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Scritto Venerdì 13 luglio 2018 alle 16:44

14 luglio 1948: il giorno lungo delle tute blu

“Hanno sparato a Palmiro Togliatti”: anche nel lecchese si tenne il fiato, temendo ripercussioni di carattere nazionale e locale. Il tam tam della notizia dilagò poco dopo le 11.30 del 14 luglio 1948, 70 anni or sono, portato dal Giornale Radio (la televisione non c’era ancora). I primi particolari riferivano che Togliatti, segretario nazionale del Partito Comunista, nelle vicinanze della Camera dei Deputati a Montecitorio, era stato atteso da un giovane che aveva esploso contro il leader politico quattro colpi di pistola. Togliatti risultava seriamente ferito ma non in condizioni tali da pericolo di vita.


Palmiro Togliatti

Il gesto del giovane fanatico venne interpretato a sinistra come un tentativo reazionario per colpire il Partito Comunista. La base popolare e sindacale del PCI organizzò subito manifestazioni e scioperi. L’Italia visse per tre giorni l’incubo di una guerra civile. Scattarono blocchi stradali e ferroviari, occupazioni di fabbriche, si formarono cortei dove i manifestanti ebbero scontri con le forze dell’ordine, in particolare con la Polizia del ministro Scelba, i cosiddetti “scelbini”. Lecco nel 1948 era una città gremita di tute blu, ma anche nel territorio presentava consistenti realtà, come la Moto Guzzi di Mandello.


Gino Bartali

Lo sciopero generale scoppiò anche a Lecco con cortei di lavoratori che raggiunsero piazza Garibaldi. Momenti di tensione si verificarono in alcune fabbriche, tra favorevoli e contrari allo sciopero, ritenuto da alcuni troppo politico. Il sindacato unico della Camera del Lavoro era divaricato dopo la battaglia elettorale del 18 aprile 1948, con la vittoria di Alcide De Gasperi. La corrente cristiana del sindacato, sostenuta dalle ACLI, era ormai distaccata dalle posizioni social-comuniste del Fronte Popolare. Non molti giorni dopo, infatti, il 1° agosto 1948 i sindacalisti di area cristiana nella Camera del Lavoro di Lecco, Riccardo Bonfanti, Celeste Caimi e Lamberto Leati, si dissociarono dalle scelte della maggioranza social-comunista: era la scissione ed il primo passo per una nuova organizzazione sindacale, che sarà la CISL.


Scioperanti in piazza Garibaldi

Quel 14 luglio 1948 si parlò anche di un piano K per rovesciare il Governo eletto con il voto libero e popolare del 18 aprile precedente. “Non c’era nessun piano K per prendere il potere dopo la sonora sconfitta elettorale del 18 aprile - ricordò vent’anni dopo un giovane comunista che era già impegnato nel partito -. Semmai lo sciopero fu un atto dimostrativo per sostenere Togliatti contro un possibile tentativo di ridimensionamento delle opposizioni. Era impensabile fare la rivoluzione nel lecchese dove la DC aveva stravinto. I dirigenti del PCI fecero opera di mediazione. Si sapeva che l’URSS, con gli accordi di Yalta, non avrebbe mosso un dito per sostenere la rivoluzione in Italia. Si pensava, invece, di dover avviare un confronto sociale e politico con una maggioranza che aveva vinto grazie ad una mobilitazione non priva di isterismi”.


Scioperanti in corteo presso la Moto Guzzi di Mandello Lario

Il PCI di Lecco aveva allora sede in via Cairoli, angolo con via Cattaneo. Si stava organizzando in federazione provinciale; il primo congresso si tenne, infatti, nel dicembre 1948 presso il Circolo Luigi Bonfanti in quartiere San Giovanni, eleggendo segretario Dalife Mazza. Il clima di protesta era ancora vibrante in quel luglio 1948 quando arrivò la notizia della grande vittoria di Gino Bartali al Tour de France. Si esultò nei bar, nei circoli, nei cortili, tra i gruppi di giovani in bicicletta che pedalavano alla sera sul lungolago e si trovavano in piazza Mazzini sulla sponda del Caldone ancora scoperto.


Gino Bartali (secondo da destra) nella sua ultima visita a Lecco; a sinistra per primo si può riconoscere Francesco Moser

Tra l’altro, le notizie davano Togliatti in miglioramento e lo stesso leader politico aveva parlato alla radio, assicurando i compagni che sarebbe tornato presto al suo posto nel partito. L’Italia riprese la via del dibattito politico e democratico, pur divisa dai colori delle idee e delle bandiere, ma densa di voglia di rinascere dopo la tragedia di cinque anni di guerra, di un’invasione straniera e di una dittatura.
Aloisio Bonfanti
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