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Scritto Giovedì 14 febbraio 2019 alle 18:07

Manzoni: una protesi e una 'gabbia' per correggere la gamba di una 14enne deformata da un batterio. Una magia in Ortopedia

Nel 90% dei casi il batterio viene sconfitto con un “banale” antibiotico. Per Alice – la chiameremo con il nome della protagonista del più celebre dei romanzi di Lewis Carroll con l’auspicio possa correre presto verso le porte del Paese delle Meraviglie – così non è stato. Quell’insulso batterio, in tenera età, le ha causato un’infezione dell’osso e della cavità midollare (ostiomelite) nonché a carico dell’articolazione dell’anca (artrite sittica). E mentre Alice iniziava a muovere i suoi primi passi, la sua gambina destra iniziava a stortarsi, sempre più marcatamente per l’effetto di una grave artrosi con iposviluppo del femore e iperrotazione del ginocchio.

La situazione di partenza

Alla vigilia dell’adolescenza, senza voler dare peso a quel difetto sempre superato dalla voglia, comunque, di fare, Alice si è trovata così con un’anca praticamente fuori uso, una gamba più corta dell’arta di ben 7 centimetri e girata di 20°. Comasca, dopo aver peregrinato di clinica in clinica su e giù per l’Italia senza mai vedersi prospettata una soluzione definitiva al suo problema, divenuto tale in un’età in cui i commenti possono fare davvero male, nel 2018, nell’anno del suo 14esimo compleanno, è approdata con i suoi genitori all’ospedale Manzoni, affidandosi alla struttura di Ortopedia diretta dal dr. Piero Poli. “Le abbiamo proposto una protesi all’anca per restituirle articolarità. Dopo sei mesi, riacquisito il movimento abbiamo iniziato la correzione della gamba con Ilizarov per correggere lunghezza e rotazione” ha spiegato il primario, citando la tecnica - in relazione alla quale Lecco da sempre fa scuola -  fondata sulla capacità atavica dell'osso di autorigenerarsi e sull'intuizione in base alla quale, mettendo il sistema scheletrico in una posizione biomeccanicamente favorevole e interrompendo in maniera ottimane l'osso stesso, fornendogli determinati stimoli, è possibile guidarlo nella sua rinascita.


La protesi all'anca e la "gabbia"

L'evoluzione della cura

Due nello specifico le “gabbie” con il sistema di appositi tiranti applicate alla gamba di Alice, per agire sul femore e sulla tibia. Il “toglietemi tutto” è presto arrivato, trattandosi comunque di una “cura” non certamente facile da sopportare ma, superato lo sconforto del momento, testa e cuore hanno spinto la ragazzina ad andare avanti, fino in fondo. “Per finire il trattamento manca ormai poco” aggiunge Poli, parlando di un arto tornato dritto e funzionale. E’ durato un anno ma ne è valsa la pena, con gli ortopedici lecchesi riusciti, combinando una protesi – non così comune a 14 anni – e la loro “specialità” a restituire il sorriso ad una giovane, con un’intera vita davanti, sulle sue gambe. 
A.M.
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