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Scritto Venerdì 11 agosto 2017 alle 11:07

Accorpare e ridurre il numero dei Comuni è un effetto della tendenza  globalizzatrice che si riflette sul territorio

Verrebbe sempre meno  il c.d. "spiritus loci", lo spirito del luogo, l'identità culturale,il dialogo spirituale tra popolazione e territorio. Danni alla democrazia alla partecipazione e all'economia. Riflessione su alcuni aspetti

Il buon funzionamento dei Comuni nei nostri territori tradizionalmente è sempre stato improntato alla buona amministrazione, soprattutto fino a quando il Comune si è preoccupato dei servizi più importanti: sanità, sociale, acqua, rifiuti e anche gas e elettricità. Dalla fine di quell'epoca  e con l'inizio della "nuova" , con la sua ansia di "riforme" legislative approvate alcune volte in contraddizione con la Costituzione e a volte con voto di fiducia, da allora quelle riforme rappresentano il portato più insostenibile ,non solo dal punto di vista economico, del predominio UE. L'Ente Comune potrà subire  una forte accelerazione verso una "riforma riducente" che è di natura Costituzionale (art.5 Cost.) e potrà subire per via di quella accelerazione dei processi di centralizzazione istituzionale un indebolimento della storica relazione tra territorio e popolazione consegnando al potere politico un controllo maggiore e forse indesiderato  e al tempo stesso un argomento da programma elettorale. In tutta questa passione riformatrice sulle autonomie locali è già possibile rilevare un effetto ex post : i nostri consigli comunali sono stati sempre più marginalizzati, forse anche esautorati, lo si nota dalle richieste di partecipazione ed informazione dei nostri delegati o associazioni di cittadini ai Comuni o a società partecipate rimaste inascoltate su temi di servizi pubblici locali. Tutto ora è in mano ai Sindaci e nei consigli comunali le due anime di rappresentanza(maggioranza e opposizione) fanno fatica ad impostare un serio metodo dialogico e ciò comporta qualche problematica democratica e di partecipazione. Solo dove c'è quello spirito di comunicazione autentico ,di porsi alla pari nel rapporto comunicante si acquisiscono le capacità per non fare scelte sbagliate o peggio scelte indifferenti alla passione della popolazione per il proprio territorio e le proprie tradizioni. Non che sia sempre negativa  l'unione fra Comuni ma bisogna porre attenzione sulla connessione  tra i fattori  più importanti che sono oltre alla popolazione e al territorio/paesaggio, il terzo  fattore,  l'identità culturale o lo spiritus loci. Unioni di Comuni anche fra territori che sembrano omogenei, nel corso del tempo modella le popolazione in modo differente rispetto ai suoi tratti originari ben delineati nel corso dei secoli, dal paesaggio, dai costumi,dalle tradizioni,dal cibo e produzioni disperdendo le peculiarità  originarie. Questa diversità culturale, oggi è poco considerata da chi ha programmi finalizzati alla globalizzazione economica e alla omologazione e quindi al superamento della cultura del luogo. Il che si traduce in una modifica nei caratteri essenziali della popolazione col rischio di cambiare se non spegnere le identità culturali dei Comuni stessi e ciò non va bene. Si spiana la strada ad una comunità incolore,appiattita e scialba ,i sapori,tradizioni,culture agricole ,metodi di vita visti come impedimento ad imporre una nuova identità ritenuta superiore,quella in chiave consumistica. Si spinge quindi  verso una omogeneizzazione delle persone, ad un livellamento culturale della popolazione e a una omogeneizzazione su scala globale delle logiche produttive e una accentuazione di delocalizzazioni produttive rimaste (si perdono le produzioni di specialità locali sostituite da finti made in Italy). Invece si dovrebbe puntare ad una differenziata e diversificata produzione industriale ed agricola, spirito insito nel DNA delle piccole comunità abituate ad intraprendere e ad accompagnarsi nello sviluppo della comunità con la bellezza del suo territorio, ciò non è niente di nuovo era così prima dell'avvento della EU.  Il difetto di queste "riforme" sempre accompagnate strumentalmente da una propaganda in cui si  fa leva su " esigenze di risparmio" , è facilmente interpretabile da parte della popolazione dalle sfumature-economiche sociali che riconducano a mercificazione di identità culturali per scopi,probabilmente, di trasformare tutto il territorio in un ambiente incline al consumo di prodotti standard,quasi sempre stranieri, quando invece la strada giusta é di incentivare le differenze culturali che traggono origine dal paesaggio, dalle tradizioni, modi di intendere i valori umani e ambientali, ciò ha sempre  favorito lo sviluppo imprenditoriale della piccola e media impresa in Italia. Sappiamo quanto è importante per la piccola e media impresa far conto sulla mentalità di operosità  nella popolazione specie se costituite da piccole comunità incollate da vincoli di amicizia e stima, è da quella si  costruisce  il benessere della comunità. E' questo terzo fattore, lo "spiritus loci"  l'anima della popolazione che genera quindi,fra altro, spirito d'iniziativa d'impresa come nel passato ha creato nei nostri territori  tante specialità produttive. Ancora adesso l'Italia si regge sulla piccola impresa. E' quel ambiente che nel dopo guerra ha premesso il  balzo in avanti economico sociale. Se l'idea assumerà rilievo è' importante imporre sui pochi casi specifici  un procedimento  di rispetto Costituzionale e il caso studiato nelle sue radici e ben analizzato. Un procedimento non ideologizzato ma che consenta alle fusioni nate storte di ritornare alla propria autonomia. Proprio come prevede l'art.5 della Costituzione che tutela e promuove le autonomie locali.  Un metodo di lavoro che coinvolga la popolazione per capire se si guadagna o si perde ,caso per caso, perché è chiaro a tutti che ad una rinuncia anche di piccola parte di identità culturale significa rinunciare anche a parte delle libertà individuali. L'idea propagandata ha  un'ottica abbastanza pericolosa, non capirla bene favorirebbe un  terreno fertile per gli interessi  che vedono nelle diversità culturali una minaccia per i loro affari. E' la dimensione locale anche nelle istituzioni, pur piccola ma efficace , idonea anche al mantenimento dei saperi agricoli - industriale e linguistico , che bisogna opporre per aver successo nelle competizioni commerciale e industriale in modo da far percepire sui mercati un prodotto che offre  un determinato territorio con una identità specifica del luogo e della  popolazione.   E' il locale e le sua anime che fanno grande una comunità attorno al suo municipio non la dimensione numerica. L'unità deve rimanere una caratteristica piena per i piccoli Comuni, un principio di sovranità da sottrarre ad ogni iniziativa legislativa e agli eventuali slogan che rasentano il folklore: più risparmio, governance più efficace, più efficienza negli interessi pubblici ecc.ecc.
In conclusione nei piccoli
Municipi  il apporto tra territorio e comunità  costituisce un elemento di rafforzamento delle identità, d'ordine ambientale del territorio e di mantenimento dei saperi agricoli e manifatturieri.

