Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 61.123.656
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Giovedì 17 gennaio 2019 alle 12:51

Lecco: in Ospedale una mostra su Fratel Felice Tantardini, ''il fabbro di Dio''. Raccontata la sua storia

La Hall dell'Ospedale Manzoni di Lecco ha ospitato, negli ultimi giorni, una mostra a pannelli su Fratel Felice Tantardini, missionario laico del PIME, offrendo così agli utenti del nosocomio di via dell'Eremo la possibilità di conoscere il profilo e i momenti fondamentali della vita di quello che è conosciuto come "il fabbro di Dio", appellativo contenuto anche nel titolo della sua autobiografia. Il libro è stato presentato nel pomeriggio di domenica presso l’Ospedale: pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1972 per volere di mons. Alfredo Lanfranconi e di mons. Giovanni Battista Gobbato, nel 2016 è stato edito per la seconda volta insieme a una raccolta di lettere e testimonianze.


Fratel Felice Tantardini

L’iniziativa di domenica è rientrata nel programma “Caffè Letterario” di BiblioHospitalis, associazione di volontariato per la lettura in ospedale. Il gruppo ha come obiettivo quello di promuovere attività ricreative e culturali per intrattenere i pazienti con la presentazione di libri e autori, ma anche piccoli concerti. A narrare la vita del piccolo grande “Servo di Dio”, attraverso numerose fotografie, è stato il professor Marco Sampietro, aiutato da Teresa Tantardini, che ha arricchito la serata prestando la sua voce a brevi estratti del volume e a testimonianze.


Il professor Marco Sampietro, relatore della serata

Felice Alessio Pietro Tantardini nacque a Introbio in Valsassina nel 1898, sesto di otto figli di una storica famiglia del paese. All’età di 10 anni iniziò a lavorare il ferro nell’officina del fratello Giuseppe, mestiere che lo accompagnò nel corso della sua lunga vita. Nel 1911 una tragedia sconvolse la giovane esistenza di Felice: il padre morì travolto da un’alluvione nella sua officina elettrica, e i suoi resti furono trovati solo tre anni più tardi. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si trasferì a Genova dove iniziò a lavorare nell’industria bellica “Ansaldo”, fino a quando non venne arruolato nell’esercito e mandato al fronte. Fatto prigioniero in un campo di lavoro riuscì a fuggire e per oltre un anno vagò in Europa, tornando a casa solo nel 1919. È dopo la guerra che iniziò a maturare la sua vocazione: “Bastò la lettura di alcuni episodi di vita missionaria per innamorarmi di questo ideale e accendermi in cuore un vivo desiderio di farmi fratello missionario”, racconta lo stesso Felice. “Leggevo con entusiasmo sempre crescente e mi infervoravo sempre più della brama di volare in terra di missione”.


Teresa Tantardini

A soli 23 anni, nel 1921, decise di entrare nel Pime e pochi mesi dopo partì alla volta della Birmania (Myanmar), dove trascorse la sua vita in veste di fratello laico fino alla morte, avvenuta nel 1991. Tornò in patria solo una volta, dal maggio del 1956 al gennaio del 1957, trovando un’Italia completamente cambiata e non più corrispondente ai suoi valori e alle sue idee. Fu destinato alla missione di Toungoo ma senza una dimora fissa: si spostava di luogo in luogo, a piedi o in groppa a un cavallo, rispondendo alle numerose richieste d’aiuto. La sua fu una vita missionaria segnata dalla semplicità e dal duro lavoro. Era un “tuttofare”: mai con le mani in mano, si adoperava in qualunque mansione silenziosamente e con passione. Ma a procurargli felicità era soprattutto il lavoro di fabbro, come testimonia il soprannome che gli venne attribuito in lingua birmana, e che in italiano si traduce in “L’uomo del ferro”. Fratel Felice costruì chiese, case parrocchiali, orfanotrofi, conventi, ponti, ed è per questo suo grande impegno che nel 1973 gli fu conferito il titolo “Maestro del Lavoro” dallo Stato Italiano.

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

Amava stare tra la gente e specialmente con i bambini. Era una persona molto dolce e obbediente, sempre pronta a rendersi utile. Negli ultimi anni, stabilitosi permanentemente nell’arcivescovato di Taunggyi, divenne punto di riferimento per i numerosi turisti che rimasero contagiati dal suo fascino e dal suo entusiasmo. “Felice di nome e di fatto” disse di lui mons. Alfredo Lanfranconi, suo vescovo a Toungoo. E non vi è espressione migliore per definire questo piccolo Servo di Dio: “Io sono grato per un tale nome, che esprime l’ideale della mia vita: sforzarmi di essere felice, sempre e ad ogni costo, ed essere intento a far felici gli altri”.



La sua fu anche un’avventura spirituale, nella quale la preghiera e l’eucarestia ebbero un ruolo molto importante. Profonda era la sua devozione verso la Madonna, protagonista di un evento miracoloso che segnò profondamente fratel Felice. Era il 1924 quando venne colpito da un’appendice acuta. L’ospedale più vicino distava 50 km e non c’era modo di trovare cure mediche. Chiese quindi di essere portato al cospetto dell’altare della Madonna dove pregò e promise di recitare il Rosario ogni giorno per tutta la vita. Ed avvenne il miracolo: uscì guarito dalla chiesa. La sua azione di missionario non si concluse con la sua morte, come lui stesso scrisse: “Una volta in Paradiso - spero di andarci - intendo continuare da lassù a fare il missionario: non più picchiando l’incudine, ma martellando senza posa il cuore del buon Dio, per strapparne tante grazie per questa povera gente che ora vedo attorno a me”.
A.T.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco