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Scritto Lunedì 28 luglio 2014 alle 09:38

Lecco: un originale percorso al Museo per celebrare i 2.000 anni di storia metallurgica

Grande l’affluenza registrata all’appuntamento di ieri al Museo Archeologico e Museo Storico di Palazzo Belgiojoso a Lecco. Circa una cinquantina di persone hanno partecipato all’originale percorso guidato, tenuto da William Bonacina, collaboratore del museo che ha illustrato ai presenti ‘Duemila anni di metallurgia nel lecchese’, come titola l’evento inserito all’interno della rassegna ‘Musei d’Estate’.

Le tematiche proposte in questa occasione sono state proprio la metallurgia e la siderurgia, attività che per oltre duemila anni hanno creato l’identità di Lecco e dei suoi abitanti. Il tutto approfondito da schede tecniche, strumenti multimediali e interattivi a disposizione dei visitatori nella Sala dell’industria.  Adulti e bambini hanno potuto così ripercorre le tappe principali della storia del capoluogo, riscoprendo i settori fiorenti dell’industria di ieri e di oggi, dai siti minerari della Valsassina, alle officine disposte lungo la valle del Gerenzone, fino ai grandi imprenditori lecchesi.

La visita guidata è iniziata nella parte riservata al museo archeologico, dove, tramite alcune riproduzioni e modellini, William Bonacina ha illustrato il metodo di prelievo dei minerali nel Medioevo e il duro lavoro degli operai della Valsassina, ricca di ferro. Fiorente fin dagli inizi del XVIII sec., nonostante un periodo di crisi, la produzione del minerale divenne a metà dell’Ottocento il fiore all’occhiello del lecchese: la produzione si concentrava per il 100% sul filo di ferro, incudini e morse. Il primo grande innovatore fu Giuseppe Badoni, che intorno al 1850 introdusse l’uso dei forni  a ‘puddler’ per produrre lamiere ad uso civile e militare.

Negli anni successivi a Lecco si svilupparono anche altri settori che richiesero un ampliamento crescente e la conseguente nascita di sempre nuove realtà produttive: i Redaelli e i Falk, l’Arlenico Caleotto e la Metalgraf, senza dimenticare la Fiocchi e la Moto Guzzi. La metallurgia lecchese continuò tuttavia a fondarsi su un tessuto imprenditoriale focalizzato su una pluralità di operatori di piccola e media dimensione.

Il censimento industriale del 1951 riportava nella zona oltre 3.000 unità produttive, con quasi 50.000 addetti, 22.000 nel solo comparto metalmeccanico. Nello stesso anno Lecco occupava il quinto posto tra i comuni italiani più industrializzati con 22,1 addetti ogni 100 abitanti, salendo al terzo posto dopo Milano e Varese nel 1961 quando anche gli addetti iniziarono ad aumentare: 60.252, di cui oltre la metà nel settore metallurgico e meccanico. Un periodo d’oro, dettato da straordinaria maestria locale, la cui memoria merita di essere condivisa e valorizzata.

Gli appuntamenti riprenderanno a settembre con un fitto programma dedicato a grandi e piccini. Per maggiori informazioni, visitare il sito www.museilecco.orgwww.comune.lecco.it
C.C.
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