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Scritto Venerdì 21 aprile 2017 alle 08:52

Lecco: a Palazzo delle Paure sette ospiti si confrontano sul suolo come risorsa comune

Perché serve una normativa europea, unanimemente condivisa, per tutelare il suolo? Qual è l’impatto dell’urbanizzazione sulle realtà agricole? In che senso ciascun abitante della Terra deve sentirsi responsabile della custodia del pianeta e del creato?
A queste e a numerose altre domande correlate hanno tentato di rispondere nella serata di ieri, giovedì 20 aprile, i sette ospiti intervenuti presso il Palazzo delle Paure per un convegno dal titolo “Il Suolo. Cibo, salute, natura, futuro. Un patrimonio sotto i nostri piedi”, patrocinato dalla Provincia di Lecco e coordinato da Costanza Panella, di Legambiente Lario Orientale.

“Si tratta di un tema importante, trattato fin dal I secolo a.C., che però negli ultimi tempi è stato dato troppo per scontato, evitando di considerare il suolo come una risorsa comune a tutti gli uomini, che ne sono soltanto dei proprietari “pro tempore”” ha esordito Damiano Di Simine, responsabile del settore suolo di Legambiente, che ha anche illustrato ai numerosi presenti la petizione #People4Soil, un’iniziativa dei cittadini europei sostenuta da oltre 400 associazioni per chiedere all’Unione Europea nuove direttive e adeguamenti legislativi in materia.
“Seppur vitale per l’uomo, il suolo è una risorsa scarsa, coltivabile a livello mondiale soltanto per il 13%, un dato, quest’ultimo, che indica che ciascuno di noi dipende da 2500 mq. di campi (che in Lombardia diventano 1000 mq.): un terzo delle terre attualmente sfruttate a fini agricoli, peraltro, è a rischio degrado, soprattutto in Europa, dove è fortemente colpito da fenomeni di erosione, desertificazione e contaminazione. Non è possibile che nell’Unione – i cui Paesi presentano delle leggi molto diverse tra loro in merito a queste tematiche – si lavori così poco per tutelare una risorsa così importante per noi e per le future generazioni: è una sfida globale, in cui ogni cittadino deve necessariamente sentirsi coinvolto in prima persona, rivendicando il proprio diritto al suolo”.

Da sinistra: Silvia Negri, Anna Zugnoni, Danilo Marino, Costanza Panella, Damiano Di Simine

Per un migliore mantenimento del territorio e del paesaggio, quindi, l’agricoltura – da sempre considerata un mero strumento di produzione di cibo – deve diventare un sistema sostenibile e multifunzionale, in grado di tutelare tutte le aziende di montagna e di pianura, sempre più soggette alla perdita di suolo a causa della massiccia costruzione di infrastrutture e della frammentazione fondiaria, che mette in una condizione di forte rischio molte imprese, anche sul nostro territorio. Come ha spiegato Danilo Marino, della Coldiretti di Lecco e Como, attualmente le due Province contano un totale di 3300 aziende agricole, che allevano oltre 32.000 bovini e circa 22.000 ovini: sono gli alpeggi, nelle zone montane, a subire maggiormente le conseguenze dell’urbanizzazione, che tuttavia colpisce in misura rilevante anche le aziende di più grosse dimensioni situate nelle aree pianeggianti.
“Il forte sviluppo a livello globale delle coltivazioni intensive, che contribuiscono al degrado e alla desertificazione del suolo, nonché alla perdita di biodiversità, ha avuto come conseguenza un fatto che apparentemente può sembrare paradossale: attualmente, infatti, ciò che viene consumato dagli abitanti della Terra è molto di più di quanto il nostro Pianeta possa generare” ha proseguito Anna Zugnoni, del WWF di Lecco.
“Il cibo, peraltro, è distribuito male, tanto che almeno un terzo degli alimenti prodotti è destinato ad essere sprecato, a svantaggio di tutte quelle popolazioni che subiscono tuttora i danni causati dalla denutrizione. L’obiettivo deve essere quello di diffondere l’ideale di un’alimentazione sostenibile, ovvero di una dieta nutrizionalmente sana e a basso impatto ambientale, nonché equa, accessibile a tutti e attenta alla biodiversità: qualcosa di molto simile alla dieta mediterranea, insomma, che però, purtroppo, è a forte rischio estinzione”.

La tendenza a premiare l’estensione delle imprese agricole piuttosto che la loro qualità, con un forte processo di concentrazione produttiva, ha poi fatto sì che a livello globale si venisse a creare una forte situazione di disuguaglianza: la superficie agricola utilizzabile è attualmente controllata per il 52% soltanto dal 3% delle aziende, un fenomeno, quest’ultimo, “che evidenzia bene come si sia perso di vista il legame della Terra con i diritti umani fondamentali”, per citare Giosuè De Salvo, il quinto ospite della serata, dell’Associazione Mani Tese.
“Non va dimenticato che per la famiglia umana la vera casa è la terra, che ciascuno di noi ha la responsabilità di proteggere attraverso uno sviluppo sostenibile e integrale, contrastando l’urbanizzazione che provoca il deterioramento progressivo dell’ambiente” ha aggiunto Silvia Negri, dell’Azione Cattolica di Lecco, che nel suo intervento ha citato alcuni passi di “Laudato Si’”, la seconda enciclica di Papa Francesco, dedicata proprio al tema della custodia del creato.
“Si tratta di un problema collettivo, di una sfida urgente da affrontare già a partire dalle nostre piccole comunità locali con creatività, responsabilità e prudenza, ma soprattutto con la consapevolezza del nostro dovere di consegnare alle future generazioni un pianeta abitabile”.

Gaetano Brusati, rappresentante degli Olivicoltori del Lago di Como e Luigi Adelchi Panzeri

È l’uomo, dunque, il vero protagonista di questa partita, come ha affermato Luigi Adelchi Panzeri, delle ACLI provinciali di Lecco, il cui intervento ha concluso la serata a Palazzo delle Paure.
“Abbiamo una forte responsabilità verso il creato, che deve essere tutelato attraverso l’applicazione di principi morali ed etici, ma soprattutto di una normativa concreta e universalmente condivisa. In primis, però, a cambiare deve essere la mentalità dei singoli cittadini, che non si possono tirare indietro di fronte a questa sfida: l’obiettivo deve diventare quello di promuovere l’adozione di nuovi stili di vita “per il bene comune”, per citare lo slogan delle ACLI, attraverso l’educazione civica e la sobrietà delle scelte”.
B.P.
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