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Scritto Lunedì 17 dicembre 2018 alle 16:33

Lecco: il mercatino fa acqua e l'organizzatore fa un bagno nel lago

Marco Calvetti
Come si sa, nei prossimi giorni, sarà possibile vedere la cometa a occhio nudo. Un bel segno astronomico e natalizio, simbolo del cammino verso il futuro. Fossi nel sindaco Virginio Brivio convocherei d'urgenza la Giunta per una seduta col cannocchiale, con l'auspicio che i suoi assessori, rimpastati e non, trovino ispirazione per orientarsi e indovinarne una.
L'ultimo, in ordine cronologico, è il pasticciaccio brutto delle casette in piazza Cermenati. Pare che sabato sera l'organizzatore sia stato "pucciato" nel lago per un bagno fuori stagione: un tentativo estremo di fargli trovare la perduta lucidità. Il mercatino, a parte l'infausta collocazione, si è segnalato per la modesta qualità dei prodotti, generici e acquistabili in qualsiasi altro negozio della città. C'erano persino dei banchi di frutta e verdura, reperibili in qualsiasi supermercato.
Tocco un tasto da me frequentato con tenace insistenza: andate a visitare le cento e una fiere di questo periodo in qualsiasi centro urbano o paese della Lombardia e capirete che Lecco sta diventando un borgo di serie B. Insomma, nel campionato dei capoluoghi siamo già in zona retrocessione. Ma chi è il responsabile di questa baracca e di un allestimento che agli oratori fa un baffo? Il bando è stato avviato a fine ottobre, quando il buonsenso vorrebbe che si partisse con qualche mese di anticipo per garantire un prodotto e sopratutto una organizzazione all'altezza. E' come se per decidere presidi e professori ci si muovesse alla vigilia dell'apertura dell'anno scolastico. Si potrebbe obiettare che c'è differenza tra scuole e mercatini, ma se un amministratore "toppa" nelle piccole cose, immaginate quando si trova davanti questioni complesse e strutturali.
Vien da dire che questo spaccato mercantile sia, in qualche modo, lo specchio e la metafora di una Amministrazione che ha eletto il pressapochismo a segno distintivo del suo operato. Sono in attesa degli sviluppi del concorso per il lungolago, un provvedimento che andava cotto e mangiato nell'arco di qualche mese e che invece rischia di diventare un'altra perla del pescoso pozzo dei ritardi, delle inefficienze, delle scivolate che a Palazzo Bovara sono il pane quotidiano. Ora non si può processare il sindaco, sempre sul pezzo nonostante il decisionismo non sia uno stigma del suo repertorio, ma gli assessori, per lo più modesti, non potrebbero darsi una mossa o magari ricordarsi che tra gli istituti a disposizione ci sono pur sempre le dimissioni?
Marco Calvetti
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