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Scritto Sabato 10 febbraio 2018 alle 15:40

Lecco: la città ricorda i martiri delle foibe. ''Guardare alle storie per vedere oltre la propaganda''

Autorità civili e cittadini si sono riuniti nella mattinata di oggi, sabato 10 febbraio, per celebrare il Giorno del Ricordo, dedicato alla memoria delle migliaia di vittime delle foibe e degli italiani costretti all'esodo dalle ex province italiane della Venezia Giulia, dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia. La cerimonia commemorativa, organizzata da Provincia, Comune e Prefettura di Lecco, ha preso il via proprio sul tratto di lungolago dedicato ai martiri delle foibe, in prossimità del monumento ai Caduti, dove è stato deposto un omaggio floreale, ed è poi proseguita in sala Ticozzi con un approfondimento storico culturale a cui hanno partecipato i ragazzi delle scuole.


Il presidente della Provincia Flavio Polano e il prof. Andrea Bienati


Il vicesindaco Francesca Bonacina e il prefetto Liliana Baccari

"La parola chiave di questa giornata è 'scomparsa': la scomparsa di coloro che hanno dovuto abbandonare le loro case, la scomparsa di chi è stato inghiottito dalla terra"
ha commentato il professor Andrea Bienati, docente di storia e didattica della Shoah e dei crimini contro l'umanità presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano. "Non temo il negazionismo, perché quello si commenta da solo, ma il relativismo: le memorie fatte con il bilancino ci fanno dimenticare che una data è parte di un cammino; il male fa parte dell'animo dell'uomo, è un cammino lungo, non un avvenimento episodico. Per quanto tempo ci si è accontentati della propaganda? Per quante volte non ci si è fermati ad ascoltare? Per fare la storia, e perché la Giornata del Ricordo non si riduca a una mera data, ci vogliono orecchie che abbiano voglia di ascoltare e bocche che abbiano voglia di raccontare. Solo così è possibile andare oltre la propaganda e il pregiudizio, e comprendere la complessità di una Storia fatta di tante storie. Essere fieri della nostra Repubblica e della nostra Costituzione è giusto e doveroso, ma lo è anche cercare di capire la strada che è stata percorsa per arrivare a tutto questo: i miti e le leggende innalzano la realtà ma ne dimenticano una parte. Io non voglio dimenticare le storie di tutte le vittime delle foibe e di coloro che a causa della paura, della violenza e della coercizione si sono trovati a dover fuggire dalle proprie case nell'omertà generale".

Come ha ricordato il prefetto Liliana Baccari, ci sono voluti cinquant'anni per rompere il velo del silenzio che ha avvolto la tragedia degli infoibati: tanti ne sono passati dal 10 febbraio 1947, giorno in cui il trattato di pace tra l'Italia e le potenze alleate stabilì i confini nazionali, al 2004, quando il Parlamento ha istituito la Giornata del Ricordo per i martiri delle foibe.

"Come ha detto anche il presidente Mattarella, le stragi, le sofferenze patite non possono essere rimosse, perché fanno parte a pieno titolo dei rischi a cui il nazionalismo e l'estremo odio etnico ci sottopone. Facciamo tesoro di questa memoria affinché non si ripeta in futuro; se saremo capaci di costruirne il ricordo ogni giorno vuol dire che ne avremo compreso appieno l'atrocità. La verità è dolorosa, ma ci consente di costruire un futuro di libertà e pace" ha concluso il prefetto.

Anche il presidente della Provincia Flavio Polano ha voluto manifestare vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime delle stragi compiute nelle foibe e insieme ricordare le popolazioni italiane costrette a scappare abbandonando terra, casa, lavoro, amici e affetti incalzati dalle bande armate Jugoslave: "la persecuzione e l'esodo del popolo istriano-dalmata è stata una tragedia per troppo tempo dimenticata e considerata a torto un episodio minore di una guerra che aveva visto drammi ben più gravi. Abbiamo la responsabilità di non dimenticare e il dovere di rinnovare il nostro impegno comune per la costruzione di una società più giusta, più unita e più solidale. Alla luce dei fatti recenti mi chiedo come sia possibile che ancora oggi siamo attraversati dai germi della violenza, dell'intolleranza e della discriminazione: la Storia non ci ha insegnato nulla?".


Una risposta possibile è giunta dal vicesindaco Francesca Bonacina, che ha concluso: "sappiamo tutti quali tensioni esistono, e spesso portano a delle semplificazioni delle storie dei popoli e dei singoli. Ma questa è una strada molto pericolosa, che porta alle ideologie cieche. Momenti di approfondimento come quello odierno offrono elementi ulteriori che ci consentono di guardare ai problemi nella loro complessità, sviluppando un pensiero critico. Io non ho mai visto la guerra, come la maggior parte delle persone qui presenti: non diamo per scontato però che il mondo sia sempre così, anche quello a noi vicino".

La cerimonia si è conclusa con gli interventi dei rappresentanti del Comitato 10 febbraio e della Comunità lecchese esuli Giuliano-Dalmati; Enzo Patuzzi, rappresentante di questi ultimi, ha letto la testimonianza dell'esule lecchese Roberto Stanzione: "le vittime gridano non vendetta ma giustizia. E già questo ritrovarci in occasione del 10 febbraio è una forma di giustizia".
E.T.
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