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Scritto Giovedì 13 settembre 2018 alle 08:38

Pescate: a 9 anni dalla scomparsa, il PM chiede di archiviare il fascicolo aperto su Gianluca Infortuna, la madre si oppone

Gianluca Infortuna
A fine dicembre saranno trascorsi 9 lunghissimi anni dall’ultima volta che Gianluca Infortuna ha varcato, in uscita, la porta di casa, senza più tornare sui propri passi. Nonostante il perdurare di questo assordante silenzio mamma Elma Bartoletti non vuole rassegnarsi all’idea che il fascicolo, aperto in Procura per fare luce sull’accaduto, venga archiviato senza che sia stato messo un punto fisso e dunque senza che si sia trovata una risposta certa sulle sorti del suo “ragazzo”, allora 35enne, apparentemente sparito nel nulla. Assistita dall’avvocato Francesco Marcone, che da sempre la supporta nella sua ricerca della verità, ha già presentato opposizione alla richiesta del sostituto procuratore Silvia Zannini, erede di un caso fugacemente rianimato nel 2011 quando l'allora titolare – il dr. Luca Fuzio – ordinò nuovi accertamenti senza riuscire però ad imprimere alle indagini la svolta attesa dalla famiglia Infortuna.
L’udienza dinnanzi al Gip del Tribunale di Lecco è fissata per il prossimo 9 ottobre: in quella data il giudice, lette le ulteriori memorie depositate dal legale che segue i genitori di Gianluca, deciderà se dare seguito o rigettare l’archiviazione proposta dal PM.
“La richiesta della dottoressa Zannini è datata metà aprile, a noi è stata notificata solo a giugno e in poco tempo abbiamo preparato l’opposizione. Tra l’altro il fascicolo è ora tornato ad essere classificato, come lo era al momento dell’apertura, come modello 44 ovvero inserito nel registro delle notizie di reato contro ignoti mentre per anni è rimasto un modello 45 ovvero nel registro degli atti non costituenti notizia di reato, motivo per il quale forse non sono state fatto attività investigative più mirate. Magari si tratta solo di una formalità, sono digiuna della materia ma anche questo aspetto mi ha incuriosita” argomenta mamma Elma. “Noi come famiglia abbiamo fatto tantissime ricerche ma per 5 anni mi sono sentita dire che mio figlio si era suicidato, convinzione che ha iniziato a vacillare non essendo mai stato trovato nemmeno il corpo. Si è parlato poi di un allontanamento volontario ma in 9 anni non abbiamo mai ricevuto nemmeno un segnale della sua presenza altrove, niente di niente. Ci sono state solo un paio di segnalazioni senza seguito eppure per quattro volte la trasmissione Chi l’ha visto? si è occupata dal caso. Abbiamo fatto cercare Gianluca in Spagna perché si riteneva potesse essere andato a Barcellona da alcuni amici tifosi del Lecco come lui e sulle montagne, rivolgendoci al CAI e al Soccorso Alpino, sempre perché si ipotizzava una scelta volontaria. Ricordo però che mio figlio è uscito di casa il 29 dicembre alle 5 della sera, senza giacca a vento. Senza portafogli. Di lì a qualche giorno avrebbe dovuto ritirare lo stipendio: 1.660 euro (non poco per il 2009), soldi mai riscossi. Chi pensa ad allontanarsi per sempre senza delle risorse?”.
Mamma Elma Bartoletti
Di corporatura esile, occhi verdi e capelli castani, Infortuna - noto a Lecco per la sua militanza tra le fila della tifoseria bluceleste -  "mentre tutti si preparavano a festeggiare il capodanno del 2010, la sera del 29 dicembre, è uscito di casa, senza documenti e senza cellulare, visibilmente scosso. I suoi genitori hanno cercato di fermarlo, ma invano. È stato visto per l'ultima volta in un bar alle 17 del 30 dicembre. Da quel momento non si hanno più sue notizie" come si legge nella ricostruzione dell'accaduto proposta nella scheda a lui dedicata dalla nota trasmissione di Rai 3 alla quale la madre, per il tramite anche dell’Associazione Penelope, è tornata ad appellarsi anche non appena appresa la notizia della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.
“Noi negli anni abbiamo fornito diversi spunti” prosegue la signora Elma, citando presunte minacce che Gianluca avrebbe ricevuto da soggetti vicini ad una persona alla quale era stato legato. “Lo abbiamo saputo da tre testimoni diversi che non si conoscono tra loro. Qualcuno è stato anche ascoltato ma non si è andati a fondo. Ed ora che il tempo passa c’è chi si può nascondere dietro al “non ricordo”… Non ho grandi speranze che il giudice il 9 ci dia una risposta positiva. Nella nostra memoria abbiamo sottolineato con forza le nostre motivazioni e indicato anche cosa si potrebbe ancora fare. Indipendentemente da come andrà l’udienza mi piacerebbe riaccendere l’interesse sulla scomparsa di mio figlio”.
Con l’intento di riuscire, prima o poi, ad arrivare al bandolo di una matassa ad oggi ancora intricata.
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A.M.
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