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Scritto Martedì 10 maggio 2022 alle 15:20

Lecco: 'vende' la PostePay per pagare la droga, finisce a processo per truffa


“In quel periodo appena riuscivo mi facevo”. Così ha detto al giudice Alex N., bergamasco, classe 1980, chiamato a rispondere del reato di truffa. Stando all'impianto accusatorio, nel 2019, il 42enne avrebbe rifilato la classica “sola” ad un lecchese, dopo aver pubblicato un annuncio di vendita online. L'acquirente, un uomo di origini africane, avrebbe infatti versato su una PostePay risultata intestata all'imputato la cifra concordata, salvo poi non vedersi corrispondere il prodotto desiderato. Da qui la contestazione mossa all'imputato, intervenuto quest'oggi personalmente al processo celebrato al cospetto del giudice monocratico del Tribunale di Lecco Giulia Barazzetta che lo ha poi mandato assolto. Alex N., stando alla versione resa dallo stesso in Aula, avrebbe infatti attivato la carta a proprio nome, “vendendo” la stessa, con tanto di pin e la fotocopia della propria carta d'identità, ad uno straniero che lo avrebbe avvicinato in stazione a Bergamo, dove di fatto viveva dopo essersi allontanato da casa. Il tutto per intascare 80 euro subito spesi in droga, essendo – al tempo – gravato da problemi di tossicodipendenza. Sarebbe dunque estraneo al raggiro messo in atto in danno al lecchese, oggi comparso in Tribunale e incredulo alla lettura della sentenza. A chiedere l'assoluzione di Alex N. in ogni caso era stato lo stesso pubblico ministero d'udienza. Il dr. Mattia Mascaro, infatti, al completamento dell'istruttoria, ha concluso sostenendo come a suo avviso sia da considerare alta la probabilità che la truffa abbia visto come partecipe anche l'imputato affermando però di non poter sostenere una richiesta di condanna non essendo stata comunque raggiunta la certezza della colpevolezza dello stesso.
“Devo chiedere un atto di fede al Tribunale per credere al mio assistito. Ma non solo” ha esordito invece il difensore, facendo leva sulla conferma dei problemi con la cocaina del proprio cliente arrivata dalla sorella nonché su una sentenza del Tribunale di Bergamo che già aveva assolto Alex N. per un fatto del tutto analogo che coinvolgeva anche una donna, il cui nome ricorre anche nella denuncia presentata dal lecchese. L'africano nella compravendita si sarebbe infatti sempre relazionato con una femmina, mai identificata e non con un uomo. Assolto per non aver commesso il fatto il verdetto del giudice Barazzetta.
A.M.
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