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Scritto Giovedì 12 luglio 2018 alle 14:39

Patrimoniali idriche fuse in Lario Reti, avvio della ''nuova'' Acsm-Agam, Opa obbligatoria e ruolo delle società lecchesi dentro la Multiutility nell’intervista al vice presidente Canzi

Lo scorso 28 giugno si è svolta a Lario reti holding una "riunione informale" a cui hanno partecipato 28 Comuni della Provincia per iniziare a discutere della fusione il Lrh delle tre "Patrimoniali idriche". Il 3 luglio la "nuova" ACSM-Agam, di cui Lario reti holding possiede il 23 per cento, ha compiuto un passo importante nel perfezionamento della cosiddetta Multi-utility del nord, nominando il suo Cda e Marco Canzi, già consigliere di Lrh, è stato scelto come vice-presidente. LeccoOnline lo ha intervistato per approfondire questi sviluppi che riguardano una delle più importanti società pubbliche della Provincia.

Marco Canzi

-Ci può spiegare in cosa consiste l'operazione di fusione per incorporazione in Lario reti holding delle cosiddette "patrimoniali idriche" - Idrolario, Adda Acque e Consorzio tutela ambiente - e come varieranno le quote dei soci con questa operazione?

È un'operazione di fusione societaria attraverso la quale le tre patrimoniali idriche vengono fuse in Lario reti holding. Questo vuol dire che i loro patrimoni si vanno a sommare a quello di Lrh, le tre società scompaiono e tutto ciò che esse possiedono in termini di attivi, passivi e di beni, diventano di Lrh. Nel fare questa operazione i soci di queste tre società, in cambio delle loro azioni ricevono quote di Lario reti holding e quindi aumentano le loro quote di partecipazione in relazione al valore delle società che stanno cedendo. Gli esempi più interessanti sono quelli di Merate, che avendo una quota importante in Idrolario sale decisamente, dal 2,5 per cento all'8%, a fronte di Lecco che dal 23 per cento scende al 18,5% circa.


-Un'operazione quasi banale, prevista dalla legge, perché allora una riunione informale e chiusa alla stampa e ai cittadini?

La volontà di ammettere la stampa è demandata ai soci, questo è quello che hanno deciso. Si è scelta la strada dell'incontro informale per preparare i soci ai passaggi che loro devono pianificare internamente per arrivare nei tempi previsti a fare l'operazione di fusione, perché quando si arrivi alle assemblee vere e proprie siano tutti un po' più pronti e consapevoli.


-Passando alla fusione ben più nota, quella che ha visto l'incorporazione in ACSM-Agam di Lario reti gas, Acel service, Aevv, Aevv energia, Aspem e A2a idro4, determinando così la nascita della cosiddetta Multi-utility del Nord che si è perfezionata in questi giorni, cosa significa che l'operazione ha fatto scattare il lancio dell'Offerta pubblica di acquisto (Opa) obbligatoria?

L'Opa quando scatta per legge è obbligatoria. Si tratta di un meccanismo legislativo che interviene a tutela dei piccoli azionisti che hanno azioni di società quotate quando su queste società qualcuno, come i soci più grossi, fa delle operazioni di riorganizzazione. L'Opa obbligatoria diventa lo strumento attraverso il quale anche i piccoli azionisti possono partecipare a queste operazioni con le stesse condizioni dei soci che le hanno promosse. Nel nostro caso c'è un'aggregazione alla quale partecipano alcuni grossi soci - A2a, il Comune di Como e il Comune di Monza - e attraverso questa operazione vengono definiti degli importi di valore delle quote di ciascuno. L'Opa obbligatoria prevede che quel valore di 2,47 euro per azione definita da chi ha promosso l'aggregazione, deve essere un valore di cui possono usufruire tutti, anche i piccoli azionisti. Ecco allora che c'è questo passaggio dove chi ha realizzato questa operazione deve offrire a tutti gli altri questa possibilità, lanciando l'Opa. Nei patti parasociali si è deciso che fossero A2a e Lrh a farsene carico, lasciando fuori i Comuni che avrebbero delle grosse difficoltà a gestire delle operazioni in borsa. In concreto l'Opa consiste nell'offrire a tutti piccoli azionisti la possibilità di ritirare le loro azioni a 2,47 euro ciascuna, che è il valore di concambio della fusione. Essendo una fusione questa Opa poteva essere evitata, se la maggioranza delle minoranze avesse votato favorevolmente alla fusione stessa. Quando abbiamo fatto l'operazione sapevamo che questa possibilità c'era ma anche che era incerta, bastava che, in occasione dell'assemblea di ACSM-Agam durante la quale si è votata la fusione un 1,5 in più votasse a favore e l'Opa non sarebbe scattata.


