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Scritto Lunedì 31 ottobre 2016 alle 16:43

Lecco: le visite ai cimiteri nella ricorrenza dei Defunti

Si intensificano le tradizionali visite ai cimiteri, in occasione della ricorrenza di tutti i Santi e la commemorazione dei Defunti. La chiesetta del monumentale di Via Parini, in Lecco, è un piccolo Pantheon cittadino, sacrario civico con lo stemma comunale nel medaglione del pavimento centrale. La costruzione risale al 1883, su progetto Gattinoni e con i lavori dell’Impresa edile Bernardino Todeschini. La dedica ai Caduti è del 1920; le due lapidi collocate all’interno sono le prime che la città di Lecco ha collocato a memoria dei figli scomparsi nella Grande Guerra 1915/’18.

Il Monumentale di Via Parini nel 1890

Anticiparono il monumento sul Lungolago, progetto di Giannino Castiglioni, che è dell’autunno 1926. Sono centosettanta i nominativi scolpiti nel marmo, fra i quali sei medaglie d’argento e cinque di bronzo. Una lapide ricorda anche la medaglia d’oro Salvatore Sassi, classe 1910, caduto in Etiopia nel 1937. Al pilota lecchese dell’Arma Azzurra è dedicata la piazza nelle vicinanze del Municipio. Il bordo della cupola presenta ventiquattro lapidi di lecchesi illustri, scomparsi sul finire dell’Ottocento ed all’inizio del Novecento. Balzano evidenti i nomi di Antonio Ghislanzoni, librettista dell’Aida di Verdi, e di Lorenzo Balicco, il volontario della Repubblica Romana del 1849, combattente al Vascello, sotto il colle Gianicolo. Sono sepolti nella rotonda sotterranea dove lo stesso corridoio di collegamento fra i vari loculi si allarga per qualche metro, in corrispondenza della sovrastante chiesetta. E’ ricordato nel sotterraneo anche il garibaldino lontano Giovanni Battista Ongania, 19 anni, deceduto all’ospedale di Messina il 18 agosto 1860. Il marmo rammenta la sepoltura lontana e l’amore di Patria che lo spinse in Sicilia, non con i Mille di Quarto e di Marsala, ma con le successive spedizioni di rinforzo alle camicie rosse di Giuseppe Garibaldi.

Visite ai cimiteri per la commemorazione dei Defunti

Le polemiche post-risorgimentali di fine Ottocento e del primo decennio del Novecento scossero anche il silenzio del Monumentale: la costituzione di una Società per il Forno Crematorio scatenò vibranti reazioni clericali in epoca di acque agitate per il ricreatorio laico di Via Ghislanzoni e per la stessa costruzione del famedio o mausoleo d’ingresso al cimitero, volutamente senza simboli di fede per una par condicio sopra le parti che il Comune di Lecco intendeva laicamente assumere.
    Nei giorni della commemorazione dei defunti l’onda lunga della storia, lontana ormai ogni eco di polemica, tutti raggiunge ed accomuna di fronte al mistero immenso dell’eternità.
A.B.
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