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Scritto Giovedì 14 giugno 2018 alle 19:11

Lecco, l'ex sindaco Mauri a giudizio per bancarotta: 'non ho aspettato il temporale si esaurisse da solo...'

A distanza di tre anni dal rinvio a giudizio ha quest'oggi avuto la possibilità di raccontare la propria verità in relazione ai fatti a lui ascritti e - lasciato a briglie sciolte dal pubblico ministero che, per buona parte della deposizione, gli ha concesso di parlare a ruota libera - ha ripercorso, momento dopo momento, la genesi e le vicissitudini della società che lo ha trascinato in Tribunale: Paolo Mauri, sindaco di Lecco negli anni '80 e tutt'oggi - come ricordato in Aula - consulente di Confindustria nonché titolare di una propria "piccola impresa", ha messo in campo una difesa a tutto tondo in relazione all'accusa di bancarotta fraudolenta cui è chiamato a rispondere quale amministratore di diritto della 3S-DOT, società con sede in città dichiarata fallita nel 2010. Con lui a processo - seppur quest'oggi assente per motivi di salute - anche Mario Nava, presunto amministratore di fatto della srl - costituita nel marzo 2008 -  specializzata nella progettazione, produzione e commercio di apparecchiature di sicurezza per rimorchi. I due - stando alla ricostruzione resa in sede di esame da Mauri - avrebbero iniziato a collaborare già negli anni '90 riprendendo poi i rapporti sul finire del 2003 proprio in relazione ad un progetto innovativo che avrebbe dovuto essere portato avanti da una nuova società che avrebbe ereditato il pacchetto clienti di un preesistente azienda di Nava "potenziandosi" al contempo con l'ingresso di un fondo americano che avrebbe dovuto sostenere l'iniziativa imprenditoriale. "Si prevedeva - ha detto l'imputato al cospetto del collegio giudicante composto dai dottori Manzi, Catalano e Passoni - che la società fosse poi gestita da un consiglio di amministrazione. Mi si chiede di fare l'amministratore unico solo nella fase di transizione. Evidentemente fu una scelta sbagliata: rimasi con il cerino acceso in mano quando il fondo non entrò in società". Vani - visto poi la fine fatta dalla 3S-DOT - tutti i tentativi di salvare la srl e il business immaginato per essa, vertente principalmente sulla messa a punto di un sistema elettronico e meccanico per bloccare i portelloni di camion e container, assolutamente nuovo per l'epoca.
Rifacendosi alla copiosa documentazione in suo possesso, consegnata al curatore fallimentare, il lecchese ha più volte tenuto a sottolineare, quale cardine della propria difesa, un aspetto: l'essersi effettivamente attivato per salvare la società che, a suo giudizio, nei suoi due anni di vita avrebbe comunque sempre lavorato, impegnandosi anche, a fallimento decretato, perché venisse rispettato un accordo precedentemente preso per far fronte almeno ai creditori privilegiati.
"Sono stato tradito da alcuni amici" ha detto Mauri in un passaggio del proprio monologo tenendo però anche a rimarcare "non ho aspettato che il temporale si esaurisse da solo, ho tentato di aprire qualche ombrello".
Le domande del sostituto procuratore Andrea Figoni e del legale di parte civile in rappresentanza della curatela hanno poi cercato di riportare l'esposizione al nocciolo dell'imputazione ovvero la presunta distrazione di somme di denaro, anche in relazione ad alcuni brevetti della 3S-DOT.
Il 6 settembre, dopo l'audizione di Nava e dei testi residui della difesa, è calendarizzata la discussione finale.
A.M.
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