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Scritto Venerdì 31 agosto 2018 alle 08:20

Case di riposo: rette ancor più 'salate', nel lecchese il costo minimo medio mensile supera i 2mila euro, oltre la media regionale

In sei anni la retta minima media giornaliera a carico della famiglia di un anziano ospite in una delle 59 case di riposo dislocate sul territorio dell’ATS della Brianza (le vecchie Asl di Monza e Lecco) è aumentata di ben 6.25 euro: la cifra richiesta è salita infatti dai 60.97 euro del 2012 ai 67.22 euro del 2017, quota quest’ultima ieri come oggi ben superiore alla media regionale passata da 52.68 euro a 59.17 euro.
Del tutto analogo il discorso per le rette massime medie giornaliere: più care delle realtà brianzole passate dal domandare a ciascun paziente, dai 68.17 euro pretesi sei anni fa, la bellezza di 75.73 euro sono solo le RSA dell’area metropolitana milanese mentre, a livello regionale, le strutture più economiche risultano essere quelle afferenti all’ATS della Montagna, con un rincaro della spesa per dì attestatosi, a livello generale, in 6.72€ tra il 2012 e il 2017.
I conti sono presto fatti: sul nostro territorio, mediamente – e dunque con la possibilità concreta che ci siano picchi in alto ed in basso a seconda delle tariffe poi realmente applicate dalle singole case – si spende tra i 2.016 euro e i 2.271 euro, oltre ai costi “accessori” quali quelli spesso richiesti per servizi aggiuntivi come la lavanderia (non sempre inclusa nella retta), il podologo, il parrucchiere e le “uscite”.
L’asticella si alza ulteriormente, poi, per i 196 ospiti sistemati nei così detti posti sollievo o solventi, non a contratto dunque con la Regione, per i quali viene chiesto mediamente il versamento di 87.26 euro al giorno, in diminuzione rispetto ai 95.08 euro toccati nel 2012.
Sono questi i primi dati a livello “territoriale” – pur di fatto mischiando le mele con le pere avendo Monza e di Lecco una tradizione e caratteristiche differenti – estrapolati dall’Osservatorio regionale Fnp Cisl, recentemente pubblicato comparando i numeri messi a disposizione dalle singole Rsa e dalle ATS.
Venendo alla situazione reale del lecchese, la struttura più grande presente sul territorio sono gli Istituti riuniti Airoldi e Muzzi, alle spalle dell’ospedale Manzoni, nel capoluogo, con 350 posti autorizzati e accreditati, di cui 3 usati per il “sollievo” a 103 euro al giorno, la retta più alta in provincia. La Rsa più piccola è invece quella di Vendrogno, con 18 ospiti.
La tariffa più bassa in letti convenzionati – con il raffronto reso però labile vista la diversità di servizi compresi effettivamente nella quota richiesta – è applicata dalla casa di riposo di Barzio (47 euro/giorno, con la lavanderia inclusa, dettaglio non scontato visti i 100 euro mensili chiesti dall’IRAM e il pagamento extra fissato anche a Olgiate) mentre quella più alta dalla San Giorgio di Oliveto Lario (90 euro/giorno).

CLICCA QUI PER IL RAFFRONTO SINTETICO TRA ATS
CLICCA QUI PER IL CONFRONTE RETTE ANNO PER ANNO
CLICCA QUI PER IL REPORT PER SINGOLA RSA

Di seguito l’analisi di Emilio Didonè,
segretario generale FNP Cisl Lombardia.


