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Scritto Martedì 11 gennaio 2022 alle 13:36

Premana celebra 'ol dì 'lla nèef' con mons. Rolla e i suoi consacrati

Sul sagrato quest'oggi si può ammirare la sagoma di un calice fatto con i quadrotti di lana, a simboleggiare la comunione e la condivisione tra Dio e gli uomini. Ma anche l'obbedienza a Gesù, la salvezza per tutti coloro che bevendo a quel calice accettano lo Spirito Santo e la presenza del Creatore nella loro vita, proprio come i sacerdoti che si sono consacrati a Dio e che oggi vengono ricordati.
Santa messa solenne alle 11 questa mattina nella chiesa di San Dionigi a Premana, presieduta dal vicario episcopale Monsignor Maurizio Rolla nel suo 45° di ordinazione.

Si è celebra la giornata di "ol dì 'lla nèef" ricordando anche gli anniversari di consacrazione laicale, religiosa e sacerdotale di uomini e donne nativi di Premana ma anche di altre parrocchie della Valsassina: Don Angelo Fazzini (45°), Don Marco Tenderini (40°),  Padre Antonio Berera (35°), Don Angelo Bellati (25°), Don Stefano Bertoldini (10°), Don Angelo Olgiati (55°), Don Gabriele Carena (55°), Sr. Francesca Fazzini (45°), Sr. Francesca Zoccoe Sr. Nicoletta Morandi (55°) nonchè Elisa Fazzini nel 40° dalla partenza per il Perù.
Prima di iniziare la funzione è stato letto il ricordo di quanto successo nel 1863, quando una grossa valanga si abbatté sul paese, risparmiando la chiesa dove la gente si era riunita in preghiera per la messa. Un giorno rimasto “sacro alla riconoscenza verso il Signore".

Durante l'omelia monsignor Rolla ha raccontato dell'esperienza che i sacerdoti e le suore hanno vissuto con "la testimonianza della vicinanza a Dio". Ha proseguito citando un'immagine ricevuta dall'Arcivesco che raffigura la fuga in Egitto.  Da qui ha immaginato un dialogo tra Giuseppe e Maria, che non sapevano dove andare, ma ci andavano insieme. “Dove sta andando la fede? Non si sa. Ma si incomincia con lo stare insieme. Attraverso l'amore che rende amabile ogni cammino. Giuseppe e Maria non sapevano se avrebbero finito il loro cammino e se le loro provviste sarebbero bastate. Loro avevano Gesù. Noi abbiamo la fede che rende promettente ogni cammino. Come la fiducia di aver Gesù che incanta la storia". Riportando  l'attenzione ai giorni nostri il vicario si è chiesto "fino a quando durerà la pandemia? Non lo so. La promessa rende tenace ogni speranza".
M.A.
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