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Scritto Venerdì 30 novembre 2018 alle 17:20

Lecco: presentato STORIE, il volumetto che grazie alle associazioni del dipartimento oncologico raccoglie i pensieri dei pazienti

"E' un'esperienza che nessuno dovrebbe provare però la vita è anche questa, bisogna accettarla e sperare di poterla raccontare". In tanti sono riusciti a farlo, prendendo carta e penna per poi imbucare un loro pensiero in una delle scatole che, per qualche mese, hanno atteso queste anonime confessioni. Sono, come il firmatario del messaggio con cui abbiamo deciso di iniziare queste poche righe, i malati di tumore in cura presso l'ASST di Lecco, gli autori del volumetto STORIE, presentato giovedì 29 novembre nella cornice dell'annuale Conferenza delle Associazioni del Dipartimento Oncologico.

La copertina del libretto

Monica Colombo

"Ho imparato dalla malattia molto di ciò che la vita non sarebbe stata in grado di insegnarmi in nessun altro modo" si legge, quale sottotitolo, sulla copertina dell'opuscolo, edito su spinta della referente dei sodalizi, Monica Colombo: è l'unica massima già nota, di Wolfgang Goethe per la precisione. Tutte le riflessioni contenute pagina dopo pagina, con i testi arricchiti dalle foto in bianco e nero scattate direttamente in reparto da Marco Di Prinzio, sono invece inedite e nascono dal vissuto di chi transita per l'Oncologia e la Radioterapia dell'Ospedale Manzoni con un cancro cucito addosso. Trasudano inevitabilmente dolore ma anche - qualcuna più marcatamente, qualcun'altra più flebilmente - speranza.

Il dr. Antonio Ardizzoia

Non a caso, il libricino - stampato grazie al contributo di INPRIMALINEA ONLUS - come specificato dalla coordinatrice delle associazione di DIPO, verrà non solo distribuito gratuitamente a quanti ne faranno richiesta ma, è nelle intenzioni del dottor Antonio Ardizzoia, fare in modo che possa essere consegnato ai pazienti che si apprestano a intraprendere il percorso di cura, per ricevere coraggio proprio da chi c'è già passato, da chi è già nel pieno della battaglia o ha già vinto la sua guerra contro quel brutto male. Sono tra i 15 e i 20.000 ad oggi i cittadini della provincia di Lecco malati di tumore, secondo le stime fornite proprio dal medico che, prendendo per primo la parola, ha velocemente presentato alla nutrita platea le 4 strutture - Anatomia patologica , Endoscopia, Oncologia e Radioterapia - del Dipartimento con tutto il personale coinvolto, senza dimenticare nemmeno gli amministrativi, oltre alle associazioni di volontariato e alle figure legate invece alla ricerca con 40 studi attivi in questo momento. "Dare un servizio trasversale per noi è essenziale" ha asserito il camice bianco, ricordando il sforzo clinico, assistenziale e organizzativo che richiede l'erogare, in capo ad un anno, qualcosa come le 100.000 prestazioni che saranno raggiunte entro la fine del 2018. "Abbiamo attivato otto ambulatori multidisciplinari" ha poi aggiunto per sottolineare proprio la collaborazione esistente tra colleghi, parlando inoltre dei percorsi diagnostico-terapeutici strutturati nella convinzione di non poter più improvvisare.

I Sol Quair del maestro Caccialanza che hanno ulteriormente impreziosito la serata

"Crediamo anche nel miglioramento" ha altresì rimarcato, citando i 10-15 incontri di livello regionale o nazionale organizzati nel corso dell'anno e i momenti di formazione, quale ulteriore carico extralavorativo.
"Se non c'è un gioco di squadra non riusciamo a ottenere i risultati che otteniamo" ha concluso rammentando "il grosso sforzo anche nell'umanizzazione" compiuto e ben evidente nel libricino STORIE, con le parole degli stessi pazienti.
"Ho passato tanto tempo in questa sala d'attea ma ogni momento mi ha insegnato che le persone si prendono cura di noi, lo fanno non solo con tanta professionalità ma anche con empatia..." e ancora "Uno dei regali che mi ha fatto il cancro è l'incontro con persone speciali che hanno saputo dare un senso e alleviare le fatiche durante il tortuoso percorso di cura. Quando entra nel bunker della radioterapia per la prima volta sei spaventato e fragile e ti affidi gli operatori con reverenziale timore. Poi, di giorno in giorno gli operatori diventano le persone che ti chiamano per nome, che si scusano perché le loro dita fredde toccano la tua pelle per sistemarti sul lettino, che ti chiedono come stai, che colgono lo smarrimento nelle giornate 'no', che ti ascoltano quando racconti loro i tuoi passi di vita, che ti fanno gli auguri per Pasqua abbracciandoti forte. E ti accorgi che quegli uomini e quelle donne, quelle mani amorevoli e qui volti rimarranno nel tuo cuore per sempre".

Daniela Plabani

E vanno proprio nell'ottica di andare incontro ulteriormente al paziente e ai suoi bisogni le novità introdotte nel 2018 in Oncologia, descritte dalla responsabile del personale Daniela Plebani che ha così parlato dell'ambulatorio infermieristico per la consegna dei farmaci chemioterapici orali con gli operatori che, accettando di modificare i loro orari, hanno permesso la distribuzione contestuale alla visita medica, senza costringere l'utente a tornare in due momenti distinti oppure ancora "l'esternalizzazione" di alcune tipologie di prelievo, ora effettuate non più solo presso il Day Hospital. Reintrodotto poi il corso pre-chemioterapia con l'intervento anche di una psicologa per preparare il malato alle reazioni che avranno mente e corpo. Implementato infine il progetto "Raggio di sole" per la fornitura delle parrucche, con sedute anche di riflessologia plantare e, da gennaio, con un nuovo laboratorio per coprire il capo con foulard e bandane annodati in maniera artistica.
Ulteriori tasselli verso l'irraggiungibile conclusione di un mosaico destinato sempre più a ingrandirsi.
"Siamo una macchina quasi perfetta: insieme ci completiamo" ha detto però Monica Colombo, parlando delle diverse componenti del DIPO e nello specifico delle 13 associazioni di volontariato che coordina, grazie alle quali è nato STORIE.
"L'anno scorso il regalo di Natale è stata una neoplasia di 7 mm. Bhe, almeno la stella c'era, sul petto come quella dello sceriffo. Doccia gelata e giorni di panico mi hanno tolto per un po' le immagini sempre dolci legate alla stella e catapultato nel buoi e angoscioso tunnel della malattia. Ma l'aiuto della mia famiglia sempre presente e pronta a incoraggiarmi mi ha sostenuto tantissimo. E ora la radioterapia con il cameratismo che si è creato tra noi pendolari della cura e il personale cordiale e sempre disponibile mi fanno credere che assolutamente anche io riuscirò a rivedere le stelle. Un caloroso abbraccio e grazie di cuore".
A.M.
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