La domanda di bisogno di assistenza Long Term Care (Ltc) è sempre più giustificata dal progressivo invecchiamento generale della popolazione, con un sensibile incremento degli over 80, dei casi di demenza senile e di Alzheimer; dal diffondersi del numero delle famiglie cosiddette mononucleari e monoreddituali che riduce la potenzialità di assistenza erogata dentro i nuclei familiari di provenienza; dalla scelta politica del sistema sanitario ospedaliero di concentrarsi sull'assistenza per i soli acuti, con la relativa esigenza di promuovere un'assistenza extra - ospedaliera in grado di affrontare i bisogni sanitari della “vecchiaia e del fine vita”.
Negli ultimi venti anni, alcuni Paesi Ue (Austria, Francia, Germania, Spagna e Portogallo) hanno cercato di riorganizzare il sistema dell'offerta assistenziale correlandola ai relativi sistemi di finanziamento, al fine di “trovare” le risorse necessarie a soddisfare una domanda sempre crescente di servizi sanitari e sociosanitari. Mentre queste esperienze Ue hanno cercato di adeguare il sistema Ltc verso maggiori standard di efficacia e sostenibilità finanziaria delle cure, in Italia si continua a discutere nei convegni di fondi integrativi, di pubblico e/o privato, di progetti in rete, di cure intermedie, di prendersi carico della persona ma senza passare mai “dal dire al fare”, e nel frattempo le famiglie si impoveriscono cercando di garantire una vita dignitosa ai propri anziani.
Nel nostro Paese, il lungo dibattito sulle possibilità di riforma dell'assistenza agli anziani non è ancora decollato verso cambiamenti reali e percepiti da addetti ai lavori e famiglie, anzi stanno aumentando le incertezze di sistema e “tenuta” pubblica.
In Italia sono presenti circa 240 mila posti letto residenziali e semiresidenziali mentre il fabbisogno rilevato dalla “Commissione nazionale per la definizione e l'aggiornamento dei Lea anno 2007” aveva già allora stimato una proiezione di 496 mila posti.
L'assistenza domiciliare integrata Adi viene erogata a circa 527 mila anziani (con circa 22 ore medie di assistenza su base annua, dati ministero della Salute anno 2009), una quota molto inferiore al fabbisogno rilevato di 870.000 assistiti (con almeno 8 ore medie a settimana da valori internazionali anno 2012).
Spesso le famiglie curano gli anziani non autosufficienti fornendo direttamente una serie di prestazioni e/o attraverso l'acquisto di “servizi” sul mercato privato, soprattutto attraverso l'offerta di cura delle badanti. Oggi l'unico vero contributo pubblico di sistema è offerto “dall'indennità di accompagnamento”, in concreto l'unica vera risposta economica a fronte della pressante richiesta d'aiuto delle famiglie costrette ad impoverirsi per pagare rette e servizi.
Sulle scelte di assistenza influiscono poi diversi fattori di tipo socio-economico quali: il ruolo consapevole della famiglia e la crescita della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, coloro che più frequentemente forniscono le cure ai propri vecchi. In Italia, quando la famiglia non riesce a sopportare più il gravoso impegno richiesto per la cura complicata del “vecchio” non autosufficiente si ricorre all'istituzionalizzazione e ricovero nelle strutture sanitarie assistenziali RSA, che sono ancora le uniche forme di assistenza possibili nei confronti di queste tipologie di persone.
Le RSA lombarde
Il Dipartimento Welfare dei pensionati Cisl Fnp ha elaborato il report sulla situazione delle Rsa in Lombardia. I dati sono aggiornati a dicembre 2017 e riguardano il numero dei posti letto, le dimensioni delle Rsa, l'andamento delle rette, le altre prestazioni residenziali (Alzheimer e Hospice). Sono state utilizzate le informazioni messe a disposizione dalle 8 Agenzie di Tutela della Salute (Ats) lombarde e dalle singole Carte dei servizi (Cds) delle strutture. Il lavoro è stato anche integrato dalla comparazione con i dati dell'Osservatorio settoriale Rsa della Liuc – Università Carlo Cattaneo, curati dal direttore Antonio Sebastiano.
Le Rsa monitorate in Lombardia sono state 675, due in più rispetto alla rilevazione dell'anno precedente, per l'apertura di due nuove strutture, una nel territorio di Ats Brianza e l'altra di Ats Bergamo. Dalla classificazione che suddivide le strutture per dimensioni e posti letto emerge che la gran parte delle Rsa lombarde vanno mediamente da 50 a 150 posti letto. Le Rsa di dimensioni più ridotte sono presenti tradizionalmente nei territori di Ats Brescia, Pavia, Bergamo e Valpadana (soprattutto nella zona di Mantova), e la maggior parte di queste sono di provenienza comunale e/o parrocchiale ma oggi sono tutte Onlus e/o Fondazioni. Le Rsa di media dimensione sono presenti in modo particolare nei territori di Ats Milano Città Metropolitana (soprattutto in Milano città), di Ats Insubria (in Como) e di Ats Pavia. Le grandi Rsa le ritroviamo soprattutto nell'Ats di Milano Città Metropolitana (in Milano città) e nell'Ats della Valpadana (nel territorio di Cremona).
Le rette
