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Scritto Domenica 12 ottobre 2014 alle 08:45

Calolzio: nel centenario della nascita, una mostra celebra l'alpinista Ercole Esposito

Era il 1914 quando veniva al mondo Ercole Esposito, uno degli scalatori che hanno reso grande la tradizione alpinistica lecchese. E proprio per celebrare i 100 anni dalla nascita, il Cai di Calolzio ha voluto dedicare una mostra a "Ruchin" - come tutti soprannominavano Ercolino -  fondatore della locale sezione del Club Alpino Italiano che ancora oggi porta il suo nome.

Carlo Greppi, Luca Rota, Albero Benini, Ruggero Meles, Giuseppe Rocchi

Una mostra attualmente allestita nei saloni di Villa de Ponti che vuole ripercorrere tutta la storia di questo rocciatore dal fisico mingherlino (era alto meno di un metro e mezzo per 48 chili di peso) ma dal grande cuore: le prime imprese, le vie aperte, la passione per la montagna che in pochi anni lo ha portato a compiere imprese eccezionali che gli anno garantito un posto di primo piano tra i grandi "pionieri" della scuola lecchese, accanto a nomi come quello di Riccardo Cassin o Mario "Boga" Dell'Oro, solo per  citarne alcuni.

In prima fila i parenti di Ruchin

"Ruchin ha compiuto imprese che hanno toccato il limite estremo raggiungibile all'epoca, aprendo vie che oggi sono considerate almeno di sesto grado -  ha spiegato il curatore Luca Rota, pronipote di Gino Valsecchi, compagno di cordata di Esposito che con lui perirà nella tragedia del Sassolungo - Ma con questa mostra non voglio raccontare solo l'alpinista, ma anche l'uomo dalla profonda umanità, il cittadino calolziese che ha dato tanto alla sua comunità".

Carlo Greppi e Giuseppe Rocchi

Ruchin era infatti un uomo che amava la montagna e che dalla montagna aveva imparato i valori della vita: la semplicità, l'impegno, la bellezza della fatica. Ma anche la lealtà, il rispetto, l'importanza dei rapporti umani che Ercole coltivava con doti davvero uniche, che rimangono ancora impresse nelle testimonianze di quanti hanno avuto la fortuna di incontrare e conoscere questo grande alpinista e questo grande uomo.

Come la sorella Maddalena, che non ha voluto mancare alla presentazione della mostra dedicata al fratello.
"Questa mostra verrà esposta anche a Sala il prossimo 23 novembre dove ospiteremo l'Assemblea generale dei delegati Cai della Lombardia e già altre sezioni che ci hanno chiesto di poterla ospitare. Non possiamo che essere contenti per questo bel successo" ha commentato il presidente Giuseppe Rocchi.

"Siamo felici di aver collaborato a questa mostra, che celebra un personaggio importante e celebra anche i bei valori della montagna, un mondo fatto di persone e valori sani e genuini" sono state invece le parole del presidente della Comunità Montana Carlo Greppi.
E' stata una parabola velocissima quella di Ruchin, che si è ritagliato un posto nell'olimpo dell'alpinismo italiano in pochi ma intensi anni. Anni davvero difficili, quando l'Europa era devastata dalla seconda guerra mondiale.

Ercole - Ruchin - Esposito

Fino alla tragedia del settembre 1945, avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite durante l'ascensione al Sassolungo. Non si sa esattamente cosa sia successo su quelle pareti della Val Gardena, ma Ruchin, Gino Valsecchi e Bruno Ceschina non fecero mai ritorno.
Tra le cause, forse, un difetto delle corde rosse di teflon e nylon che i tre avevano con loro, resistenti allo strappo ma non all'attrito e allo sfregamento contro le rocce.

E fa davvero un effetto strano osservare ancora oggi, a distanza di 70 anni della tragedia, un pezzo di quella stessa corda che potrebbe essere costata la vita a questo piccolo, grande, alpinista.
P.V.
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