Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 63.299.333
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Venerdì 15 febbraio 2019 alle 13:46

Nel lecchese 187 casi di mesotelioma dal 2000, il 22 un incontro sui diritti dei lavoratori ''esposti'' all'amianto

Tra il 2000 e il 2017 in Provincia di Lecco si sono registrati 187 casi di mesotelioma certo e “probabile”, con un picco di 20 raggiunto nel solo 2015: una malattia causata dall’esposizione all’amianto, per la quale non si conosce una cura e della quale, come sostiene il Gruppo Aiuto Mesotelioma guidato da Cinzia Manzoni, molti cittadini del nostro territorio non hanno ancora una chiara consapevolezza. A preoccupare il GAM, ad oggi, è anche la scarsità di informazioni a disposizione di coloro che hanno lavorato (o continuano a farlo) in luoghi con presenza di eternit, alcuni dei quali hanno dunque diritto a specifiche maggiorazioni contributive pensionistiche proprio per l’esposizione alle pericolose fibre: è in questa direzione che il Gruppo Aiuto Mesotelioma ha organizzato per venerdì 22 febbraio alle ore 20.30 presso la sala di via Seminario a Lecco un incontro pubblico rivolto a tutti coloro che sanno, o semplicemente sospettano, di aver lavorato in ambienti dove era o è tuttora presente l’amianto, al quale interverranno anche l’avvocato Roberto Molteni e il dott. Edoardo Bai, medico del lavoro e membro della Commissione legale-scientifica del GAM.


Cinzia Manzoni, presidente del GAM

“I dati, del resto, confermano che la grande maggioranza dei malati di mesotelioma (il 65% nel caso della Lombardia, pari a 3.233 diagnosi su un totale di 5.981 confermate tra il 2000 e il 2017, con l’ultimo biennio ancora in fase di verifica) ha respirato l’eternit sul luogo di lavoro, spesso senza nemmeno sospettarne la presenza” ha commentato Cinzia Manzoni. “Si tratta di numeri a nostro parere sottostimati, che inoltre non tengono conto delle altre patologie asbesto-correlate ed escludono più di 1.300 diagnosi in cui l’esposizione alle fibre è stata definita come “ignota”, non potendo dunque essere riferita con certezza all’ambito professionale. Nel 1992 è entrata in vigore una legge nazionale che, mettendo al bando l’amianto, ha stabilito una serie di benefici pensionistici per chi ha vissuto una simile condizione per più o meno anni, pur senza necessariamente ammalarsi: nel 2003, però, un decreto ministeriale ha imposto la scadenza al 15 giugno 2005 per la presentazione della domanda per le agevolazioni da parte dei lavoratori sani, una novità, quest’ultima, che ha causato una sorta di “cortocircuito” comunicativo, non essendo compresa né “assimilata” a fondo, nonché una serie di diverse interpretazioni della norma tra una parte e l’altra dell’Italia. Per i tribunali del centro-sud, ad esempio, potevano beneficiarne anche i dipendenti in pensione da prima del 2003, a differenza di quanto sostenuto in altre zone della Penisola”.


A destra l'avvocato Roberto Molteni

Ad esemplificare la situazione è stato l’avvocato Roberto Molteni, legale di tre lavoratori di un’impresa di Costa Masnaga che hanno vinto una causa contro l’Inps per vedere riconosciuta loro una specifica maggiorazione contributiva legata all’esposizione all’eternit. “Il problema è che ci sono voluti dieci anni” ha spiegato la toga, risalendo il corso di una lunga vicenda giudiziaria iniziata tra il 2007 e il 2008 e terminata nell’ottobre scorso a seguito dell’accoglimento del ricorso da parte della Cassazione “per manifesta fondatezza”, con il conseguente versamento del dovuto in termini economici. È il primo caso simile in Lombardia. “Questa battaglia, a tratti davvero estenuante, ha finito per evidenziare la necessità dei lavoratori di essere informati sui loro diritti, soprattutto perché – come purtroppo ho avuto modo di constatare, non senza rimanere con un po’ di amaro in bocca – in casi come questi le istituzioni non sono dalla loro parte”. “Forse non lo sono perché il beneficio consiste nel pagamento di un’indennità da 30.000 euro all’anno per “malattia professionale” - quando questa viene riconosciuta ufficialmente - alla persona, che diventa un assegno di reversibilità (pari al 50% della somma) all'eventuale coniuge dopo la sua morte” ha aggiunto la presidente del GAM. “Per le cure mediche, invece, ciascun caso richiede una spesa di almeno 25.000 euro: tutte cifre importanti, soprattutto se si pensa che potrebbero essere investite per favorire la bonifica degli ambienti ancora “contaminati” e iniziative come la realizzazione di mappature aggiornate dell’amianto nei luoghi pubblici, di cui avremmo bisogno anche a Lecco. Dietro a tutti questi dati ci sono persone e famiglie, che spesso si trovano a fare i conti con problemi di questo tipo nel momento della sofferenza, proprio quando è più difficile pensarci. Ecco perché è fondamentale avere una consapevolezza degli eventuali rischi corsi, ma soprattutto dei diritti di cui si è beneficiari in quanto lavoratori”. Il Gruppo Aiuto Mesotelioma invita dunque tutti gli interessati a partecipare all’incontro pubblico in programma per il prossimo 22 febbraio: “È un’occasione da non perdere, che molti di noi che hanno combattuto battaglie simili per i propri cari avrebbero voluto avere” ha concluso Cinzia Manzoni, sottolineando ancora una volta la vicinanza del GAM ai lavoratori (lecchesi e non) e alle loro famiglie.
B.P.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco