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Scritto Giovedì 27 gennaio 2022 alle 14:37

Alto Lago: violentata due volte nell'arco di 24 ore dal compagno, il racconto in Aula

L'aula del Tribunale di Lecco
Sarà per la non perfetta padronanza della lingua italiana, sarà perché effettivamente è difficile, a distanza di anni, tornare con la memoria a momenti dolorosi della propria esistenza ma anche quest'oggi, come già alla scorsa udienza, mettere in fila i fatti raccontati da una donna di origini marocchine non è stata cosa semplice per il collegio giudicante del Tribunale di Lecco chiamato a giudicare un suo - ben più giovane - connazionale a processo per una serie pesantissima di reati che spaziano dalla violenza sessuale all'estorsione passando attraverso i maltrattamenti in famiglia e lo stalking. Invitata ad accomodarsi nuovamente a microfono per completare il proprio esame, la presunta persona offesa - costituitasi anche parte civile per il tramite dell'avvocato Cesare Dell'Oca - è stata sottoposta a una serie di domande introdotte direttamente dal Presidente Paolo Salvatore - a latere le colleghe Martina Beggio e Giulia Barazzetta - subentrato al collega Enrico Manzi, volte appunto a ricostruire gli episodi oggetto del procedimento. La donna, da quanto emerso, avrebbe vissuto una prima parentesi felice con il proprio compagno, salvo poi subire l'aggressività dello stesso associata all'abuso di droga e alcool. In due occasioni, nell'abitazione condivisa in un comune dell'Alto Lago, le sarebbero poi stati imposti rapporti sessuali, nell'arco di due giornate successive. Il 28 giugno 2019, mentre si preparava ad uscire per andare con la figlia ad un concerto, sarebbe stata presa con la forza dall'imputato che l'avrebbe violentata in camera da letto. "Quando ti chiedo di fare sesso, lo devi fare" le avrebbe detto. Reiterando gli abusi anche il giorno successivo dopo averla condotta in cantina. "Mi ha abbassato la gonna e le mutande e ha fatto quello che doveva fare", l'espressione usata dalla testimone, portata poi a descrivere nel dettaglio quanto sarebbe accaduto in quello che è stato l'ultimo momenti di convivenza sotto lo stesso tetto con il 42enne, non presente personalmente in Aula e rappresentato dall'avvocato Peter Sironi che ha evidenziato una serie di - apparenti - discordanze tra la versione resa in Aula dalla presunta vittima e il contenute delle dichiarazioni resa dalla stessa agli inquirenti durante le indagini. Non particolarmente lineare nell'esposizione nemmeno la figlia della donna, sentita come teste dopo il suo ex marito - imparentato anche con l'imputato - anch'egli persona offesa in riferimento all'estorsione contestata al magrebino che avrebbe preteso del denaro per restituire le chiavi di casa all'ormai sua ex compagna.
"Tutto è andato per il verso sbagliato" la frase usata dalla ragazza, per sintetizzare i problemi insorti tra la madre e l'allora fidanzato. La causa è stata aggiornata al prossimo 24 marzo, per la discussione finale.
A.M.
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