Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie. Accetta
  • Sei il visitatore n° 54.242.371
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Domenica 14 ottobre 2018 alle 07:54

Lecco: Premio Manzoni a Maria Attanasio, nel dialogo tra i finalisti il tema del ''male''

È Maria Attanasio, con "La ragazza di Marsiglia" (Sellerio), la vincitrice del 14° Premio Letterario Manzoni-Città di Lecco al Romanzo Storico, organizzato dall'Associazione 50&Più in collaborazione con Assocultura Confcommercio Lecco, il Centro Nazionale di Studi Manzoniani e il Comune di Lecco, con il contributo della Camera di Commercio e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia e della Provincia di Lecco (con ACEL Energie come main sponsor).

I tre finalisti con l’assessore alla cultura del Comune di Lecco Simona Piazza e il presidente dell’Associazione 50&Più Eugenio Milani

La finale è andata in scena nella serata di ieri, sabato 13 ottobre, presso l'Auditorium Casa dell'Economia di via Tonale, dove Ermanno Paccagnini e Stefano Motta hanno dato vita ad un intenso dialogo con i tre autori che si sono contesi la vittoria del Premio: insieme a quella di Maria Attanasio, sul palco si sono così intrecciate le parole di Rosella Postorino e Matteo Righetto, in gara rispettivamente con "Le assaggiatrici" (Feltrinelli) e "L'ultima patria" (Mondadori). Le tre opere - ovviamente accomunate dal genere, il romanzo storico - sono state selezionate nei mesi scorsi da una Giuria Tecnica composta proprio da Ermanno Paccagnini (presidente) e Stefano Motta, nonché da Alberto Cadioli, Gian Luigi Daccò, Gianmarco Gaspari, Luigi Mascheroni, Mauro Novelli e Giovanna Rosa, con Vittorio Colombo nel ruolo di coordinatore.

Nel corso della serata, si è poi proceduto, sotto l'occhio attento del notaio Federica Croce, allo spoglio delle schede dei 100 votanti della Giuria Popolare, individuati grazie alla collaborazione di una serie di librerie e biblioteche del territorio, al termine del quale si è potuto esprimere il verdetto finale. Siciliana di nascita, classe 1943, con "La ragazza di Marsiglia" Maria Attanasio ha voluto "restituire voce e identità" a Rosalia Montmasson, per vent'anni moglie di Francesco Crispi, che seguì in tutti gli esili condividendone azione e utopia, senza paura e senza riserve, facendosi cospiratrice e patriota al servizio della causa mazziniana.

Gli studenti delle scuole superiori vincitori del contest “Scrivere la felicità”

I vincitori delle scuole medie

Un romanzo avvincente, con un ritmo narrativo di inchiesta letteraria su una vicenda nascosta del Risorgimento, che ha finito per gettare nel buio più totale una figura di straordinario interesse, completamente (e forse volutamente) dimenticata. Perché anche se la Letteratura è per sua indole "fantastica", e non fattuale, "la sua verità, molto più di quella della Storia, è in grado di ridare vita a chi, suo malgrado, è caduto nell'oblio", come ha sottolineato con forza la vincitrice del Premio. "I romanzi e i racconti partono sì da singole esistenze, ma poi finiscono sempre per parlare dell'Uomo in senso universale, per trasmettere una verità sovrastorica, con l'obiettivo di spingere i lettori a porsi sempre più domande, anche quando questi sono consapevoli di non potersi dare delle risposte" ha poi aggiunto Rosella Postorino, che per la sua opera si è ispirata alla storia vera di Margot Wölk.

Ermanno Paccagnini e Stefano Motta

Maria Attanasio

Già vincitrice del Premio Campiello, la scrittrice 40enne di Reggio Calabria ha sviluppato la vicenda di Rosa Sauer, giovane berlinese entrata a far parte, insieme ad altre ragazze, della squadra di assaggiatrici di Hitler, condotte ogni giorno nella caserma di Krausendorf per sedersi alla mensa e "testare" i pasti potenzialmente letali destinati al Führer. La storia eccezionale di una donna in trappola, forte dei desideri della gioventù, ma fragile di fronte alla violenza della Storia, che negli anni del Nazismo come non mai ha fatto drammaticamente emergere la "banalità del male", per citare Hannah Arendt; di quel male frutto, nel caso di Margot-Rosa, di una "non-scelta", o, se si preferisce, di una "scelta obbligata", necessaria per una lotta alla sopravvivenza sinonimo di una dura condanna.

