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Scritto Lunedì 09 ottobre 2017 alle 23:17

'Concorso' per la guardia medica a Bellano: il caso non è chiuso, il PM appella la sentenza

L'ospedale Umberto I di Bellano
Il vpo in udienza aveva chiesto, all’esito dell’istruttoria, l’assoluzione per i cinque imputati “perché il fatto non sussiste”. Ed in effetti, sentite anche le articolare arringhe dei difensori, anche il giudice Enrico Manzi lo scorso 24 luglio era arrivato alla medesima conclusione optando però per la formula “il fatto non costituisce reato”. Il caso pareva essere stato così chiuso. Pareva. Il pubblico ministero titolare del fascicolo – il sostituto procuratore Paolo Del Grosso – ha infatti appellato la pronuncia di primo grado. Del “concorso” per la selezione del medico di guardia all’interno dell’ospedale di Bellano esperito alla fine del 2012 dall’allora Azienda Ospedaliera della provincia di Lecco si tornerà ancora a parlare.
“Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici”, l’ipotesi di reato contestata a carico di Renato Galanti (primario della Medicina Riabilitativa), Paolo Sangiorgio (dirigente in area riabilitativa), Andrea Salmaggi (primario di Neurologia), Maria Fiorenza Folsi (allora direttore medico del Manzoni) e Clara Pelliccia, giovane amministrativa con il ruolo di segretaria della commissione deputata al conferimento dell’incarico libero professionale “in palio”, non ottenuto dal dr. Piercarlo Minoretti, poi costituitosi parte civile, lamentando presunte “irregolarità” nella prova sostenuta a cominciare dalla presenza in aula del primo dei cinque imputati citati, che gli avrebbe rivolto delle domande pur non essendo effettivamente, quel giorno, nelle vesti dell’esaminatore. Sull’effettivo ruolo del professionista e sul contenuto del verbale poi sottoscritto dai commissari si è giocato il processo di Lecco. A Milano il secondo round.
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