Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie. Accetta
  • Sei il visitatore n° 54.245.527
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Mercoledì 10 ottobre 2018 alle 17:45

Lecco, IRAM: anziano si gettò dal 5° piano, rinviate a giudizio tre operatrici sanitarie

Una delle strutture dell'IRAM
Sarà l’istruttoria dibattimentale a sviscerare nei dettagli cosa è accaduto cinque anni fa agli Istituti Airoldi e Muzzi di Germanedo, dove un settantenne ha posto fine alla propria esistenza lanciandosi dal quinto piano della struttura residenziale per anziani. Un volo di alcune decine di metri che era risultato fatale all'ospite, morto praticamente sul colpo.
Di quel tragico episodio, occorso all'alba di quel 7 marzo 2013, sono oggi chiamate a rispondere due operatrici socio sanitarie e un'infermiera, all'epoca in servizio presso il reparto dove l'uomo - sofferente già da qualche tempo - aveva messo in atto il gesto estremo.
Stamani il giudice per le udienze preliminari Paolo Salvatore ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal procuratore capo Antonio Chiappani, presente personalmente in aula, fissando al 5 febbraio l'avvio del processo.
Le tre dipendenti - due delle quali lavorano ancora alle dipendenze della casa di riposo lecchese - devono difendersi dall'accusa di omicidio colposo, non avendo – secondo l’ipotesi accusatoria – messo in atto quegli accorgimenti che avrebbero impedito all’anziano di buttarsi nel vuoto. Secondo quanto è sino ad ora emerso - e che sarà meglio approfondito nel corso del dibattimento al cospetto del giudice monocratico Martina Beggio – l’ospite avrebbe atteso il momento del cambio turno del personale sanitario per raggiungere una delle finestre e da lì gettarsi dalla finestra. L'indagine scaturita dalla morte del lecchese, classe 1937, ha chiamato in causa le tre operatrici che avevano preso servizio in reparto all'alba di quella mattina, poco prima del tragico episodio. Non hanno ritenuto di avvalersi di riti alternativi i legali delle imputate, gli avvocati Massimiliano Nessi e Emilio Tanfulla, convinti di poter dimostrare l'estraneità delle proprie assistite rispetto alle accuse mosse nei loro confronti dalla Procura. Si è invece costituita parte civile per conto dei sei figli dell'anziano, l'avvocato Stefania Brambilla.
Sarà dunque il dibattimento ad approfondire la dinamica dell'episodio, chiarendo al contempo l'organizzazione del reparto, le direttive che erano state fornite alle imputate e dunque l'eventuale responsabilità penale delle tre in ordine a quanto accaduto.
G.C.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco