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Scritto Venerdì 12 ottobre 2018 alle 16:23

Rapporto Ozono: in estate record negativi di inquinamento anche nel lecchese. Legambiente: ''poca consapevolezza''

Alzi la mano chi nell’estate appena trascorsa è stato messo in allarme dallo smog che, seppur a livelli inferiori rispetto agli ultimi anni, ha riempito la nostra aria, rendendo in alcuni momenti rischiosa l’eccessiva esposizione all’ozono. Probabilmente nessuno. Lo conferma Legambiente, che nel suo annuale “Rapporto Ozono” – che non a caso presenta come sottotitolo “La lunga estate inquinata” – evidenzia come, in generale, il livello di consapevolezza su questi temi sia “sistematicamente scarso, se non inesistente”. Non fa eccezione la nostra Lecco, dove nell’estate 2018 avrebbero dovuto essere emanati almeno 19 avvisi per comunicare ai cittadini i comportamenti corretti da adottare per evitare di esporsi a livelli eccessivamente alti degli inquinanti.


La situazione europea
Sulla sinistra le concentrazioni annuali di Pm10, sulla destra le medie massime giornaliere di ozono

In tutti i capoluoghi di provincia lombardi esclusa Sondrio, del resto, sono stati superati almeno una volta i valori della cosiddetta “soglia di informazione”, definita come “il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione, e il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni adeguate e tempestive”.


Il D. Lgs. 155/2010 stabilisce per l’ozono anche un “valore obiettivo” per la protezione della salute, da valutarsi sulla base delle rilevazioni condotte negli ultimi tre anni di misura: quest’ultimo è pari a 120 microgrammi/mc come massima media mobile giornaliera calcolata su otto ore e non dovrebbe essere superato per più di 25 giorni per anno civile.



Nel caso dell’inquinamento estivo da ozono, in tutti i capoluoghi di provincia lombardi si sono sforati i limiti anche del valore obiettivo, con Brescia che ha battuto tutti i record (ben 101 i giorni di superamento) seguita da Monza (92), Lecco (88), Bergamo (85) e Varese (77).


Osservando gli andamenti su un arco temporale più esteso, che comprende le ultime sei estati, a preoccupare è il fatto che non si registra alcuna tendenza di miglioramento. Decisamente meglio, nel 2018, sono andate le cose per quanto riguarda la soglia di allarme, con solo una giornata di superamento a Bergamo e Brescia: magra consolazione però, trattandosi di un livello di concentrazione che non dovrebbe essere raggiunto mai, in quanto espone l’intera popolazione, e non solo gruppi sensibili, a forti rischi sanitari.


Nonostante, dunque, se ne parli troppo poco, la Lombardia e il lecchese non si sono fatti mancare una “buona” – si fa per dire – dose di inquinamento nemmeno nella bella stagione, in un’estate cominciata in sordina con un meteo fresco e piuttosto turbolento che tuttavia ha poi portato con sé vistosi episodi di inquinamento, che si sono prolungati fino a tutto il mese di settembre. “Si tende a considerare l’inquinamento estivo da ozono un problema minore rispetto a quello dello smog invernale - dichiara Barbara Meggetto, presidente lombarda di Legambiente - ma è sbagliato sia per gli impatti sulla salute, che sono amplificati dal maggior tempo passato all’aria aperta rispetto alle stagioni fredde, sia perché i due inquinamenti condividono la stessa origine: i micidiali NOx, le cui principali fonti emissive sono i motori dei veicoli, soprattutto quelli diesel”. “Lo smog fotochimico accomuna i Paesi europei meridionali – spiega Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia -. Purtroppo però nella Pianura Padana, a causa di correnti da sud e scarsa ventosità, gli inquinanti tendono a ristagnare, e con essi anche l’ozono che è il risultato delle reazioni innescate dalla luce. Per questo la Pianura Padana, oltre ad essere l’area europea più inquinata d’inverno, lo è anche d’estate, anche se a causa di fenomeni completamente diversi. Il problema è che gli inquinanti cambiano, ma i polmoni che li respirano sono sempre gli stessi”. E ora inizia la conta dei giorni fuorilegge per le polveri sottili. Se, infatti, mettiamo insieme i dati di superamento del valore giornaliero tollerato per le polveri sottili (50 microgrammi/mc per non oltre 35 giorni all’anno), calcolati nei mesi freddi del 2017, e quelli del valore di riferimento per l’ozono calcolati nell’estate 2018, la fotografia che ne risulta è quella di una Lombardia in cui i cittadini sono costretti a respirare aria insalubre fino a 182 giorni all’anno: nel caso specifico del lecchese 131, derivati dalla somma tra i 43 sforamenti invernali di Pm10 - che pongono la nostra provincia al primo posto per salubrità dell'aria, escludendo sempre Sondrio - e gli 88 estivi, un valore, invece, tra i più alti in assoluto nella Regione, superato solo, come già accennato, da quelli di Brescia (101) e Monza (92).


“Di fronte a questi dati – conclude Barbara Meggetto - è chiaro che per la Lombardia, e in generale per il bacino padano, le misure di limitazione delle emissioni inquinanti, a partire da quelle dovute ai diesel, devono diventare una assoluta priorità, e non più per i soli mesi invernali”. L'attenzione dell’associazione ambientalista è massima: nelle due ultime estati ha compiuto campagne di misurazione e iniziative di sensibilizzazione in Lombardia anche con supporti tecnici da ARPA, nell’ambito del progetto europeo CAPTOR, che coinvolge altri sette partner tra istituzioni scientifiche e associazioni del settore di Spagna e Austria. Finanziato dal programma Horizon 2020, Captor ha l’obiettivo di favorire la collaborazione dal basso delle comunità locali per trovare soluzioni concrete al problema dell’inquinamento atmosferico, con particolare attenzione a quello da ozono, un inquinante secondario troppo spesso dimenticato ma che causa in Italia oltre tremila morti premature ogni anno. In Lombardia i sensori sviluppati dal progetto sono stati affidati direttamente a cittadini volontari, in aree periurbane della provincia di Bergamo. I sensori hanno registrato le concentrazioni di questo inquinante nell’area in cui vivono trasmettendo dati in tempo reale su una piattaforma appositamente dedicata.
B.P.
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