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Scritto Mercoledì 17 agosto 2022 alle 19:00

Vi portiamo nel Laboratorio dell'Ospedale Manzoni, dove le macchine ogni giorno processano 2.800 provette di sangue

Vi siete mai chiesti come vengono processati gli “esami del sangue”? Senza voler raccogliere il testimone di Piero Angela, con il dottor Claudio Bonato – Direttore del Dipartimento dei Servizi Clinici dell'ASST  - siamo entrati nel Laboratorio dell'Ospedale Alessandro Manzoni di Lecco dove... fanno tutto le macchine. Ma rigorosamente sotto la supervisione dei tecnici. Con i dirigenti chiamati poi alla validazione finale, ultimo atto di un percorso dunque altamente automatizzato. Un vero e proprio viaggio che inizia, neanche a dirlo, al centro prelievi.

Il centro prelievi dell'Ospedale Manzoni

A braccio già disteso, prima di venir “bucati” sarà capitato a tutti di osservare l'infermiera predisporre le provette, selezionando i contenitori da una “rastrelliera” che ha le sembianze di una tavolozza per numero di colori presenti: ogni “tinta” di ogni tappo ha il suo “perché”, favorendo poi lo smistamento che sarà compiuto in Laboratorio, dove “il materiale” confluisce.

L'ingresso delle provette nel sistema

Le provette "scartate"

2.800 le provette in entrata ogni giorno, dal centro prelievo interno all'Ospedale, da quelli territoriali e dai reparti di degenza (mentre a Merate analoga struttura processa il sangue prelevato al Mandic). Tutto ha poi inizio con una fotografia: la macchina, “fatta propria” una ampolla, legge tappo e codice a barre, riuscendo a stabilire preliminarmente se l'esame programmato è nel contenitore adeguato e se lo stesso è anche correttamente riempito. Scarta dunque quelle “errate”, nonché quelle destinate a lavorazioni da effettuarsi in separata sede (anche in altri ospedali specializzati in caso di analisi “rare” per le quali ci si affida a un service esterno). Tutte le altre provette entrano nel sistema, venendo movimentate su piccoli nastri trasportatori – come le valige in aeroporto - lungo il “tunnel” interno al Laboratorio.

La predisposizione dei cestelli per la centrifuga

La centrifuga la loro prima destinazione: un braccio meccanico – con movimenti codificati – riempie (e poi allo stesso modo svuota) due cestellini, scegliendo la disposizione dei contenitori bilanciandone correttamente anche il peso. A carico avvenuto l'ingresso nell'oblò macchinario che, roteando, fa sì che plasma e siero vengano in superficie.

Una provetta stappata avviata verso gli analizzatori

Gli analizzatori

Alla stazione successiva, comune ancora a tutte le provette, viene tolto il tappo. E via ognuna per la “propria strada”, trasportata verso ogni analizzatore per i test richiesti, quelli che troveremo poi sul referto. Glicemia, trigliceridi, potassio, transaminasi...  Dai 10 ai 20 minuti il tempo necessario per ognuno.

Le postazioni di controllo

Ultimato il proprio viaggio, tutte le ampolle vengono poi nuovamente tappate – con della pellicola – e collocate provvisoriamente in un archivio, dando la possibilità ai tecnici di richiamarle in caso di bisogno e dunque qualora debba essere ripetuto o aggiunto (anche in una fase successiva dell'accertamento) un test.  “Ha una capacità di 15.000 provette, le conserva cinque giorni poi le scarta. Quelle “espulse” - spiega il dottor Bonato – vengono poi avviate allo smaltimento, come rifiuti potenzialmente infetti”.

Le provette verso 'l'archiviazione'

Le provette scartate dopo 5 giorni in archivio

Il sistema “gira” h.24, tutti i giorni dell'anno, garantendo durante l'orario notturno e i festivi le analisi urgenti richieste da tutti i reparti. “Abbiamo due macchine identiche per ogni test” puntualizza il Direttore, sottolineando come tale scelta permetta di lavorare anche in casi di blackout improvvisi o problemi su una “linea” gestiti dai tecnici di laboratorio (16 complessivamente) che impostano e supervisionano tutta l'attività. Periodicamente poi ogni analizzatore è sottoposto a una sorta di “revisione”: gli viene cioè fatta processare una provetta dal contenuto già “noto” per verificare restituisca il valore atteso.

Il sistema di controllo dei tecnici di laboratorio con i valori "anomali" evidenziati dal sistema

Le postazioni dei dirigenti per la validazione

Quando invece, durante un esame, il risultato appare “sballato” - in quanto troppo fuori range e dunque segnalato dal sistema come anomalo – è ancora il tecnico, dalla “plancia di comando” dove vede in diretta i dati, a intervenire, valutando se far ripetere il test alla macchina oppure, previo raffronto con esiti pregressi se disponibili, mandare avanti alla validazione del dirigente (cinque biologi e due medici, oltre al dottor Bonato stesso). Quest'ultimo in caso di “allarme” contatta direttamente il reparto che ha richiesto l'esame o il medico curante del paziente esterno per comunicargli l'esito, altrimenti disponibile secondo le tempistiche indicate al momento dell'accettazione. A tal proposito l'invito del dottor Bonato a scaricare i referti online, facilmente, con un click, senza dover tornare a ritirarli. Calcolando che ogni anno vengono processati 4 milioni di esami, 3.2 solo in Laboratorio, facile immaginare il perché di tale suggerimento.
A.M.
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