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Scritto Lunedì 20 marzo 2017 alle 16:13

4 domande sul fine vita per gli onorevoli Tentori e Fragomeli. Sono favorevoli alle 'DAT', non si esprimono sull'eutanasia

Le foto della Camera desolatamente vuota durante la discussione generale dalla proposta di legge sul biotestamento hanno fatto, esattamente una settimana fa, il giro del web. Abbiamo approfittato della circostanza per porre alcune domande su un tema tanto delicato come quello del fine vita agli onorevoli del nostro territorio, inoltrando loro i medesimi quattro quesiti, ispirati appunto all'approdo in Aula del testo "Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento" presentato - quale prima firmataria - dalla deputata Pd Donata Lenzi nonché dalla scelta di Dj Fabo di ricorrere, in Svizzera, al suicidio assistito per uscire da quella "lunga notte senza fine" in cui si era venuto a trovare dopo un incidente automobilistico. Doverosa, una premessa: nel disegno di legge non si fa alcun riferimento all'eutanasia o a qualsiasi possibilità di porre fine alla propria esistenza autonomamente con l'ausilio dei medici. Quattro, di contro, i punti cardine, così come sintetizzati da repubblica.it

 1. Disposizioni anticipate di trattamento
Chiunque sia maggiorenne e capace di intendere e di volere può, attraverso le Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, e può lasciare scritto preventivamente "il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari". Tra queste scelte, la legge comprende anche nutrizione e idratazione artificiali. E' prevista la nomina di un fiduciario che parli a nome del paziente e si relazioni con i medici. Il dottore è tenuto al rispetto delle Dat, e può modificarne le indicazioni "solo in accordo con il fiduciario", nel caso nuove terapie non prevedibili al momento della Dat possano "assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita". 
2. Consenso informato
"Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile" riguardo a diagnosi, prognosi, benefici e rischi delle terapie. Dopodiché il paziente ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario, comprese nutrizione e idratazione artificiali, e può revocare in qualsiasi momento il consenso inizialmente concesso. Il medico non può far altro che rispettare le volontà espresse dal paziente, e quindi ovviamente anche interrompendo le cure "è esente da responsabilità civile o penale". 
3. Minori o incapaci

Per i minori si applicano gli stessi principi, ma a esprimere il consenso sono i genitori. Per gli incapaci si esprime il tutore che decide "sentendo l'interdetto ove possibile". Se non è stata lasciata una Dat, e il rappresentante legale del paziente incapace si rifiuta le cure mentre il medico propende per proseguirle, la decisione finale "è rimessa al giudice tutelare".
4. La registrazione del testamento biologico

Il testamento biologico si può redigere per iscritto, ma anche attraverso videoregistrazione. Le Dat "devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata". Le Dat già depositate presso il comune di residenza o davanti un notaio avranno valore in base alla legge. Anticipato tutto ciò, ecco dunque, la "chiacchierata" con gli onorevoli del Partito democratico Veronica Tentori e Gian Mario Fragomeli (non pervenute al momento le risposte della forzista Michela Vittoria Brambilla).  

- Dove si trovava lunedì scorso quando è cominciata in Aula la discussione sul così detto ddl biotestamento? Perché non era in Aula?

Lunedì mi trovavo qui sul collegio lecchese, impegnata in diversi incontri e appuntamenti con associazioni, cittadini e amministratori locali, come faccio ogni volta che torno da Roma. Ci si affretta sempre a dire che i politici non si occupano dei problemi dei cittadini: io credo che per occuparsene bisogna prima ascoltarli, conoscerli e toccarli con mano insieme a chi li affronta quotidianamente per poi farsene carico nelle sedi parlamentari. Restare in contatto reale con il Paese è un dovere per un rappresentante dei cittadini e l'attività di un deputato non si svolge solo nei palazzi romani. D'altro canto, è bene informare i cittadini su come si articolano i lavori parlamentari. Il grosso lavoro avviene dapprima in commissione: questo provvedimento specifico è stato in esame per 11 mesi nella Commissione Affari Sociali della Camera, per oltre 100 ore si sono ascoltati decine di esperti, ci si è confrontati e si sono discussi migliaia di emendamenti, nel disinteresse generale dei media. L'inizio della discussione generale in Aula è un semplice passaggio formale in cui ogni gruppo parlamentare attraverso alcuni suoi rappresentanti espone il lavoro svolto in commissione. La discussione vera in Aula invece, dove la legge viene modificata e votata, è iniziata giovedì, con il confronto in merito alla costituzionalità della legge. L'aula era piena ed ovviamente ero presente come è mio dovere fare, ma quel giorno nessun giornalista era in tribuna...peccato.

Premetto che il biotestamento è all'attenzione del Parlamento da circa 11 mesi, durante i quali ho partecipato ad incontri promossi dal nostro gruppo parlamentare. Diversamente non ero presente in aula lunedì e non lo sono quasi mai quando - come da regolamento della Camera - si dà avvio alla sola discussione in aula di un provvedimento. Si tratta infatti del passaggio intermedio, dopo che le commissioni competenti hanno licenziato e prima che avvenga il reale esame del provvedimento in aula,  durante il quale non si interviene sul testo normativo ma si lasciano agli atti le dichiarazioni dei singoli gruppi politici. Lunedì ero, come sempre, sul territorio e in particolare incontravo delle imprese in difficoltà. La polemica un po' mi sorprende visto che non tiene conto del fatto che un parlamentare si deve occupare del suo territorio, oltre che presenziare in aula, cosa che credo valga per altre professioni: ma un avvocato non lavora se non si trova in tribunale o in studio? Uno studente non studia se non è in classe?