Gli aspetti più significativi si possono riassumere in:                                         

L'aspetto democratico e di rappresentanza in un piccolo Comune

L'aspetto democratico è uno dei temi più importanti, ed è oggi un aspetto vivo nelle aspettative del cittadino, già nella fase appena trascorsa  si è cancellato l'elezione dei delegati provinciali da parte dei cittadini. Il cittadino nel piccolo  Comune lo fa sentire importante lo facilita nel confronto verbale con l'Amministratore, entrambi  possono esprimere sentimenti e opinioni diverse che possono anche giungere a polemica ma il fatto che entrambi si conoscono si mettono in gioco esprimendo in chiaro le proprie convinzioni e subendo  il rischio di prendere atto delle ragioni dell'altro. E' lo spirito del dialogo che si mette in confronto. Il piccolo Comune è visto  come una struttura sorgente dell'autorità dello Stato- cioè di tutti noi- visibile in carne e ossa  e rappresenta l'ossatura più vicina alla democrazia . 
Ora che l'aspetto democratico  sta spontaneamente recuperando terreno nell'educazione civica ( vedi il fiorire delle associazioni di tutela ambientale e della salute sul nostro territorio) il tema odierno è di agevolare la partecipazione dei cittadini e un Comune non troppo grande oppure piccolo rappresenta e consente alla popolazione quel rapporto che permette  di risolvere i suoi problemi senza scontrarsi  e perdere tempo con i veri  nodi della struttura politica italiana; le criticità di questo Paese  stanno al centro o nelle Regioni o nei grandi Comuni, non nei Comuni piccoli. Se attraversano difficoltà economiche per i tagli economici la soluzione è aiutarli non chiuderli con fusione tra grandi e piccoli, questo sarebbe un danno per sempre. Perché non prevedere, per risparmiare servizi  e funzioni associate?

