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Scritto Mercoledì 13 febbraio 2019 alle 15:07

Processo Gilardoni, in Aula il coordinatore dell'ufficio amministrativo: 'la pipì? si organizzi per farla a casa'

La sede di Mandello della Gilardoni Raggi X
Benvenuto a Gilalcatraz: così, dopo un solo mese dall'assunzione - datata febbraio 2015 -  raccogliendo il suo sconforto sarebbe stato accolto in azienda dai colleghi l'allora coordinatore dell'ufficio amministrativo, costituitosi parte civile nel procedimento a carico della signora Maria Cristina Gilardoni e del suo braccio destro Roberto Redaelli chiamati a rispondere di maltrattamenti e lesioni nonché del socio di minoranza Andrea Ascani Orsini e della dottoressa Maria Papagianni a cui è ascritta invece una colpa in vigilando rispetto alle condizioni che si sarebbero venute a creare fino al 2016 all'interno della storica azienda mandellese, considerata - come evidenziato dalla storpiatura del nome riferita dal teste odierno - una "prigione" per parte delle maestranze. Da Gilalcatraz, anche volendo, l'uomo - classe 1956 - non avrebbe potuto infatti evade: in un passaggio dalla sua deposizione ha confermato di aver dovuto stringere i denti per la paura, una volta fuori, di non riuscire a ricollocarsi, a 59 anni, sul mercato, dovendo tra l'altro garantire la sussistenza della famiglia, essendo l'unico con uno stipendio. Resistito - pagando anche in termini di salute, essendo dovuto ricorrere a tranquillanti prescritti dal medico di base per vincere l'ansia dovuta alle condizioni lavorative - allo "tsunami" abbattutosi sulla Gilardoni tra il 2015 ed il 2016 - indicati già da altri dipendenti come gli anni più neri per l'impresa - l'impiegato è stato stabilizzato dalla nuova governance aziendale. "Oggi si lavora, ci si confronta e si possono aprire porte e finestre" ha risposto al giudice Martina Beggio, richiamando - con il sorriso sulle labbra - il divieto in senso contrario imposto invece dalla precedente direzione che aveva perfino fatto serrare le imposte per supposte ragioni di sicurezza. E, sempre esercitando un controllo omnicomprensivo, Maria Cristina Gilardoni sarebbe arrivata anche - per come riferito dal quadro sentito questa mattinata - a pretendere la compilazioni di "telefoniche" in cui annotare tutte le chiamate fatte e ricevute nel corso della giornata, a controllare tramite apposito sistema le mail, a vietare l'introduzione dell'open space di cappotti e ventiquattrore nonché a vietare l'uso dei cellulari. "In realtà poi bastava una chiavetta per portarsi via quello che si voleva: non è questa la sicurezza" ha chiosato l'uomo, ricordando di essere stato più volte redarguito anche per l'uso dei servizi igienici. "Si organizzi, la facci a casa" gli avrebbe infatti risposto la Presidente, dopo averlo sgridato per aver usato la toilette già alle 8 del mattino. "Lei non va in bagno a urinare ma a masturbarsi" si sarebbe spinta a sostenere la Patron, in almeno 3-4 occasioni con Roberto Redaelli che, da parte sua, potendo vedere dal proprio ufficio chi accedeva ai bagni, l'avrebbe fatto chiamare in più momenti al telefono proprio nel mentre si recava ai servizi.  Alla donne non andava meglio ha detto il teste, aggiungendo come l'ingegnere pretendesse da una collega che entrasse nell'area dei WC con gli assorbenti in mano e non in una bustina.
Eppure la Signora e il suo capo del personale, al primo incontro avevano fatto un'impressione buonissima al ragioniere. Da lì all'ingresso nella "lista nera" il passo sarebbe stato però brevissimo, con 41 lettere di richiamo inviategli direttamente dalla società o per il tramite dell'avvocato Mulargia in meno di 24 mesi e 76 giorni di sospensione comminati poi a suo carico, senza arrivare all'esecuzione. E senza arrivare mai nemmeno al licenziamento. "Forse perché avevano contezza delle mie capacità" ha ipotizzato il quadro, ripercorrendo analiticamente ingressi e uscite dall'ufficio che coordinava, dopo le dimissioni rassegnate da chi lo ha preceduto in tale mansione, durata appena un semestre. "Almeno trenta le persone passate negli ultimi anni. 14 tra il 2015 e il 2016" ha detto parlando del turn over elevatissimo e dell'impossibilità a partecipare ai colloqui di selezione con il risultato che spesso venivano assunte persone con profili non adatti al lavoro da svolgere, destinate dunque a durare poco. Si è appreso così che una donna avrebbe mollato non tollerando più il trattamento riservato ad una collega i cui faldoni venivano gettati a terra dalla Signora che pretendeva poi venissero raccolti. Poi a lasciare sarebbe stata la diretta interessata da tale umiliazione. A luglio un uomo avrebbe preso la porta, seguendo la strada intrapresa a giugno da altro collega, dopo una violenta discussione con Redaelli che gli avrebbe negato il permesso per accompagnare la compagna incinta ad una vista: la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso.
Nel "bollettino di guerra" figurano poi anche un'impiegata rimasta solo qualche settimana, per evidente non attinenza con la mansione per la quale era stata assunte e un'altra contabile licenziatasi dopo aver trascorso un giorno nella segreteria del Presidente. "Io con quella pazza non resisto" avrebbe sostenuto prima di mollare, dopo essere entrata in quello che è stato definito come un "tritacarne". E ancora, una signora dell'ufficio sarebbe rientrata in lacrime dopo essere stata presa a pizzicotti dalla Gilardoni e un'altra si sarebbe vista appioppare due sberle in quanto giudicata lenta nel fare le fotocopie. Lo stesso responsabile in un'occasione sarebbe stato morso dalla Presidente, venendo altresì investito da una pioggia di insulti più degni di uno scaricatore di porto che al numero uno di una grande azienda, come ebbe modo di far presente alla Signora, alla quale in alcuni momenti avrebbe anche risposto a tono. "Il mio autocontrollo non sempre reggeva" si è scusato, interloquendo con il giudice, anche in relazione al "bravo cagnolino" o al "sei un analfabeta" che avrebbe detto all'indirizzo di Redaelli, come sottolineato dall'avvocato Maschi, difensore del pescatese, presente personalmente anche quest'oggi in udienza.
Se, del resto, "faccia da scemo", "ladro", "bugiardo", "lumacone", "la ammazzo come un porco", "prendo il coltello e glielo tiro nella pancia", "spero che sua madre sia morta per evitare di vergognarsi di un figlio così scemo" e "taccia bocca di merda" erano espressioni abituali, mai il contabile si sarebbe aspettato di venir ammonito anche dopo aver salvato 400.000 euro di fatturato. La ragione delle ire della Presente? Aver usato il cellulare per sbloccare l'inghippo. Il tutto mentre - a giudizio dell'uomo - l'azienda veniva soffocata dall'eccessiva burocrazia interna e dalla disorganizzazione anche nel gestire un qualcosa di non secondario come le fatture. "Eravamo completamente allo sfascio" ha affermato in relazione al momento del passaggio della presidenza a Marco Taccani Gilardoni, punto di rinascita della Gilardoni Raggi X e di fine delle vicende oggetto del procedimento che, da settimane ormai, sta tenendo banco in Tribunale. Prossima udienza mercoledì 20.
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A.M.
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