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Scritto Martedì 19 settembre 2017 alle 20:40

Giulio Boscagli a tutto tondo dalle due citazioni in 20.000 pagine di inchiesta alla politica lecchese

Non ha mai saltato un’udienza. Sempre presente, sempre attento.  E ne è uscito pulito. Con la sentenza della scorsa settimana per Giulio Boscagli, classe 1948, padre di sei figli, già sindaco di Lecco tra il 1986 e il 1993, in Regione dal 1996 come capo della Segreteria Politica di Formigoni e poi, dal 2000 dapprima come consigliere e infine, fino al tonfo del 2012, come assessore alla Famiglia, si è chiusa una lunga, spiacevole (per usare un eufenismo), parentesi.

Un'assoluzione piena quella decretata dai giudici che arriva però a distanza di oltre tre anni dal rinvio a giudizio e sul filo della prescrizione. Come ha vissuto questa attesa? E cosa pensa in generale della Giustizia italiana?

Quando sono stato avvisato del fascicolo anche a mio carico sono caduto dalle nuvole: non riuscivo a capire per cosa fosse. Poi Richard Martini, il mio avvocato, ha recuperato le carte: una cosa come 20.000 pagine in cui io venivo citato forse due volte e sempre per bocca di terzi che parlavano di me. In un'occasione Luca Stucchi avrebbe detto "ne parlerò con il buon Boscagli" e in un'altra Alberto Uva un qualcosa come "Boscagli non vuole si faccia...". Indizi assolutamente irrilevanti per arrivare a ipotizzare un mio coinvolgimento in una presunta turbativa d'asta. Tra l'altro sono stato notiziato a fine indagini: se avessi ricevuto prima un avviso di garanzia, con la possibilità di chiarire subito la mia posizione, probabilmente si sarebbe potuta evitare questa trafila che ha poi evidenziato delle anomalie, come la scelta di non scorporare i due filoni del processo e la funzione stessa di filtro del Gup. Il primo aspetto si è rivelato un vantaggio dal punto di vista logistico (le udienze si sono tenute a Milano e non a Mantova) ma dall'altro, una vicenda su cui si poteva fare luce in poche sedute, si è invece trascinata per anni. Per quanto attiene il giudice per le udienze preliminari, dinnanzi a 20.000 pagine, o le studiava tutte o rinviava tutti a giudizio.

E così è stato...
Sì e io personalmente ho voluto seguire tutto il processo. Usciti malamente dalla Regione, non avevo interessi a ricandidarmi ma quando a inizio 2013 mi è stato notificato questo, la scelta è stata determinata: non avrei potuto affrontare un campagna elettorale, dopo la pubblicazione tra l'altro di articoli di stampa con titolo screditanti. Ecco, io credo che bisogna sempre mantenere il rispetto delle persone: c'è gente che si ammala per colpa di queste cose. Io, per come sono fatto, ho cercato di vivere questa vicenda con pazienza e alla fine il Tribunale ha riportato l'intera vicenda nei giusti termini. Certo, nel corso del processo, ho appurato come su certe realtà vi siano profondi pregiudizi: alcuni magistrati inquirenti, visti i soldi che girano, considerano la Sanità (non solo lombarda) come un ambiente in cui ci deve per forza essere gente che ci mangia sopra. E Comunione e Liberazione non è valutata per quello che è, ovvero un movimento cattolico di educazione alla fede: se ne parla come una lobby, come se i ciellini non fossero come tutti gli altri, bravi o cattivi, persone che rispondono delle loro azioni. Il PM in udienza più volte ha manifestato questa tendenza ma alla fine ha anche dimostrato onestà intellettuale chiedendo egli stesso la mia assoluzione: il pregiudizio non è divenuto giudizio.

Giulio Boscagli con Luciano Bresciani (allora assessore alla Sanità)
e Roberto Formigoni a una inaugurazione al Mandic di Merate
La Regione in questo processo si era costituita parte civile, chiedendo tra l'altro un risarcimento nei confronti dei funzionari/dipendenti pubblici toccati dalla vicenda. Analoga decisione non è stata presa per quanto attiene i procedimenti a carico di Roberto Formigoni e Roberto Maroni. Cosa ne pensa?