-Nei mesi precedenti alla fusione, durante i passaggi nelle commissioni, nei consigli comunali, nel dibattito pubblico, il tema dell'Opa è stato del tutto assente e lo stesso Giovanni Valotti, presidente di A2a, aveva escluso questa possibilità. Era considerata una questione troppo tecnica oppure è stato fatto un errore di valutazione?

Che l'Opa scattasse era considerata come possibilità e in quanto tale era stata prevista negli accordi. Era un'evenienza che di per sé l'operazione di fusione andava quasi ad escludere a meno che ci fosse stato questo voto contrario delle minoranze che in tutta la fase di preparazione dell'operazione era una cosa che si reputava improbabile e infatti questo voto contrario è avvenuto su percentuali risicatissime: è bastato che Fondazione Cariplo, che era uno di questi azionisti di minoranza, non partecipasse all'assemblea per far mancare quell'1,5 per cento e far scattare questo evento poco probabile. Niente di grave, ci si attrezza per farvi fronte, è diventato un obbligo e si farà, ma è già previsto che le azioni che A2a e Lario reti holding andranno ad acquistare saranno ricollocate sul mercato dopo la chiusura dell'Opa perché la volontà di tutti è quella di mantenere invariata la situazione che si è creata con l'aggregazione, lo abbiamo sempre detto che nessuno dei soci sarebbe salito a scapito di altri. Alla fine di tutta l'operazione la situazione sarà pressoché invariata anche per quanto riguarda le quote relative.


-Saranno A2 e Lario reti holding a farsi carico del lancio dell'Opa perché questo è previsto nei patti parasociali. I Comuni hanno deliberato per autorizzare Lario reti holding a sottoscrivere questi accordi?


La sottoscrizione dei patti ha fatto parte dell'illustrazione fatta ai Comuni per ottenere il loro indirizzo a procedere. Poi i patti contenevano una serie di previsioni di dettaglio e non ciascuna meritava di essere discussa e approvata singolarmente. Ai Comuni è stato proposto il profilo dell'operazione, la sottoscrizione dei patti parasociali era parte della fusione.


-Quando l'Opa sarà conclusa A2A e Lario reti holding si troveranno, seppur in fase transitoria, ad avere un peso maggiore in caso di assemblee, votazioni, distribuzione dei dividendi in seno ad ACSM-Agam. Cosa comporta in termini di equilibri?

Nel periodo tra la chiusura dell'Opa e la rivendita le percentuali saranno diverse, ma tutto dovrebbe esaurirsi nei primissimi mesi del 2019. Trattandosi poi del 13 per cento, che bisogna vedere se verrà tutto consegnato, le quote di A2a e Lrh non saliranno comunque in misura tale da modificare l'assetto societario.


-È un'operazione da 60-62 milioni di euro, 45 in capo ad A2a e 17 a Lario reti holding. Essa non comporta un rischio? Se non si riuscisse a ricollocare sul mercato queste azioni al prezzo di acquisto di 2,47 euro, ci sarebbero conseguenze sugli investimenti, sul servizio o sui dividendi?

Una certa dose di aleatorietà c'è perché non si può sapere quale sarà l'effettivo valore di ricollocamento. Ci sono alcuni elementi di tranquillità: in questi ultimi tempi il valore dell'azione si è allineato ai 2,47 euro ed è anche arrivato in alcuni casi ai 2,50, segno che un movimento di interesse sul titolo c'è. Inoltre di fatto questo periodo corrisponde a quello nel quale la società presenterà il suo primo piano industriale, ci sarà una grossa enfasi anche dal punto di vista comunicativo su quali sono gli obiettivi e i risultati che un'aggregazione di questo tipo può raggiungere. Questo, abbinato al periodo di ricollocamento, sosterrà il valore del titolo. Terza cosa: parliamo di 60 milioni su un territorio e un bacino di cinque province importanti, si tratta di collocare 10-12 milioni di titoli a provincia, una cifra contenuta. Una comunicazione capillare, di coinvolgimento anche dei piccoli risparmiatori in questi territori può far assorbire questi dodici milioni a provincia. Non penso ci saranno problemi a piazzare questi titoli.


