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Scritto Lunedì 08 ottobre 2018 alle 14:37

Mc Cece racconta in Aula il (presunto) pugno ricevuto nel backstage del Nameless 2016 da Fedez

Il processo dopo diverse udienze entra nel vivo
Fedez e Mc Cece
La conciliazione - e non poteva essere altrimenti, visti anche gli strascichi di cui già abbiamo dato notizia - è definitivamente saltata: nella mattinata odierna, al cospetto del Giudice di Pace del Tribunale di Lecco Antonella Signorile si è ufficialmente aperta l'istruttoria dibattimentale del processo per lesioni intento nei confronti di Federico Leonardo Lucia, noto ai più con il nome d'arte Fedez. La parola, come da prassi, è stata data subito al querelante: al microfono, in un'Aula sostanzialmente deserta, con solo la stampa tra il pubblico, si è così accomodato DJ Mc Cece, al secolo Cesare Mario Guglielmo Viacava che, rispondendo dapprima alle domande poste dal viceprocuratore onorario Mattia Mascaro, in rappresentanza della pubblica accusa, ha ripercorso dal proprio punto di visto quanto successo nell'ormai celeberrima nottata a cavallo tra il 4 e il 5 giugno 2016 nel backstage del Nameless Music Festival di Barzio, arrivando a dettagliare - come già fatto in sede di querela - il pugno che il neosposo della blogger Chiara Ferragni gli avrebbe sferrato all'esito di uno scambio di battute incentrate sull'orientamento sessuale del rapper meneghino. "Era l'ultimo giorno dell'evento, mi apprestavo a presentare l'ultimo ospite e mi trovavo in compagni di due amici, Mattia Balardi conosciuto come Mister Rain, un cantante e Luca Botter, un noto fotografo del mondo musicale" ha argomentato la persona offesa, costituitasi parte civile per il tramite dell'avvocato Claudio Schiaffino. "Sono stato avvicinato dal signor Lucia - con il quale non avevo mai lavorato e prima di quel giorno non avevo mai visto se non da lontano - che mi ha intimato di ripetere le parole che aveva letto su un social". La frase "incriminata" - bollata come "non felice" dallo stesso Viacava - risaliva al mese di marzo: sulla bacheca Facebook di un conoscente, che lamentava come Fedez gli avesse dato buca per la seconda volta in relazione ad un evento, adducendo delle scuse, il presentatore aveva commentato dando all'artista del "gay non dichiarato". "Sul momento non mi ricordavo di cosa parlasse e proprio perché l'evento era un contesto felice, pensavo che il suo tono minaccioso fosse una candid camera" ha proseguito Mc Cece, arrivano al momento del colpo che - a suo dire - avrebbe ricevuto su uno zigomo. "Ho riferito la frase a cui faceva riferimento, chiaramente senza prevedere la sua reazione violenza. Negli istanti successivi sono stato allontanato subito dalla sua guardia del corpo il cui nome è Luca Mocchetti" ha sostenuto, ricordando altresì di essere stato poi "consigliato da alcuni membri dell'organizzazione (uno dei primi è stato il signor Cirillo) di andare a farmi medicare, così sono andato nella parte dove c'erano le tende e le ambulanze dei volontari che mi hanno dato del ghiaccio. Non sono riuscito a terminare il mio lavoro, sul palco al mio posto è salito un altro presentatore" ha detto, riferendo in un altro passaggio della deposizione di essersi arrabbiato per aver dovuto rinunciare ai saluti finali, con la chiusura di un evento indicata come il momento "più emozionante" di una rassegna. "Non mi sono accorto se avevo ecchimosi o lesioni" ha inoltre aggiunto, sempre in risposta al VPO. "Sicuramente non perdevo sangue. Quella stessa sera ho chiesto alla postazione dei volontari un foglio ma mi è stato risposto che non si poteva avere ma che sarei dovuto andare al pronto soccorso. Ho deciso così di tornare verso Milano, anche perché avevo delle persone da accompagnare in auto e quindi ho aspettato il giorno dopo per farmi refertare", circostanza quest'ultima "scandagliata" anche escutendo tre volontari del Soccorso Bellanese in servizio quella sera al Nameless. Uno dopo l'altro, hanno riferito quanto a loro conoscenza, Bruno Mezzera, Matteo Mellera e Anna Ambu, tutti piuttosto concordi nel sostenere di aver saputo, direttamente o indirettamente, dell'aggressione subita al vocalist, con il "caso" non annoverato tra quelli "memorabili" in un contesto dove gli interventi si sono susseguiti nell'arco di tutte e tre le serate.
Si è inoltre cercato di far chiarezza anche su chi fosse o meno presente nel backstage al momento del supposto cazzotto. "Non ricordo quante persone c'erano. Oltre ai due con cui stavo parlando, sulle scale si trovava anche Goran Ilic che dall'alto ha visto tutto" ha sostenuto Viacava, citando i propri testi e asserendo di non conoscere invece i signori Federico Lattanzio e Enrico Mutti tirati in causa invece dalla difesa di Fedez, con il mandato ora affidato all'avvocato Gabriele Minniti dopo la rinuncia dell'avvocato Cristiano Magaletti.
"Non ricordo se c'era. Nella fase successiva al pugno mi è sembrato di averlo visto, come tanti altri" ha detto invece la persona offesa in riferimento a Fabio Rovazzi, l'artista di "Andiamo a comandare" al centro, con altri soggetti, di un fascicolo trasmesso dalla Procura di Lecco a quella di Milano per un ipotizzato falso commesso - ritiene il dottor Antonio Angelo Chiappani -  rilasciando dichiarazioni al primo legale di Fedez e usate della stesso a supporto della querela per calunnia presentata a carico di Mc Cece che, a sua volta, ha controdenununciato il rapper per lo stesso motivo. Per questa "costola" della vicenda di tornerà in Aula, al cospetto del Gup, la prossima settimana. Per il pugno - ben poca cosa in termine di peso del reato - la causa è stata aggiornata invece all'8 aprile 2019.
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A.M.
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