L'aspetto partecipativo in un piccolo Comune

E' uno dei portati più interessanti della democrazia, è il meccanismo essenziale adottato in questa forma di governo e coglie il momento più alto e come obiettivo il riconoscimento della superiorità della  comunicazione diretta e dialogo a tutto campo, cosa possibile in un piccolo Comune, proprio quel concetto che Il cittadino impegnato o l' associazione si adopera per farlo giungere al proprio Sindaco e non sempre con successo.  Penso a un principio : il cittadino non va comandato ne imposto un atto che non sente giusto, ma sedersi attorno ad una tavolo e vedere di rappresentarlo. Nel piccolo Comune si forgia bene l'identità del cittadino e del proprio amministratore, entrambi hanno l'obiettivo di tutelare gli interessi culturali primogenitura di tutti gli altri interessi.  C'è una distinzione essenziale tra piccoli e grandi Comuni, per la dinamica democratica : dobbiamo chiederci se quello che è possibile in un piccolo Comune è possibile in uno grande in termini di ascolto da parte dell' Istituzione. Questa vicinanza non può essere vista come un disagio dalle persone che vedono solo l'aspetto risparmio o il rafforzamento della propria presenza politica ma una forma di partecipazione diretta cioè dell'espressione della volontà popolare, fatto da incentivare con una seria Legge sulla Partecipazione dei cittadini. In questa relazione fra cittadino e il Sindaco, almeno nei piccoli Comuni  si riesce a mettere un freno, per il rapporto diretto, a quella tendenza in atto da molti anni che vede i nostri delegati, una volta eletti comportarsi come se la carica non comporta un legame ferreo con gli interessi dei cittadini che l'ha eletto, ma una autonomia  personale una quasi indipendenza "autorizzata" da questo tempo "pseudo  moderno" che fa nei delegati  una volta che si è dentro l'Istituzione, l'emergere della supremazia dell'individualismo che con la storia attuale fa pendant con un impegno pubblico  "privatizzato" nel senso di scordarsi del mandato dei cittadini, lasciando intendere una tendenza e un segnale al cittadino,figlio dei tempi, che non è la comunità il suo scopo ,ma il mercato, ognuno per se. E' questo la sensazione del cittadino nei grandi Comuni  nel senso che non c'è posto per la politica ma ad una deresponsabilizzazione  per la cosa pubblica . Questo significa non rispettare la volontà popolare, il delegato non può essere indipendente da chi l'ha eletto e non può stracciare quel contratto che lo lega alla società .Il Sindaco nei piccoli Comuni fa tante funzioni entra facilmente in contatto con moltissimi cittadini e associazioni,consente di farli  parlare e ascoltarli direttamente. Nei grandi Comuni è impossibile ma è una cosa utile, se fatta preventivamente migliora i progetti ,alla fine dell'iter amministrativo si aggiunge valore alle decisioni. Per esempio rimanendo sui temi locali, le associazioni o i cittadini nei piccoli Comuni possono facilmente chiedere chiarimenti su prese di posizioni del Sindaco sulle vicende di attualità. Il sindaco accogliendo le domande o commenti o obiezioni può rispondere in modo diretto ad esempio ai perché le società partecipate dei Comuni del lecchese studiano alleanze societarie senza che il cittadino sia a conoscenza ,oppure se hanno calcolato bene i rischi di accordi con Multinazionali dei servizi, (A2A) considerato che nel suo azionariato ci sono grossi investitori bancari e  merchant bank  anglosassoni e se questo non sia elemento di preoccupazione. Infatti non sono proprio note per lo spirito di beneficienza.  Anche altri sono i fattori da porre all'esame ad esempio una riflessione sul piano storico,sul piano filosofico e sul piano delle  identità culturali, studi che chi proporrà la riforma ha il dovere di presentarli, tutti concetti da sviluppare per non rischiare la marginalizzazione dei territori che con il Comune possono invece svilupparsi meglio.
Riccardo Appiani
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