-Lo scorso 3 luglio l'assemblea della "nuova" ACSM-Agam ha rinnovato il consiglio d'amministrazione. Lei è stato scelto come vice-presidente e membro del Comitato strategico. Che criteri di nomina sono stati adottati e che ruolo si è ritagliato il territorio di Lecco?

Gli accordi pre-fusione già prevedevano la facoltà per i territori di indicare uno o più membri del Cda in base alle loro quote: A2a per il discorso del consolidamento aveva la facoltà di nominarne sette, i rimanenti sarebbero andati: due a Lecco, uno a Como, uno a Monza, uno a Sondrio e uno sarebbero rimasto "indipendente" nel senso che non è nominato da nessuno dei soci che ha fatto l'operazione. La ripartizione territoriale era una delle condizioni previste nei patti parasociali ed è stato rispettata. Poi ciascun territorio ha selezionato al suo interno le figure che riteneva più opportune o valide per portare avanti questa iniziativa. Io ringrazio chi ha avuto fiducia in me per il fatto che ho seguito questa operazione e dopo averla promossa sono lì a mettere la faccia per realizzare quanto abbiamo promesso.


-C'era una seconda lista presentata, a chi fa capo?

Era espressione di un gruppo di soci di minoranza, di piccoli azionisti che con la loro quota superano il due per cento del capitale. Sono una serie di famiglie toscane che avevano investito da tempo in ACSM e sono rimaste nel capitale. Il primo candidato di questa seconda lista è stato eletto come 13° consigliere in quota "azionisti che non fanno parte del patto di sindacato".


-Con la nomina del Cda si è perfezionata l'operazione di fusione e contestualmente sono state ricostituite come Newco le società che erano state conferite dai diversi attori della fusione in ACSM. Per Lecco significa che le "vecchie" Acel service e Lario reti gas sono cessate di esistere per lasciare spazio alle "nuove" Acel energie e Lario reti gas Srl. Ci spiega?

Questa operazione si è già conclusa e si sono anche già anche insediate le nuove governance di queste società, anche in questo caso tutto è andato secondo gli accordi presi nei mesi scorsi. Nell'ambito della vendita è stata ricreata la vecchia Acel service con il nome Acel energie che ha raggruppato le attività della nostra Acel con quelle di Sondrio, Giovanni Priore è stato riconfermato presidente mentre il direttore Giannantonio Marinoni è diventato il responsabile dell'intero settore vendita del gruppo; come pure è stata ricostituita la vecchia Lario reti gas, dove è stato rinominato il presidente Maurizio Crippa e il direttore generale Giancarlo Benedetti è stato nominato amministratore delegato. Queste società sono già attive, lo sono sempre state di fatto, garantendo la continuità dei servizi. Giuridicamente sono state fuse e scorporate praticamente nello stesso giorno. Adesso si apre la fase vera e propria di riorganizzazione del gruppo dove si andranno a ricercare le sinergie del caso, evitando eventuali duplicazioni di strutture e portando l'organizzazione finale prevista che vede una società per business per territorio. Nella realtà di ACSM pre-fusione le società controllate erano di fatto articolazioni della holding e non società autonome di business con una loro rappresentanza territoriale. Quello che è successo è che la società di distribuzione e reti che fa capo a Como ha visto la nomina di un presidente su indicazione del socio di Como. Come pure nel settore dell'ambiente dove la società è attribuita a Varese e c'è stata la nomina di un presidente attribuita al socio di Varese, mentre Monza ha nominato il presidente della società della divisione tecnologia e innovazione, nella quale per altro Lecco, caso unico, ha nominato un consigliere di amministrazione che è l'ingegner Vittorio Addis.

Manuela Valsecchi
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