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Scritto Mercoledì 06 febbraio 2019 alle 08:27

In viaggio a tempo indeterminato/62: otto sotto un tetto

"Siamo arrivati, abitano qui" ci dice Manuela.
"Qui dove??"
Ci guardiamo intorno e l'unica cosa che vediamo sono 4 mura di sassi con una finestra traforata, una porta di metallo marrone e una tettoia.
Sono le 7 del mattino, il sole sta sorgendo e fa freddo, molto freddo. Tutto attorno cumuli di rifiuti, cani, capre e maiali che scorazzano. Ci avviciniamo e notiamo un uomo alto e magro sulla trentina. E' seduto davanti a un fuoco e osserva con uno sguardo perso l'acqua che bolle in un pentolone. Appena ci nota, la sua espressione cambia e sul suo volto compare uno sorriso dolce.. Si alza in piedi impettito come fosse sull'attenti e ci saluta. "Namaste" ci dice, mentre congiunge le mani e fa una specie di piccolo inchino. Ha i capelli scuri, ricoperti di quell'olio alla mandorla che in India usano tutti. Indossa un giubbetto, troppo leggero per la temperatura che c'è e infatti trema forse per il freddo, forse per l'emozione. 

Ci indica la porta socchiusa alle sue spalle. Saliamo i due gradini fatti di mattoni accatastati, ci togliamo le scarpe, apriamo lentamente la porta e... E in quella stanza veniamo assaliti dall'emozione più forte mai provata in questo viaggio o forse nella nostra vita.
Due, quattro, sei, otto anzi dieci occhioni marroni che ci fissano un po' intimoriti e un po' curiosi. E noi vorremmo piangere, vorremmo abbracciarli tutti, vorremmo urlare che non è possibile vivere così... ma l'unica cosa che riusciamo a fare è muovere la mano e con un sorriso tirato pronunciamo un "Hello!" che riesce a malapena a coprire il rumore del battito del nostro cuore. Shweta, Sandhya, Rinku e la cuginetta Angel, sono pronte con la loro divisa della scuola e le treccine perfette.
La mamma, giovanissima e tanto bella, si sta prendendo cura del fratellino più piccolo, prima di andare al lavoro. Fa la "muratrice" proprio come il marito...ed è incinta.
Nella stanza/casa c'è un solo letto, due sedie di plastica e qualche piatto d'acciaio appoggiato alle pareti. Nient'altro.
Non c'è neanche il pavimento, solo alcuni sacchi di yuta a coprire la sabbia. Ma ci sono quegli occhioni bellissimi tanto intensi da togliere il fiato, che illuminano e colorano quella casa dalle pareti marroni.
Vivono in sette sotto quella tettoia: i due genitori che avranno poco più di trent'anni, tre sorelle tra i 10 e i 7 anni, un fratellino di 4 anni e poi c'è Angel, la cuginetta. E' stata adotttata dagli zii dopo che i genitori hanno divorziato e l'hanno abbandonata. E' la più timida di tutti e anche le poche volte che sorride, ha il volto tirato e glielo si legge negli occhi quel velo di tristezza. 

Le ragazze sono pronte, un'ultima controllata dal papà che toglie un pochino di sabbia finita sui maglioncini blu, zaini in spalla e si incamminano. 30 minuti di strada sterrata e trafficata le separano da scuola. Le osserviamo allontanarsi, belle, in ordine e pulite come fossero appena uscite da una casa vera. Possono studiare e costruirsi un futuro migliore perchè sulla loro strada hanno incontrato Aflin e le persone che le sostengono a distanza. Sedute tra i banchi di scuola, quelle 4 bambine sono esattamente come tutti gli altri. Scrivono, colorano e sorridono, sorridono tanto.  
Torniamo la sera, alla casa quando ormai è buio. C'è solo una luce per illuminare, ma è fuori e così devono tenere la porta aperta. Ci sediamo sul pavimento di sabbia, tutti insieme, uno accanto all'altra. Con noi abbiamo portato qualche vestito e due pizze con verdure e formaggio indiano. Appena apriamo le scatole, quegli occhioni marroni che la mattina ci avevano commosso, si spalcano meravigliati ed estasiati. E' la prima volta che mangiano una pizza ma sembrano apprezzarla.  
Fa molto freddo a Pushkar, ma dentro quelle quattro mura improvvisate si sente un calore meraviglioso... il calore di una famiglia. 

"Era una casa molto carina
Senza soffitto, senza cucina
Non si poteva entrarci dentro
Perchè non c'era il pavimento
Non si poteva andare a letto
in quella casa non c'era il tetto
Non si poteva fare pipì
Perchè non c'era vasino lì Ma era bella, bella davvero..."  

A differenza della filastrocca però, tra poco il bagno ci sarà. Con AFLIN - Associazione Filo di Luce India Onlus, abbiamo iniziato una campagna per costruire 10 bagni per 10 famiglie indiane. Il progetto si chiama "IO LA FACCIO QUI!". Tutte le informazioni a questo link: https://www.aflin.org/io-la-faccio-qui/ 

Una pipì in India, può trasformarsi in un incubo. La mancanza di servizi igienici, oltre a creare problemi di salute pubblica, arriva a essere persino un rischio per la sicurezza delle donne e dei bambini.
Molti i casi di stupro che si sono verificati nei villaggi nei confronti di donne e bambine uscite la notte per andare a fare i loro bisogni in un campo.
Tutti insieme con l'aiuto di Aflin, si può fare molto.  
Chi ci dà una mano a costruire questi bagni??  
Grazie!! 
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