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Scritto Giovedì 12 ottobre 2017 alle 14:15

Lecco, 'Made in Canottieri': le storie di Alessandro e Kwadzo

La sua è una storia speciale, di quelle che fanno riflettere e che non possono non entusiasmare. Kwadzo Klokpah ha 28 anni, è di origini ghanesi ma da 17 anni vive a Dervio. In Italia arriva grazie al papà Stefano Cassinelli, giornalista de Il Giorno, che conosce Kwadzo nel 2000 proprio in Ghana dove era impegnato in una missione."Ricordo bene il nostro primo incontro - è il suo ricordo - arrivava da un ospedale dove aveva subito la parziale amputazione di un arto. Non mangiava da giorni, perché nessuno gli portava del cibo durante la degenza. Era orfano, sua madre era morta quando era in fasce e suo padre lo aveva abbandonato. Pesava 19 chili, sulla carta aveva 11 anni ma non ne dimostrava più di sei".

Oggi Kwadzo è un atleta disabile e a fine dello scorso settembre è diventato il due volte campione italiano 2017 di paracanoa nella gara dei 1.000 e 200 metri con il K1. La sua storia è stata protagonista della serata organizzata martedì sera dal Panathlon Lecco presso la Canottieri, su iniziativa del socio e presidente Marco Cariboni. Oltre al 28enne era presente anche Alessandro Gnecchi, altra giovane promessa di questo sport militante nella Canottieri: 25 anni, quasi laureato in Giurisprudenza, Carabiniere, Alessandro è campione italiano 2017 nei 500 metri e ha vinto un argento nei 200 metri di canoa. Con loro l'allenatore Giovanni Lozza, che tra gli altri ha formato e messo in acqua il campione olimpico Antonio Rossi (5 medaglie in quattro Olimpiadi), ospite della serata. Se per Alessandro la passione per la canoa nasce sin da piccolo, grazie al padre, Kwadzo si avvicina a questo sport in età liceale: "Ho fatto 3 anni di kayak in prima, seconda e terza liceo, poi ho mollato, non avevo la testa per farlo in modo serio. Il richiamo però era irresistibile - ha raccontato il giovane - così ho convinto mio papà ad iscrivermi in Canottieri. L'accoglienza che ho ricevuto è stata bellissima, tutti mi sostengono, stare qui è come stare in famiglia. Lo sport mi ha aiutato a superare i miei problemi e difficoltà".

Complice la sua disabilità Kwadzo utilizza come spiegato dall'allenatore Lozza un kayak più 'largo' e stabile, ma il suo allenamento non è da meno a quello degli altri atleti: "Andare in canoa non è affatto semplice come può sembrare - ha detto - far filare in velocità una barca di questo tipo, leggera e molto instabile non è cosa da poco. La parte del corpo in assoluto che va più sviluppata è quella superiore, l'allenamento è specifico. Kwadzo si allena cinque ore al giorno in palestra e pagaiando". Un sacrificio e un impegno che lo hanno portato a gareggiare per il suo paese, l'Italia che lo ha accolto, e che Kwadzo intende rappresentare tra pochi anni, a Tokyo: "Il mio obiettivo è qualificarmi per le Olimpiadi del 2020". Sogno anche di Alessandro Gnecchi sta coltivando, pur dovendo gestirsi tra allenamenti, studio e lavoro: "Il mondo agonistico mi ha sempre affascinato ma non è mai stato facile conciliarlo con l'impegno scolastico - ha ammesso - la mia routine è sempre stata molto frenetica, a malapena mi avanzavano minuti per fare i compiti la sera". Nonostante ciò Alessandro non solo ha finito il liceo, ma si è iscritto a Giurisprudenza in Bicocca a Milano, e tra pochi mesi conseguirà la laurea: "Dopo l'università ho intenzione di concentrarmi seriamente sullo sport e arrivare alle Olimpiadi. Ce la metterò tutta" ha dichiarato. Alla serata era presente anche Antonio Rossi, oggi assessore regionale allo Sport: "A Kwadzo devo fare i miei più vivi complimenti, nonostante la disabilità ha dimostrato una tenacia e una costanza encomiabili, che lo hanno portato a risultati probabilmente insperati quando ha iniziato a fare kayak. Il segreto per ottenere risultati e arrivare alle Olimpiadi in fondo è proprio questo: avere entusiasmo e allenarsi con costanza. Per il 2020 è pronta una grande squadra, a entrambi questi atleti auguro di classificarsi e dare il meglio". Impossibile infine non chiamare in causa l'allenatore Giovanni Lozza, approdato in Canottieri nel lontano 1971, a 16 anni: "Più che merito mio - ha detto - questi successi sono merito del territorio e di questa società, costituita da persone lungimiranti e che hanno investito bene in questo progetto. Non da meno è merito degli atleti che sono riusciti ad interpretare, fisicamente e psicologicamente, uno sport così complesso come la canoa".
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