Quella della Regione nei nostri confronti è stata una scelta criticabile: non era obbligatoria la costituzione di parte civile, avrebbe potuto poi chiedere il danno in caso di condanna. La Giunta ha avuto paura del clima: si è piegata di fronte ad un'azione giudiziaria quando sarebbe bastata un'indagine interna per capire che le cose non erano così tragiche come presentate. C'è stata ancora una volta la dimostrazione dell'influenza del potere mediatico-giudiziario sulla politica. La Regione avrebbe dovuto avere una maggiore oculatezza: assessori, consiglieri e funzionari non vengono da Marte, fanno parte della struttura di cui fanno parte anche Maroni e compagni.

Citando - e lo abbiamo fatto noi nella domanda precedente - suo cognato Roberto Formigoni, il pensiero corre diretto (e del resto, come ci ha già detto anche lei, nel corso del processo lo stesso pubblico ministero ha fatto anch'egli a più riprese tale associazione) a Comunione e Liberazione. Torniamo sul punto. Da persona addentro al movimento, "come sta" CL a livello nazionale?

Il passaggio dalla storica guida, don Giussani, al suo successore don Carrón ha creato qualche "disagio" in qualcuno ma come ho già detto Comunione e Liberazione è e resta un movimento ecclesiale che educa alla fede persone che poi si giocano nel mondo. C'è stato un periodo storico in cui c'è stato grande impegno politico. Ora lo spazio si è notevolmente ridotto, anche per via dei meccanismi elettorali. CL continua però a esserci, soprattutto nei Comuni.

Con Daniele Nava e Mauro Piazza
durante la campagna elettorale per le regionali del 2013
I due rappresentanti dell'allora NCD (oggi Alternativa Popolare) in seno al consiglio comunale di Lecco - suo nipote Filippo Boscagli e Paola Perossi - sono entrambi espressione di CL e sono stati capaci di "accaparrarsi" la poltrona in assise a suon di voti, scansando esponenti dell'area più laica. Come spiega il risultato ottenuto a Lecco all'ultima tornata elettorale di gran lunga superiore al risultato ottenuto dal partito a livello nazionale?

Il risultato qui è stato molto buono perché a Lecco si sono interpretate meglio che in altre zone le esigenze dell'elettorato. In Regione, poi, Lecco vede attivi Piazza e Nava mentre gli altri esponenti partitici non ci si accorge nemmeno che ci sono. Mauro e Daniele hanno lavorato e stanno lavorando bene, hanno le carte per giocarsi la partita anche a altri livelli. Ma qual è la strada politica del centro destra? Alfano alleato in Sicilia con il PD fa sbandare il grosso dei sostenitori dell'NCD. Il 9% che qui si poteva portare avanti non è elettorato di sinistra. Serve una proposta centrista capace di intercettare il bisogno della gente. Salvo sorprese, per due anni ancora a Lecco resterà Brivio: sarebbe ora però di mettere sul tavolo temi di sviluppo della città.

Un esempio?
I collegamenti tra Lecco e il resto del territorio: la ss36, è evidente, non è più adeguata. Bisogna trovare soluzioni, con Sondrio, da sempre nostro alleato per questo. La Pedemontana, per me, dovrebbe essere conclusa nel più breve tempo possibile. Ricordo che fu la Provincia di Lecco a volerla fuori dal proprio perimetro, quando adesso, per il solo tratto che già c'è, per arrivare a Malpensa da qui si risparmiano 15-20 minuti. Se la si potesse prendere a Arosio, si risparmierebbe mezz'ora. Anche per le nostre imprese non è poco...
Chi nel 2019 vuole prendersi la città ha bisogno di prospettiva. La politica ora fa le scelte che sembrano portare risultati immediati nell'elettorato, senza, lo ripeto, lavorare in prospettiva...


