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Scritto Venerdì 07 settembre 2018 alle 12:50

Corsi bocconiani sul turismo in una città priva di cultura e di politica nel settore

Volevo accuratamente evitare un ritorno nei panni del "menatorrone", ma davanti al profluvio di dati, analisi, facili ottimismi sull'andamento del turismo, mi sono cadute le braccia. Siamo alle solite: basta un indice che si impenni, vuoi qualche straniero in più in città, vuoi lo sviluppo delle case vacanza e dintorni, vuoi persino un incremento dei coni gelato e scatta una sorta di euforia fondata sul nulla e che rischia di adombrare un quadro che continua a essere grigio. Nessuno nega la volontà di promuovere occasioni di incontro e divertimento, ma questo filone viene frequentato più o meno bene a Lecco come a Ballabio o Bellano. Ciascuno secondo la propria inventiva e le proprie risorse.
Ci mancava poi che scoppiasse la Bollywood Mania, che altro non è se non l'attenzione al nostro territorio, lago e monti, da parte della industria cinematografia indiana che mostrerà le nostre bellezze nelle sale e nelle tv di Nuova Delhi. Insomma tutti in fila indiana a gustarsi il Resegone e qualche angolo inimitabile della nostra terra. Il ritorno per noi sarà pari a zero, lo stesso che ne avrebbe un imprenditore che producesse ghiaccioli al Polo Nord.
Semmai c'è da stupirsi che scelgano Lecco nonostante l'assoluta mancanza di politica turistica. Quali passi avanti sono stati fatti in questi anni? La tenacia e il dinamismo del vicesindaco Francesca Bonacina meritano la sufficienza in pagella, ma che ne può lei dopo avere trascorso una vita ad occuparsi di quel delicato ramo che si chiama "sociale"? La verità ancora una volta è che manca la cultura turistica, che non è una colpa si badi bene, provenendo noi da chiodi e vergella, ma nel tempo si può studiare, girare il mondo e magari fermarsi a Bruxelles dove altre città hanno trovato fondi europei per eventi milionari. L'assessore alla partita, sempre la brava Bonacina, è mai stata in Belgio per frugare tra le opportunità e magari tornarsene con un bel progetto e un bel malloppo? E' chiedere troppo, andare oltre Rivabella?
Continuiamo così senza alberghi, con la vergogna del Palazzo della ex Deutsche Bank che fa pessima mostra di sé in piazza Garibaldi, un inutile monumento all'ignavia e al provvisorio che diventa permanente. Davvero un quadro edificante, "impreziosito" da un palchetto che neanche a Morterone e dal Teatro della Società chiuso per lavori ancora nel limbo delle pie intenzioni.
Spendo due righe per un mio pallino: come ogni anno una domenica di agosto ho contato oltre cento surfisti che quasi all'alba sfruttano il vento del nostro lago, il loro oro, e poi non sanno dove attraccare, costretti a insidiose manovre per risalire la sponda alle Caviate e ad attraversare la strada, sfidando il traffico, con una muta e la tavola sotto braccio. Manco una scaletta hanno attrezzato e neppure l'ombra di un vigile a rendere sicure quelle operazioni per un paio d'ore. Se fossimo a Riccione gli farebbero trovare anche la piadina.
In questo quadro che è assai più buio di quanto sembri, interrotto solo dalle luci di qualche spettacolino serale, voglio segnalare il lampo del corso universitario, griffato Bocconi, promosso da Confcommercio Lecco. Un seme che dovrà essere coltivato se è vero che la scuola è la fucina per sanare il deficit di cultura turistica, nodo irrisolto di una politica che vede protagonisti i privati, in mancanza di quella regia che spetterebbe alla pubblica amministrazione.
Marco Calvetti
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