Osservando l'andamento delle rette medie minime degli ultimi sei anni si nota un sostanziale aumento generale: da 51,60 € del 2012 a 59,17 € del 2017 (+7,57 €). L'incremento risulta più accentuato nelle Ats di Milano (+18.06 €), della Montagna (+ 11,67 €) e della Brianza (+ 7,25 €), mentre più basso nei territori delle Ats Valpadana (+3,47 €) e di Brescia (+4,41 €).
Analogamente anche per le rette medie massime l'andamento è crescente: da 60,64 € del 2012 a 67,36 € del 2017 (+6,72 €); le Ats che presentano una percentuale maggiore di incremento sono le Ats della Montagna (+12,13 €) e di Milano (+12,90 €), mentre il territorio con l'incremento più contenuto è l'Ats dell'Insubria (+2,90 €), seguita dall'Ats di Pavia (+3,62 €).
Nel periodo considerato, i territori con la retta minima più bassa risultano essere le Ats della Montagna (40,09 € nel 2012 e 51,76 € nel 2017) e di Brescia (47,48 € nel 2012 e 51,89 € nel 2017); mentre quelli con la retta media più alta sono le Ats di Milano (76,37 € nel 2012 e 87,68 € nel 2017), della Brianza (68,17 € nel 2012 e 75,73 € nel 2017) e dell'Insubria (72,43 € nel 2012 e 75,33 € nel 2017).
Non sono piccole variazioni se si considera che questi aumenti giornalieri devono essere moltiplicati per i 365 giorni anno, e spesso ricadono a carico della persona e/o famiglia con pensioni e stipendi medi italiani che conosciamo. Inoltre, da sottolineare che i nuovi azzonamenti definiti Legge regionale n. 23/2015 sul “riordino del sistema sociosanitario lombardo” hanno aggregato territori diversificati per popolazione, tradizioni, densità e capacità delle strutture (per esempio Lodi è insieme a Milano, Monza con Lecco, Sondrio con Valle Camonica e Alto Lario, ect).
I posti letto
A fronte di un aumento negli anni dei posti letto autorizzati, accreditati e contrattualizzati, i posti cosiddetti solventi sono diminuiti dalle 772 unità del 2016 agli attuali 602. Per questi ultimi resta presente la tendenza degli enti gestori di applicare in autonomia rette superiori a quelle massime relative ai posti contrattualizzati.
Conclusioni
Il tema della non autosufficienza è tra quelli che maggiormente richiede urgenti interventi di sostegno e misure di tutela da parte degli attori istituzionali, così come risorse economiche che non possono più essere sempre a carico delle famiglie. Le principali richieste, che provengono dalle famiglie delle persone non autosufficienti, riguardano innanzitutto l'informazione relativa alle misure dedicate alle quali si può accedere e la possibilità di fruire dei servizi necessari a costi sostenibili.
La domanda, e quindi la spesa, dipendono non solo dagli aspetti legati alla popolazione che invecchia ma anche da altri numerosi fattori: tecnologici, legati ai consumi medici, farmacologici, all'influenza del reddito familiare sulla domanda, collocazione sociale e grado di istruzione. Il tema della compartecipazione alle rette delle Rsa condiziona in modo considerevole le scelte famigliari relative alla cura e all'assistenza degli anziani non autosufficienti, e richiede la progettazione di interventi strutturali da parte di regione Lombardia per adeguare il sistema di offerta al costo reale della vita e dei servizi.
Molto spesso le famiglie cercano posti letto nelle Rsa a minor costo, anche se più lontane dal domicilio della persona, con le inevitabili implicazioni sociali e relazionali. Un recente passo avanti riguarda l'introduzione della misura sperimentale di riduzione delle rette in Rsa consistente nell'erogazione di un voucher di 1.000 € anno agli anziani non autosufficienti già degenti in struttura in base a specifici requisiti sanitari (classi Sosia 1, 2 e Alzheimer) e al tempo di permanenza in Rsa. Una misura non risolutiva ma utile, che va incontro ai bisogni delle famiglie, con l'auspicio che non resti una misura estemporanea, ma che venga consolidata e estesa.
Il presente lavoro si poneva alcuni obiettivi. Una fotografia dell'assistenza sanitaria assistenziale nelle Rsa lombarde mettendo in luce le caratteristiche dei principali operatori del settore. In Lombardia abbiamo rilevato situazioni diverse da territorio a territorio, con luci e ombre. Abbiamo cercato di approfondire alcuni aspetti assistenziali che possono costituire elementi di valutazione in questo settore socio sanitario assistenziale, dove occorre passare dalla fase di analisi e riflessione alla parte più concreta e operativa di preciso intervento politico e/o organizzativo.
Questo rapporto vuole essere un contributo al miglioramento dei servizi da assicurare “ai nostri vecchi” che sono una parte importante della società, non ancora adeguatamente considerata e un po' trascurata ma a cui occorre invece rivolgere molta più attenzione e rispetto. Un particolare ringraziamento al Dipartimento Welfare di Fnp Cisl Lombardia che ha curato questa aggiornamento anno 2017, in particolare a Alfredo Puglia, Giuseppe Redaelli, Pietro Cantoni e Filippo Cristoferi.
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