Questa cosa deve finire, ma finirà se ci aiuteremo tutti e se non si speculerà sui poveri e in generale sulle vite umane, vale per l'India ma vale anche per l'Italia”.
A.G.
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