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Scritto Giovedì 19 gennaio 2017 alle 18:27

Terremoto: un'intera giornata a spalare neve per liberare le stalle di Ussita per i 13 volontari lecchesi

“Siamo qui per fare del nostro meglio, con tutte le nostre risorse: in poco tempo siamo riusciti a creare un’ottima squadra, con una buona intesa. Parliamo tutti la stessa “lingua” e siamo abituati a lavorare senza troppi fronzoli, senza perderci in chiacchiere inutili: una situazione del genere, del resto, richiede la presenza di uomini volenterosi, pronti a rimboccarsi le maniche con grande umiltà e generosità”.

Parte del gruppo alla partenza

Dopo più di dieci ore di lavoro ininterrotto, praticamente a digiuno, la voce di Massimo Corno, volontario della sezione intercomunale di Protezione Civile di Imbersago, è carica di stanchezza, ma anche di grande orgoglio e soddisfazione: nella serata di ieri, quest’ultimo – insieme ad altri dodici uomini provenienti da Merate, Valgreghentino, Garlate, Bulciago e Colico – è infatti partito alla volta del centro Italia e nello specifico del minuscolo paese di Ussita, in provincia di Macerata, per prestare soccorso alle popolazioni del posto, nuovamente in ginocchio a causa di una sfortunata e devastante combinazione tra la neve, che sta isolando intere località, e le violente scosse di terremoto che dallo scorso 24 agosto non sembrano intenzionate a fermarsi.

 


“Dopo diversi “dirottamenti” nel corso del viaggio, siamo stati destinati – insieme a un gruppo di Mantova – alla zona di Ussita, un Comune in aperta campagna di soli 450 abitanti nelle Marche, che fa parte della cosiddetta “zona rossa”, dove era localizzato l’epicentro del primo violentissimo sisma” ci ha raccontato Massimo Corno.
“Qui tutti gli abitanti sono stati costretti a lasciare le proprie case, letteralmente circondate da “montagne” di neve alte almeno un metro e mezzo, che hanno bloccato diverse strade sulle quali, peraltro, incombe anche il rischio delle frane: nella giornata di oggi, quindi, il nostro compito principale è stato quello di liberare – muniti di pale, badili e soprattutto di tanta buona volontà – le stalle e le cascine da questa coltre bianca, che ha ricoperto ogni cosa. Le difficoltà dei nostri connazionali sembravano già essere state “tamponate”, ma, non appena sono venuti a conoscenza del nostro arrivo, questi ultimi hanno sollevato diversi problemi specifici, legati in modo particolare alla presenza dei loro animali, tra cui cavalli, mucche e asini, isolati nelle stalle e ormai “a dieta” da qualche giorno. Soltanto sul posto, entrando in contatto con gli abitanti del paese e con i tecnici comunali, siamo riusciti a comprendere davvero le loro esigenze: in questa situazione di totale emergenza, purtroppo, risulta difficile coordinarci in maniera efficace con gli operatori di Protezione Civile già attivi nelle zone terremotate, con cui, comunque, siamo costantemente in contatto, anche per pianificare il lavoro dei prossimi giorni. Al momento, al riguardo, non abbiamo molte certezze: inizialmente si era parlato di una nostra permanenza ad Ussita per almeno 6 o 7 giorni, ma pare che molti altri volontari provenienti da tutta Italia si stiano mobilitando per raggiungerci, quindi non ci resta che attendere con pazienza le prossime ore, che saranno decisive. Questa notte dormiremo sicuramente qui in paese, poi ci saranno comunicate – anche da parte della Protezione Civile della Provincia di Lecco e della Regione Lombardia – le successive “mosse”, a seconda delle effettive esigenze dei terremotati”.
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I volontari del nostro territorio sono partiti intorno alle 18.30 di ieri, divisi in due pullmini in dotazione alla colonna mobile regionale: la delegazione “nostrana” è composta da tredici uomini, provenienti dalle sezioni di Imbersago (intercomunale), Merate, Valgreghentino, Garlate, Bulciago e Colico. Una volta arrivati nella “zona rossa”, il gruppo si è poi diviso in tre squadre, guidate rispettivamente da Massimo Corno, Matteo Colombo e Stefano Acquistapace.

“Qui c’è davvero molto da fare” ha concluso Massimo Corno. “Non ci resta che rimboccarci le maniche, con tanta pazienza, per tentare di aiutare – per quanto possiamo – questa povera gente, che ormai conta soltanto sul nostro aiuto”.
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B.P.
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