- Cosa ne pensa del testo in discussione ed in generale qual è la sua posizione in tema di testamento biologico? Sul suicidio assistito? E l'eutanasia?

Ci sono due aspetti da sottolineare: il primo è che per la prima volta si arriva a discutere in Parlamento in maniera seria e compiuta un tema delicato, ma atteso da tanti anni e non più rinviabile, che non si può lasciare alla giurisprudenza, come spesso capita in Italia, ma che deve essere garantito attraverso l'intervento del legislatore nazionale. Il secondo è che la proposta di legge che approda in Aula è di esclusiva iniziativa parlamentare, sintesi di ben sedici progetti di legge, e ha visto il Governo porsi esplicitamente al di fuori del dibattito e riconoscere la piena autonomia del Parlamento a legiferare, come è giusto che sia su una materia di questo tipo. Ne è risultato, dopo un faticoso e laborioso lavoro in Commissione, un testo molto misurato che finalmente attua, dopo settant'anni, il dettato costituzionale dell'articolo 32 che afferma che "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". E' giusto precisare che, indipendentemente dalle posizioni di ciascuno in merito al cosiddetto suicidio assistito o all'eutanasia, in questa legge non c'è alcun riferimento a questi aspetti. La proposta di legge riguarda solo la possibilità di anticipare per iscritto il proprio consenso ai trattamenti sanitari, che è già oggi un diritto garantito dalla Costituzione ad ogni cittadino, rispetto al momento in cui la persona non sia più in grado di esprimerlo perché non più in grado di intendere e di volere.

Penso che il provvedimento sul testamento biologico - più precisamente l'attuale proposta di legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipata di trattamento - sia necessaria e sani un ritardo di 70 anni del legislatore, in quanto attua l'art. 32 della costituzione: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Il lasso di tempo così lungo è dimostrazione dell'assoluta delicatezza della materia e credo che sia stato raggiunto un fondamentale equilibrio tra la volontà della persona - con un ruolo sempre più attivo con le proprie idee, convinzioni religiose e non riconducibile all'essere solo paziente - e la responsabilità del medico. Si concede il diritto - quando si è nella piena capacità di intendere e volere - di rifiutare le cure, di revocare il consenso, anche con la conseguenza di mettere a rischio la propria vita senza che ciò possa comportare una sorta di abbandono; tale diritto di esprimersi liberamente però non è senza limiti, nel senso che non si può pretendere dal medico comportamenti contrari a norme di legge e alle buone pratiche clinico-assistenziali. Diversamente dall'eutanasia e suicidio assistito, questa proposta di legge di fonda sulla convinzione che ci sia una sostanziale differenza tra il sospendere la somministrazione di una cura (secondo una volontà dichiarata e affidata ad un fiduciario) e la richiesta di somministrazione di una sostanza letale.

- Marco Cappato, a suo giudizio, va perseguito per aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera? Come evitare questi viaggi della morte?

Non mi permetto di giudicare le scelte individuali che vengono prese in situazioni drammatiche: a mio parere tutte le decisioni su temi che riguardano la libertà personale sono al di fuori della capacità di comprensione, e quindi di giudizio, da parte di chi le osserva dall'esterno e non le vive in prima persona. Già in passato, in particolare sul nostro territorio, abbiamo vissuto da vicino la tragica storia di Eluana Englaro e la battaglia che con coraggio i suoi famigliari hanno combattuto. Certo, il tragico caso di Dj Fabo ci ha colpito, scosso, posto di fronte ad una realtà dura e a mio parere non siamo di fronte ad un'azione illegale in quanto in Svizzera tutto si è svolto nel pieno rispetto delle norme vigenti, norme che nel nostro Paese non sono previste e non sono al momento in discussione. Con la nuova legge si va però incontro ad una situazione meno rigida e che potrebbe aiutare molte famiglie italiane, che oggi vivono con disperazione nel silenzio, ad affrontare situazioni tragiche e dolorose.

Quanto compiuto da Marco Cappato è all'attenzione della magistratura che valuterà se il suo comportamento configura una violazione del codice penale e conseguentemente dovrà essere perseguito. Il tema del fine vita, come dicevo in risposta alla precedente domanda, è ancora più complesso quando viene meno la volontà della persona (incapace di intendere e volere) anche se credo debba trovare anch'esso compiuta disciplina in un provvedimento normativo.


- Se la proposta di legge "Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento" dovesse essere posta in votazione così come è già domani, come si esprimerebbe? Perché?


Mi esprimerei a favore per i motivi che ho detto prima e perché penso sia un primo passo avanti importante. Su un tema così delicato giudico positivo in questo momento il raggiungimento di una mediazione, cercata con metodo laico, tra il principio costituzionale della vita e della salute, intesa nel senso moderno di benessere psicofisico, e il principio costituzionale della libertà personale.




Per le considerazioni già espresse alla seconda domanda voterò convintamente la proposta sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento. Aggiungo da cattolico che, con l'ultimo intervento del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari -morire con dignità e rinunciare ai trattamenti sanitari non rappresenta un mancato rispetto della volontà del morente - si siano aperte nuove riflessioni in materia.
A.M.
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