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Scritto Mercoledì 16 gennaio 2019 alle 08:47

In viaggio a tempo indeterminato/59: scaldarsi con i 'ricordi' di mucca

E dopo qualche settimana a casa a riempirci di pizza, abbracci e panettone, siamo tornati nell'incredibile India.
Abbiamo lasciato le nostre famiglie, le docce calde, il divano e il silenzio e ci siamo rituffati nel caos indiano.

Avremmo voluto lasciare anche il freddo, ma quello invece ci ha seguito. Sì, perchè nella zona nord dell'India, adesso le temperature sono piuttosto basse. E come se non bastasse a seguirci è stata anche la nebbia.
Lo abbiamo capito appena ci siamo seduti sull'aereo e il capitano, nel descrivere le condizioni meteo, ha annunciato: "A Delhi ci aspetta nebbia, nebbia e ancora nebbia!"
E noi che pensavamo che la nebbia colpisse solo la Pianura Padana.
Dopo 8 ore di volo, abbiamo scoperto che il capitano non aveva esagerato, anzi. Delhi era completamente avvolta nella foschia del mattino, ma la cosa peggiore era il freddo.
5 gradi la notte e 25 di giorno, sono le temperature che abbiamo trovato.
Non sono pochi gradi, lo sappiamo, il problema è che praticamente non esistono i riscaldamenti e l'acqua calda è un lusso.
Ma allora come sopravvivono al freddo gli indiani dei paesini di campagna nelle loro case di pietra e senza i termosifoni? Abbiamo scoperto alcuni modi ingegnosi che potrebbero tornare utili a chi si dovesse mai trovare nelle stesse condizioni... forse!
Partiamo dall'abbigliamento. Vestirsi a strati è d'obbligo quando ci sono questi sbalzi termici. Ma l'altra cosa che gli indiani non sottovalutano affatto è l'importanza di coprirsi la testa. E qui entra in gioco uno dei simboli dell'India: il turbante.

Metri e metri di stoffa arrotolati a formare un copricapo che ha moltissime funzioni. Oltre a tenere al caldo la testa in inverno e a proteggere dal sole in estate, il turbante viene utilizzato come cuscino o, se srotolato, diventa un'utilissima coperta. A questo si aggiunge che, secondo antiche credenze indiane, il turbante serva anche a tenere lontani gli spiriti maligni. I turbanti poi, hanno anche un valore legato al loro colore. Arancioni, verdi o gialli sono usati per le occasioni gioiose come i matrimoni. Bianchi per i funerali. Neri con i bordi rossi per il Diwali, il capodanno indù. I turbanti sono davvero una "faccenda seria".

L'abbigliamento adatto è utile quando si esce di casa, ma cosa fare quando si fa sera e non c'è più il sole a scaldare le case? A venire in aiuto, in questo caso, sono le onnipresenti mucche. Gli animali sacri che scorazzano liberamente per le strade delle città indiane, sulle spiagge, nei mercati, nei ristoranti... insomma ovunque, non possono essere maltrattate nè uccise, nè tanto meno mangiate. Ma le mucche sono pur sempre mucche quindi, sacre o non sacre, i loro bisogni li fanno, eccome.

Quindi, anzichè passare le giornate a fare lo slalom per evitare gli enormi "regali" delle mucche, gli indiani hanno deciso di raccogliere cotanti doni. E così le donne, nei villaggi rurali, prendono queste "torte marroni"e le fanno essiccare al sole appoggiate ai muri di cinta delle loro case. Si formano dei dischi induriti che poi vengono usati come combustibile per i focolai all'interno dei cortili. Insomma, ecologici, a impatto zero (o quasi) e reperibili gratuitamente! Niente male come modo per combattere il freddo.E siccome gli indiani sono davvero un popolo intraprendente, fino a pochi anni fa, queste "torte" fatte con lo sterco di mucca erano tra i prodotti più venduti su Amazon India. Quando si dice avere lo spirito imprenditoriale!  

Le nostre avventure indiane continuano ogni giorno sulla pagina Facebook- Beyond The Trip , su Instagram e ogni settimana qui su LeccoOnline.
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