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Scritto Lunedì 13 novembre 2017 alle 08:50

Nesolio: è tempo di battere le castagne, poesia di un rito che si ripete da secoli

Per Nesolio è stata una domenica con il profumo dei marroni. Dopo un anno gli amici sono tornati al vecchio borgo immerso nei boschi di Erve per ripetere l’antico rito della battitura delle castagne, una pratica che da secoli scandisce l’avvicinarsi dell’inverno.
Anche noi siamo tornati ancora una volta a documentare l’evento, perché di questo si tratta, che va in scena ogni autunno. Un tempo la battitura serviva a garantire le provviste necessarie per superare l’inverno. Ma, in modo diverso, anche oggi ritrovarsi una domenica mattina a Nesolio, per i proprietari delle antiche cascine del borgo è ancora una necessità: quella di custodire un rito che è entrato nel Dna degli abitanti della Val d’Erve. Anno dopo anno, colpo dopo colpo, vanno in frantumi i gusci delle castagne ma si ricuciono allo stesso tempo i legami tra le persone e i luoghi, tra le antiche e grigie pietre di Nesolio e i suoi discendenti.

I “battitori” di Nesolio

Il giovanissimo Matteo

La procedura è sempre la stessa. Le castagne, terminato il loro periodo nell’essiccatoio, vengono portate sacco dopo sacco nella vecchia pila – un tronco appositamente scavato –per la battitura vera e propria. A turno 4 o 6 uomini picchiano con enormi martelli, con un ritmo cadenzato, quasi un ticchettio di orologio, fino a che tutti i “frutti” non sono stati liberati dai loro gusci.
Il primo a far partire le danze quest’anno è stato il sindaco di Erve Giancarlo Valsecchi e l’ultimo a chiuderle è stato il piccolo Matteo che per la prima volta ha voluto cimentarsi nella battitura, con un enorme sorriso stampato sul volto.
Nesolio, per chi non lo conoscesse, è un minuscolo nucleo rurale alle pendici del Resegone, un piccolo mucchietto di case in pietra e legno, antiche cascine e stalle, addossate l’una all’altra per non rubare spazio ai boschi di castagni che lo circondano. Un tempo qui vivevano decine di famiglie, ma ora è presocchè disabitato. Alcune abitazioni sono diroccate e il borgo rischia di scomparire. Solo Roberto e Stella vivono ancora tra le minuscole viuzze di Nesolio, che custodiscono e tengono in vita.
Per questo il rito della battitura è una grande festa. In “frazione” tornano tanti figli e nipoti degli abitanti “originari”. Venanzio ha rispolverato l’antica pila di famiglia realizzata nell’800 e l’ha posta al centro della piccola piazzetta. E’ un vero e proprio cimelio di cui è orgogliosissimo, un pezzo di storia che racchiude al suo interno il sapore di un’intera vallata che a “pezzo di legno” affidava il suo sostentamento.
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Nelle precedenti settimane Roberto ha avuto il suo bel da fare con l’essiccatoio. Ha disposto le castagne al piano superiore, rigirandolo di giorno in giorno, mentre al piano terra un fuoco lento ha creato il fumo necessario per asciugare tutta l’umidità. “Solitamente ci impieghiamo 3 settimane: il fuoco deve essere dolce e costante, per non bruciare le castagne. Quest’anno invece c’è voluto molto meno tempo, meno di una decina di giorni” ci ha spiegato. “Quest’anno sono castagne piccole e inoltre c’è stato secco, non ha quasi mai piovuto e dunque anche l’essiccatura è stata molto più veloce”.
La battitura è un lavoro corale, non può essere fatto da soli. Un tempo era l’intero villaggio a collaborare, ad unire le forze, ognuno faceva la propria parte: è qualcosa che dovrebbe insegnarci molto.

Il sindaco Giancarlo Valsecchi

Alla fine, le castagne sono pronte per durare tutto l’inverno.
Ci pensa Stella a raccontarci come preparale: “Si possono fare moltissimi piatti. Tradizionalmente il più consumato era “castagne e latte”: un piatto semplicissimo e povero. Ottimo è anche il castagnaccio e sono buonissime anche le castagne con la pancetta”.
Per una domenica Nesolio è tornato a vivere. Dai camini, proprio come un tempo, è tornato ad uscire il fumo. Perché il modo migliore per terminare la battitura è intorno ad un tavolo. Il menù di domenica prevedeva polenta, coniglio e – ovviamente – un bicchiere di buon vino.

Il sogno però è quello di vedere il borgo vivo tutto l’anno. I progetti e le idee non mancano: Nesolio potrebbe ad esempio trasformarsi in un albergo diffuso, permettendo ai turisti di immergersi nella vita tradizionale della Val San Martino.
Non sarà facile ma non tutte le speranze sono perdute. In questi anni lungo tutte le Alpi stanno rinascendo diversi luoghi che si ritenevano abbandonati. Nesolio è stato lasciato per colpa del richiamo della città, ma oggi si sta assistendo al movimento opposto: ci sono tanti ragazzi che hanno voglia di riscoprire una vita più vicina alla natura e lontana dal caos e dallo stress. E’ difficile prevede come andrà a fine, ma certamente non possiamo permetterci di perdere un patrimonio come quello racchiuso in ognuna delle pietre di Nesolio. Il sorriso e l’entusiasmo del piccolo Matteo ci confermano che non tutto è perduto…
Paolo Valsecchi
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