Uno scatto di quando Boscagli era sindaco di Lecco
Escludendo appunto improbabili cadute, il "seggiolone" in ogni caso per i prossimi tre anni resterà a un "democristiano" come Virginio Brivio. Da ex esponente della DC e da ex sindaco, che voto dà all'attuale borgomastro? In quali ambiti invece è a suo giudizio in difetto?
La prima cosa fatta da Formigoni, ben consigliato, in Regione è stata chiamare Sanese a fare il segretario generale: ha ristrutturato la macchina regionale. Ogni dirigente prima faceva quello che voleva, senza coordinamento. Sanese ha impostato Regione Lombardia come il Parlamento con dirigenti che rispondono al segretario generale che risponde alla politica. Ciò ha consentito di raggiungere risultati.  A Lecco, e vengo alla domanda, si sta verificando il contrario, la struttura dirigenziale è andata in frantumi. Quando ero sindaco io avevo una apparato serio. Il primo difetto di Brivio - ed essendo stato rieletto per il secondo mandato aveva tutto il tempo per farlo - è di non essere riuscito a impostare questa cosa. Una questione come quella che ha interessato Gheza, se ci fosse stata armonia tra settore dirigente e politica, non sarebbe uscita, venendo risolta negli Uffici. 
Come seconda cosa ritengo abbia dimostrato poca qualità nel scegliere gli assessore e, terzo aspetto che non dipende però da lui, il modo in cui viene eletto il sindaco gli mette di fronte un consiglio comunale scarsamente rappresentativo della città con gli stessi consiglieri, anche di maggioranza, che - alle volte - vivono il Comune come un peso, con la sensazione di non contare nulla.
Io sono però una persona che quando va via, va via: smesso di fare il sindaco, ci ho messo cinque anni a tornare in Comune perché invitato da Bodega per un riconoscimento. Quindi giudico da fuori. E non so nemmeno se nelle condizioni d'oggi mi ricandiderei a sindaco: la Bassanini, che noi allora abbiamo fortemente voluto, a lungo andare mostra i suoi limiti. La funzione di indirizzo del politico viene vissuta come imposizione dal dirigente se non lo hai dalla tua parte. E poi l'uomo solo al comando non va bene: servono antenne che facciano capire le esigenze.


Qualche attenuante a Brivio la concediamo?
Il PD cittadino non c'è. In maggioranza l'unica forza attiva appare il gruppo di Appello per Lecco. Investono però energie per la "Grande Lecco": è un'energia positiva ma siamo lontani dalle aspettative della gente. 

E cosa ci dice della Lega?

Ha preso una piega oltranzista lontana dalla mie posizioni...

Con il figlio di Bossi, Renzo "il Trota", condivide un altro processo: Spese pazze. Se in Vendemmia il suo coinvolgimento è apparso fin dalle prime battute del processo marginalissimo, la questione dei rimborsi vi vede invece un po' tutti sulla stessa barca... Come ci siete finiti?
Questa situazione si è creata per la mancanza di chiarezza normativa. Fino al 2011 anche chi doveva dare indicazioni - gli uffici regionali - non ha mai detto che non si poteva fare. Ci siamo mossi in un contesto normativo ambiguo ma i fondi dei gruppi sono sempre stati considerati per la politica, non abbiamo sottratto risorse alla Sanità o a altri settori. La Corte dei Conti ci ha già chiesto la refusione delle quote. Per noi dell'ex Forza Italia è stata riconosciuta la colpa ma non il dolo. Io c'entro con questa vicenda solo per sei mesi del 2008. Ci sono situazioni molto diverse che coinvolgono esponenti di tutti i partiti, da AN a SEL, da destra a sinistra dunque, un elemento questo che dovrebbe far pensare che c'era davvero qualcosa di poco chiaro a livello normativo: non si può pensare che ci siamo messi tutti d'accordo... Il PM comunque ha chiesto la condanna per tutti, pur pesando le posizioni. Io chiedo di essere giudicato solo per il mio pezzettino. E che si tenga in considerazione che quei quasi sessanta consiglieri, ora imputati, sono le persone che hanno fatto funzionare, in quegli anni, la Regione: sono il livello di rappresentanza democratica. Non voglio però per questo giustificare gli eccessi. Stiamo ormai avviandoci alla fase finale anche di questo processo: il PM è stato estremamente corretto, non ha cavalcato la tigre dell'antipolitica. Anche perché faccio presente che, procedimenti di questo tipo, a seconda della latitudine, in altre regioni si sono conclusi con assoluzioni, condanne o prescrizioni: in tutti i modi possibili insomma.

Cosa fa ora Giulio Boscagli e cosa farà nel prossimo futuro? Non ci dica che non ha la tentazione di tornare in campo...

Ho già dato. Quando ho finito di fare il sindaco ho subito tre gradi di giudizio per un presunto abuso d'ufficio e sono stato assolto una prima volta, in Appello e in Cassazione. Mi sono detto, per me finisce qui: vado a lavorare. C'è stata un'altra occasione. Vado a fare l'assessore regionale e finisco di nuovo a processo, venendo assolto. Ora vediamo come va quest'altra vicenda. Non so se si presenterà un'altra occasione ma non ho in programma un rientro, anche perché al momento non saprei in che squadra. Ma sono un appassionato della mia città e se ci sarà bisogno di dare una mano a chi sceglierà di giocarsi per il bene comune, potrei darla...
Alice Mandelli
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