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Scritto Venerdì 21 novembre 2014 alle 19:06

Lecco: per le benemerenze si è raschiato il fondo del barile premiando anche illustri sconosciuti. Quando si rimedierà alla lontana bocciatura di Mario Ceppi?

Non mi va di solfeggiare sul consunto spartito delle civiche benemerenze, edizione 2014, assegnate dai partiti lecchesi per San Nicolò, ma il magro bottino di prede sopravvissute alla selezione dei capigruppi consiliari merita almeno una tirata d'orecchi.
Per ragioni anagrafiche e professionali è quasi mezzo secolo che batto i marciapiedi e i piani alti, ma nonostante non mi manchino memoria e curiosità, a me la premiata Mariangela Tentori non dice nulla. Dove l'hanno pescata, grattando il fondo del barile, risulta arduo da capire.
Se non che scorrendo il curriculum si scopre essere una grafica di mezza età, curatrice delle produzioni mariologiche di quel tal Adriano Stasi che si spaccia per teologo.
E' il caso di dire, una scelta della Madonna. Sono pronto a scommettere che il collegio giudicante, guidato dal sindaco Virginio Brivio e dal presidente del consiglio comunale Alfredo Marelli fosse all'oscuro dell'attività di questa figura verso la quale non nutro nessun avverso sentimento e può essere che sia mia la colpa di non averla nella mia agenda.
Riconosciuto che l'architetto Aldo Paramatti si meritava la benemerenza prima della sua dipartita, alla luce di un impegno professionale e culturale di prim'ordine, assodato che il premio a Nicola Golinelli, campione di corse in montagna, assolve, pur in un segmento di nicchia, il rituale omaggio alla nostra tradizione alpina, risolto il giallo di Massimo Trifirò, scrittore di trame poliziesche, destinatario di una pillola dorata per la sua voluminosa e eclettica produzione, resta l'amaro e stridente confronto con il passato.
Che dire del pittore Ennio Morlotti, del quale Sofia Loren comprò un lotto di quadri a cento milioni ciascuno, e che figura tra gli artisti insigni del nostro novecento?
O ancora di don Giovanni Ticozzi, preside del liceo Manzoni, e fulgido esempio di antifascista nelle stagioni nelle quali si rischiava la vita?
E quale eco trovò, giustamente, sui media nazionali la benemerenza a Riccardo Cassin, che il nome di Lecco portò alto non solo sulle vette più impervie ma nei più disparati angoli del mondo?
Per tacere di una fitta pattuglia di personaggi, gruppi, istituzioni che hanno attraversato il secolo scorso lasciando formidabili eredità civili e la scia luminosa del loro esempio e del loro impegno.
Ma forse è eccessivo pretendere che un sindaco nato in brianza, residente a Valmadrera e di cognome Brivio, sappia districarsi nella biografia di lecchesi meritevoli di segnalazione visto che credo abbia difficoltà anche nella toponomastica.
Voglio infine citare il caso della bocciatura di Mario Ceppi, il presidentissimo del calcio Lecco degli anni d'oro, colpevole di una fugace incursione nella Repubblica di Salò. Capitava circa trent'anni fa e sarebbe forse ora di porre rimedio, magari imitando il percorso di Dario Fò che, pur repubblichino, ha incassato nientemeno che il premio Nobel.
La verità è che, avanti di questo passo, invece delle indicazioni delle forze politiche, espresse secondo il manuale Cencelli, converrà scorrere l'elenco telefonico.
Potrebbe capitare allora che fra una trentina d'anni, in linea con le centenarie dipartite della genia Calvetti, tocchi anche a me una benemerenza. Mi piacerebbe riceverla in vita, per poterla rifiutare.   
Marco Calvetti
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