Rosella Postorino

Matteo Righetto


"La mia protagonista ha costituito uno dei tanti ingranaggi di un sistema atrocemente spaventoso, davvero difficile da immaginare" ha riflettuto la Postorino insieme ai "colleghi" presenti sul palco lecchese. "A ben vedere, però, la sua è stata una condizione terribilmente ambigua, nel paradosso di poter mangiare in un contesto in cui la guerra costringeva tutti, o quasi, alla fame; eppure, c'era anche la consapevolezza di rischiare di morire ad ogni boccone, per la salvezza nientedimeno che di Hitler, con cui le assaggiatrici, inconsapevolmente, sono entrate in una dimensione di profonda intimità, quasi di transustanziazione. Se la fame era desiderio di vita, infatti, allo stesso tempo era una minaccia per la sopravvivenza: ecco, dunque, in che modo la Storia attraversa le singole esistenze, i corpi individuali". Il male, dunque, anche come risultato di un "bisogno fisico", male che "nel mondo si trova ovunque, non soltanto nell'Uomo, ma anche nella natura, in cui la distinzione con il bene, tra bianco e nero, non è mai così netta". Parole, queste ultime, di Matteo Righetto, che ne "L'ultima patria", definito come un "western epico e realistico" e ambientato sul finire dell'800, nel freddo inverno delle montagne venete tra l'Altopiano di Asiago e la Val Brenta, scosse dall'improvvisa entrata in azione di due banditi, esplora il confine tra ragione e violenza attraverso le vicende della giovane Jole e dei suoi due fratelli.

Mattia Conti


Un'altra protagonista femminile, dunque, esattamente come nei romanzi di Maria Attanasio e Rosella Postorino: tre figure che, ciascuna a modo loro, come hanno sottolineato Ermanno Paccagnini e Stefano Motta, sono riuscite a diventare autentici emblemi di una "dignità quasi insolita nel mondo d'oggi, silenziosa anche nel male e nel dolore". Una dignità che, nel caso di Rosa Sauer, è quasi una forma di "riscatto", una "rivendicazione di umanità da parte di una donna trattata alla stregua di una cavia", mentre in quello di Rosalia Montmasson è "specchio di finezza interiore, sincerità", e - ancora - in quello di Jole "è riflesso dell'ambiente esterno, degli insegnamenti dei genitori e di una serie di valori forti tra cui il rispetto della parola data". Inevitabile, poi, nel dialogo intessuto fra i tre finalisti, un accenno al loro rapporto con Alessandro Manzoni, definito all'unanimità come "un mostro sacro sempre in grado di parlare a tutti", pur nell'ammissione - condivisa da Attanasio, Postorino e Righetto - della sua complessità, tale da costringere a una "ripetizione della lettura dei Promessi Sposi in diverse fasi della vita, con uno sguardo diverso a seconda dei singoli momenti". Molto simile, infine, anche l'approccio dei tre ospiti al genere del romanzo storico, "avvenuto inconsapevolmente". "Nel mio caso percepivo il forte bisogno di verità per Rosalia, per restituirla alla Storia e ridarle voce e identità" ha commentato la vincitrice. "Io mi sentivo in dovere di parlare di persona con Margot (cosa che purtroppo, però, non è stata possibile), di capire attraverso i suoi occhi e le sue parole il vero significato di ciò che aveva vissuto" ha invece ricordato Rosella Postorino. "Come potevo io, un'italiana del terzo millennio, arrogarmi il diritto di raccontare la sua storia? E soprattutto, che cosa avrei fatto io al suo posto? Ho capito che prima di prendere la penna in mano avrei dovuto confrontarmi a lungo con l'epoca del Nazismo, immergermi in essa per comprendere i veri sentimenti dell'epoca e provare almeno a sfiorare quel continuo senso di perdita che però non ha mai fatto venire meno la voglia di vivere, ma che anzi l'ha persino amplificata".

Il presidente di ACEL Energie Giovanni Priore con Eugenio Milani

Al microfono Vittorio Colombo

Nel corso della serata all'Auditorium, ha trovato spazio anche la consegna di un riconoscimento speciale dal titolo "Storie di lago", che la Giuria Tecnica ha voluto assegnare allo scrittore moltenese Mattia Conti, vincitore nel 2011 del Premio Campiello Giovani, che sul palcoscenico ha avuto modo di spendere due parole sul suo ultimo libro, "Di sangue e di ghiaccio", dedicato al difficile tema della follia. Si è svolta, poi, anche la premiazione del contest "Scrivere la felicità", ideato dai ragazzi di una classe quarta dell'istituto Bertacchi di Lecco prendendo spunto dal tema proposto per la nona edizione di Leggermente, "Esercizi di felicità". Il progetto, che richiedeva di comporre un testo narrativo in cui esprimere la propria concezione di felicità e che era rivolto a tutti gli alunni delle Secondarie di I e II grado coinvolti nella rassegna letteraria, ha visto la partecipazione di oltre 80 studenti del territorio.

La premiazione di Maria Attanasio

Per le scuole medie, il primo gradino del podio è stato occupato da Andrea Carolina Spagnolo (2^B, Alessandro Volta di Mandello), seguita da Martina Dell'Oro (2^A, Caterina Cittadini di Calolzio) e Noemi Di Genova (3^D, Giosuè Carducci di Olginate). Per le superiori, invece, a trionfare per il miglior testo è stato Davide Corti con "Il vestito di felicità" (3^BLS, Vittorio Bachelet di Oggiono); "medaglia d'argento" per Angelica Abitante (3^FSA, G.B. Grassi di Lecco) e terzo posto per Marta Mapelli (1^EL, Alessandro Manzoni di Lecco).
B.P.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco