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Scritto Giovedì 06 dicembre 2018 alle 09:19

Migranti: anche il lecchese fa i conti con i primi effetti della legge Salvini, 'sciagura'

A porre il tema era stato Filippo Galbati, presidente del Distretto di Lecco: "i Comuni - aveva detto - potrebbero essere chiamati ad affrontare e sostenere i costi delle persone che escono dai sistemi di protezione ministeriale”. Il riferimento del sindaco di Casatenovo è agli effetti concreti che avrà il cosiddetto “Decreto Salvini”, convertito in legge lo scorso primo dicembre, sui migranti da un lato e sui territori dove gli stessi si trovano dall’altro. Le prime ripercussioni della nuova legge iniziano infatti a farsi sentire: la Prefettura non concede più nessuna proroga - e non potrebbe fare altrimenti - a chi non ha più diritto all’accoglienza: queste persone, se prima potevano comunque rimanere all’interno delle strutture, adesso dovranno necessariamente andarsene. Nella maggioranza dei casi si tratta di coloro ai quali è stato riconosciuto un permesso di protezione umanitaria e che hanno terminato il loro periodo di accoglienza - sei mesi prorogabili di norma una sola volta - e sono adesso chiamati ad essere autonomi. Nessun problema nel caso di percorsi di integrazione positivi e ben riusciti, più critico invece il caso delle persone vulnerabili: quei migranti con problemi di salute o che soffrono di disagi psichici nonché le mamme con figli. In questi casi prima si concedevano ulteriori proroghe, ora non è più possibile e presto a tutte queste persone, contemporaneamente, verranno revocate le misure di accoglienza. Trattandosi di situazioni appunto fragili non potranno certo essere abbandonate al loro destino e saranno i servizi territoriali a farsene carico. Ancora non si sa il numero esatto: i più ottimisti ipotizzano che siano una decina di casi.

Marta Casalone
“Per chi perde l’accoglienza è un vero problema” sostiene Marta Casalone dell’associazione Lezioni al campo. “Il primo aspetto con cui fare i conti sono quelle persone che devono uscire immediatamente, fino all’anno scorso era prevista una proroga in relazione “all’emergenza freddo” ma adesso non è più contemplata. Noi abbiamo due piccolissime unità abitative da mettere a disposizione, ma è chiaro che non sono sufficienti. Proprio in questi giorni stiamo riflettendo con le altre realtà del territorio, ci siamo detti di metterci in rete e di provare a partecipare a bandi ma al momento sono solo idee, non c’è nulla di concreto”. Questo è uno dei problemi che si pone subito, poi si aggiungerà anche la questione della protezione umanitaria. C’è la possibilità che buona parte delle persone a cui era stata riconosciuta questa forma di protezione si trovi nella possibilità di non poter rinnovare il permesso di soggiorno. “Dal nostro punto di vista c’è un grande dispiacere - continua l’insegnate - siamo disarmati. Negli anni abbiamo creato legami, i ragazzi hanno imparato l’italiano, sono usciti dalle scuole medie, hanno dimostrato di possedere capacità e determinazione e poi arriva una legge che li mette per strada. Questa legge trasforma una potenzialità per tutti ad una potenziale insicurezza per tutti: se non puoi lavorare e non hai casa, le alternative che restano sono poche. In certi casi sono ragazzi che emigrano per motivi economici ma sono desiderosi di ingaggiarsi, di studiare e di trovare lavoro anche per ottenere la protezione, togliendo l’umanitaria vengono tolti a loro gli stimoli e la voglia di integrarsi. La nostra missione è quella di superare le falle delle istituzioni e di seguire i migranti presenti sul territorio, accompagnandoli nella loro formazione e credendo in loro. E questo continueremo a farlo”.

Riccardo Mariani
Anche le istituzioni dal canto loro si stanno preparando ad affrontare i problemi di gestione che la legge voluta dal ministro dell’Interno porrà ai Comuni. “Il decreto Salvini sta già creando una serie di conseguenze, drammatiche per le persone e complicate per i Comuni - spiega l’assessore ai Servizi sociali di Lecco Riccardo Mariani - L’irrigidimento del sistema di accoglienza e l’eliminazione dell’umanitaria pongono un tema, particolarmente evidente nei casi delle persone vulnerabili: i migranti si troveranno fuori dalle strutture, senza nessuna sponda ed è chiaro che saranno in primo luogo i Comuni e le forze dell’ordine ad affrontare questa situazione inedita e inquietante. Persone senza un luogo dove vivere e senza una comunità di riferimento, persone che in molti casi arrivano da situazioni drammatiche, che nel loro viaggio hanno subito violenze e torture e hanno vissuto esperienza tragiche di cui pagano ancora le conseguenze sul piano fisico e psicologico, che rimangono prive di tutela. Questa legge è sciagurata sotto questo profilo. La cosa paradossale - continua Mariani - è che i flussi si sono arrestati, e non apriamo la parentesi del perché si sono arrestati e su dove sono le persone che non arrivano più in Europa, e quindi a maggior ragione avremmo dovuto continuare il nostro lavoro e completare il percorso di accoglienza negli Sprar come prevedeva la legge: un luogo sicuro, un luogo pubblico, un luogo di protezione e di integrazione, dove ogni spesa era rendicontata fino al centesimo, un sistema funzionante. Questa cosa è stata smantellata e questo genera più insicurezza, genera una situazione priva di tutela di cui i Comuni non potranno non occuparsi, sia per ragioni di umanità sia per ragioni di sicurezza. Stiamo cercando di carpire come fronteggiare assieme questa situazione, pur sapendo che siamo lasciati soli, non possiamo voltare la testa dall’altra parte. È stata fatta molta propaganda ma gli effetti saranno nefasti, si stanno già sentendo e si sentiranno sempre di più”.
M.V.
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