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Scritto Mercoledì 08 febbraio 2017 alle 17:53

Lecco: in Pediatria non solo il picco influenzale. In tre mesi ricoverati 5 adolescenti con problemi psichiatrici complessi

A sinistra il primario Roberto Bellù
L’influenza – soprattutto tra dicembre e gennaio – ha riempito i letti ma sono i problemi psichiatrici riscontrati negli adolescenti a “impensierire” particolarmente il personale della Pediatria dell’Ospedale Manzoni di Lecco. Nelle scorse settimane, come del resto il Pronto Soccorso (dove l’allarme rosso sembrerebbe non ancora rientrato) e conseguentemente tutti i reparti di degenza, anche la Struttura per piccoli pazienti ha fatto registrare un’impennata di presenze, toccando i settanta ricoveri in un mese (a fronte di une media, negli altri periodi dell’anno, di 40-50 presenze) con la scelta di destinare alcuni utenti ad altri nosocomi preferita all’overbooking come asserito dal primario Roberto Bellù. “Il nostro tasso di ricovero è molto più appropriato rispetto alla media lombarda” ha però puntualizzato il camice bianco, evidenziando così il ruolo di filtro svolto dal pronto soccorso pediatrico, letteralmente preso d’assalto nel periodo pre e post natalizio causa anche una serie di “ponti” che hanno reso introvabili i medici di famiglia, con punte di oltre 100 accessi al giorno contro una media nell’arco dell’anno di 60-65 richieste e 2-3 bambini poi effettivamente ricoverati oltre a quelli tenuti in “osservazione breve” il tempo necessario per il controllo della febbre e per combattere la disidratazione, giusto per fare degli esempi calzanti sul periodo caratterizzato – per i lattanti – da un picco di bronchioliti – per le quali non esiste un vaccino e le misure di prevenzione ambientale si dimostrano solo parzialmente efficaci – nonché, per i bimbi più grandicelli, di forme influenzale e para-influenzali. Ma se tali malanni sono propri della stagione fredda e dunque “attesi” di anno in anno, come anticipato, a costringere gli operatori della Pediatria lecchese ad alzare il livello di guardia, specialmente negli ultimi mesi, è stata la presenza in reparto in ragazzini – di 15 e 16 anni, dunque “quasi adulti” ma non ancora oltre lo scoglio della maggiore età – con acclarati disturbi psichiatrici, poi affrontati di concerto con la Neuropsichiatria Infantile e la Psichiatria. “Passare da una camera con bambini ricoverati per influenza ad una con un adolescente potenzialmente pericoloso verso sé stesso o gli altri richiede un approccio attento” ha asserito il dr. Bellù, parlando di 4-5 casi “complessi”, anche con ideazioni suicidarie, affrontati nell’arco dell’ultimo trimestre e facendo riferimento, nello specifico, a disturbi psicotici, personalità borderline e situazioni di disadattamento, soprattutto – per quest’ultime – in relazione al fenomeno migratorio e alla giovane popolazione straniera proiettata in un “mondo” diverso da quello d’origine, con tutti i connessi problemi di integrazione e – per quanto attiene le cure – di mediazione culturale, su cui soffermarsi. E riflettere.
A.M.
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