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Scritto Domenica 04 novembre 2018 alle 15:03

Galbiate: la cerimonia del 4 novembre tra ricordo e inviti alla solidarietà e all’altruismo

Anche a Galbiate, così come in altri Comuni italiani, è stata celebrata questa mattina la Festa dell'Unità Nazionale, delle Forze Armate e della Pace tra i popoli, istituita per commemorare la fine della Prima guerra mondiale per il nostro Paese - ormai cento anni fa, il 4 novembre del 1918 - e rendere onore ai caduti per la patria, oltre che per riflettere sulle atrocità di tutti i conflitti e, in generale, di ogni battaglia combattuta con la violenza.

Inaugurata dalla cerimonia dell’alzabandiera in Comune e dalla posa della corona alle lapidi di Sala al Barro, Bartesate e Villa Vergano, la commemorazione è poi proseguita con la Santa Messa celebrata da Don Erasmo Rebecchi presso la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Evangelista, per poi spostarsi al Monumento dei Caduti di Largo Indipendenza.
Dopo l'esibizione del Corpo Musicale del paese, cha ha accompagnato la deposizione di un’ulteriore corona d'alloro con le note del "Silenzio", il toccante brano che da 155 anni suona nelle cerimonie militari e istituzionali per ricordare coloro che si sono sacrificati per il Paese, Don Erasmo ha benedetto il Monumento, mentre Massimo Tagliaferri – ex Assessore fra i fondatori della Protezione Civile – ha letto il Bollettino della Vittoria scritto dopo l’armistizio di Villa Giusti dal generale Armando Diaz.

Il sindaco Benedetto Negri

A prendere parola è stato poi il primo cittadino Benedetto Negri, affiancato dal Comandante della Polizia Locale Danilo Bolis e dall'assessore Lauretta Invernizzi, oltre che dal Gruppo Alpini, dalla Protezione Civile e dai gonfaloni delle associazioni galbiatesi.
"Quest’oggi siamo qui riuniti non per ricordare la vittoria del primo conflitto mondiale - uno degli eventi più drammatici della storia per numero di vittime e di persone coinvolte -, bensì per celebrare il centenario della sua conclusione e per onorare i caduti italiani di ogni guerra, i mutilati e tutti coloro che si sono sacrificati per dar vita al nostro Paese, e per ossequiare i loro sforzi e le loro sofferenze in difesa di ideali quali libertà e uguaglianza”, ha esordito, rendendo omaggio anche alle Forze Armate, a quanti operano in missioni all'estero e sul territorio nazionale con dedizione e responsabilità, esaltandone la ricchezza morale: "Sono persone che consacrano la propria esistenza a proteggere gli altri e sono presidio fondamentale della sicurezza interna e della ricerca della pace a livello internazionale”.
Il borgomastro ha poi sottolineato l’importanza di conoscere la storia e la tradizione della propria patria, per non dimenticare il passato, per meglio interpretare il presente e per programmare il futuro.
 ''Il 4 novembre deve continuare a interrogare le coscienze di ognuno di noi: la Prima Guerra Mondiale modificò radicalmente il corso delle vite di milioni di uomini e donne comuni, profughi e inermi, vessati e spaventati. In tutta Europa le loro sorti furono legate da un unico filo, segnate dagli stessi timori e dolori.
Ancora oggi – ha proseguito Negri – conserviamo le tracce di uno straordinario scuotimento dell’esistenza in quegli anni fatali di conflitto armato, tra il 1914 e il 1918, che non dovrà mai più ripetersi”.
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Il discorso è poi proseguito con un accenno al momento storico presente, in cui i valori dell'Unità hanno attualizzato il senso della celebrazione: “Nell’era della globalizzazione la conflittualità è alimentata da ogni estremismo che rifiuta il dialogo della ragione, per questo bisogna muoversi per combattere i problemi di giustizia e garantire il rispetto delle regole, dei principi fondamentali della convivenza umana, condivisi dalla comunità internazionale, al fine di sviluppare strategie di intervento comune che difendano lo Stato di diritto, nel rispetto reciproco del dialogo e della sicurezza. Dobbiamo proteggere i valori della nostra civiltà e della nostra Costituzione, ma soprattutto della cittadinanza attiva”.

Fondamentali in questo scenario futuro saranno le nuove generazioni, destinatarie di un messaggio pacifico che permetterà loro di porre le basi per una società costruita con i loro sogni, la loro determinazione e il loro coraggio e altruismo. “È importante aprirsi al prossimo, ai suoi bisogni, rinunciando ad un ripiegamento sui noi stessi, all’insegna dell’egoismo, in favore della solidarietà, del rispetto della vita e dei diritti di ciascuno di noi: siano i nostri caduti esempio di dignità, poiché nessuna esistenza ha meno valore delle altre”, ha detto il Sindaco, citando l’articolo 2 della Carta costituzionale, prima di leggere la poesia “La guerra che verrà” di Bertol Brecht, concludendo il proprio intervento con la al grido di "Viva l'Italia, viva la Repubblica e viva la pace" e ringraziando tutti i presenti per aver preso parte ad un momento di incontro e riflessione tanto significativo per la comunità e, più in generale, per l'identità italiana.
M.C.
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