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Scritto Venerdì 15 febbraio 2019 alle 19:33

Lecco: occuparono capannone il 25 aprile 2015, condannati 9 anarchici

Il Tribunale di Lecco
Grande dispiego di forze dell'ordine nella tarda mattinata di oggi presso il palazzo di giustizia cittadino. Il motivo? Il processo penale, fissato alle 12.30 nell'aula del giudice monocratico Enrico Manzi, a carico di 9 soggetti militanti nell'area anarchica che il 25 aprile del 2015 avrebbero occupato -secondo la tesi accusatoria- i locali di un'azienda dismessa, sita in via Valsugana, per tre giorni consecutivi.
Temendo possibili contestazioni da parte di diversi esponenti della stessa "cerchia", la Digos ha monitorato fin dal mattino il tribunale sia all'interno che all'esterno, anche se al termine dell'udienza si è potuto constatare che solo in pochi militanti -che si potevano contare sulle dita di una mano- hanno presenziato al processo come pubblico, rimanendo in silenzio ed ascoltando.
I nove imputati invece, assistiti dall'avvocato Salvioni, hanno deciso di non presenziare, lasciando che i fatti accusatori fossero illustrati dagli operanti. Arosio Paolo (classe 1978, di Monza), Cazzaniga Francesco (classe 1991, di Barzanò), Chiappa Michele (classe 1990, di Lecco), Corti Gabriele (classe 1983, di Vercurago), Monti Omar (classe 1984, di Valmadrera), Parati Michael (classe 1986, di Primaluna), Poletti Samuel (classe 1971, di Mandello), Porcino Cosimo (classe 1983, di Arcore) e Radoicovich Roberto (classe 1988, di Primaluna): questi i nomi degli imputati, accusati di invasione di terreni od edifici -ai sensi dell'articolo 633 del codice penale- con l'aggravante dell'aver commesso il reato con più di 10 persone; sarebbero stati loro -sempre secondo la tesi accusatoria- ad entrare per primi nello stabile, dando il via alla tre giorni di occupazione dei locali dell'azienda, all'epoca dei fatti di proprietà dell'agenzia immobiliare Gaiab Srl, con sede a Milano.
La vicenda è stata sviscerata unicamente attraverso i testimoni della pubblica accusa, ovvero gli agenti in forza alla Digos di Lecco, che in quei giorni hanno monitorato gli spostamenti degli imputati. Il primo chiamato a raccontare la vicenda è stato il Commissario Domenico Nera, il quale, rispondendo alle domande del Vpo Mattia Mascaro, ha spiegato di aver appreso mediante attività investigativa che nei giorni antecedenti il 25 aprile del 2015 i militanti dell'area anarchica -vicina in particolare ai gruppi "L'arrotino" e "Il Galeone"- stavano organizzando una "Taz" (zona temporaneamente autonoma) in occasione dell'anniversario della liberazione. In particolare per la città sarebbero stati distribuiti dei volantini -pubblicati anche online sul sito "leccoriot"- recuperati dalla Polizia Ferroviaria di Lecco, che indicavano un programma dettagliato di eventi, dai concerti alle cene, facendo menzione anche all'occupazione di uno stabile. Il Commissario ha spiegato di aver impegnato tutta la divisione per il monitoraggio della situazione, disponendo diversi pedinamenti, alcuni dei quali hanno fatto supporre agli investigatori che l'occupazione sarebbe realmente avvenuta, avendo visto alcuni di loro fare spesa e procurarsi viveri. "Siccome il ritrovo era stato fissato in piazza Era, abbiamo pensato che lo stabile fosse nelle vicinanze" ha detto "e infatti, verso le 17.15 del 25 aprile abbiamo visto gli indagati recarsi nei pressi dell'ingresso dell'azienda dismessa in via Valsugana ed entrare. Nel giro di pochi minuti, in un via vai continuo di macchine, abbiamo visto diverse persone arrivare e scaricare il materiale necessario all'occupazione". Così come hanno occupato i locali, appendendo fuori dallo stabile uno striscione recitante "agire fuori legge, agire contro legge", i soggetti si sono allontanati verso le 17 del 27 aprile; nell'arco di quelle ore, secondo quanto riferito dal Commissario, saranno entrate ed uscite circa 150 persone che volevano assistere ai vari eventi organizzati dai gruppi.
Il Sovrintendente Capo della Digos di Lecco Rodolfo Ratti ha meglio spiegato i ruoli degli imputati,  tutti denunciati perchè tra i primi ad accedere nello stabile di via Valsugana. In particolare le indagini hanno evidenziato in Michele Chiappa la persona che ha fatto accedere per la prima volta nei locali dell'azienda gli altri occupanti, che mano a mano sono entrati e hanno aiutato a trasportare tutto il materiale necessario all'occupazione. "Erano quasi tutti soggetti già noti" ha detto il Sovrintendente Capo, "tutti gli imputati, tranne il Poletti, sono rimasti lì a dormire. Arosio è stato l'ultimo ad entrare, Corti è arrivato a bordo di un'auto con tutti gli altri, Parati è arrivato in macchina qualche minuto dopo e, con un colpo di clacson, si è fatto aprire. L'ingresso era presidiato e chiuso con un catenaccio per impedire l'accesso ai non autorizzati. C'è stato un via vai continuo di persone, in molti si sono presentati anche per assistere ai concerti di alcuni gruppi musicali. Sono andati via di loro spontanea iniziativa, una volta terminato il programma previsto dal volantino che avevano distribuito".
Terminata l'audizione degli operanti, il Vice Procuratore Onorario ha rinunciato alla testimonianza della parte offesa, il titolare dell'agenzia immobiliare, che non si è costituito parte civile e non si è nemmeno presentato all'udienza odierna, acquisendo il verbale di denuncia presentato nei giorni successivi all'occupazione.
Il VPO Mascaro ha chiesto la condanna per tutti gli imputati alla pena di 15 giorni di reclusione, riconoscendo le attenuanti generiche e al pagamento di 200 euro di multa; secondo la tesi della pubblica accusa infatti si doveva ritenere provata la responsabilità penale degli imputati per aver invaso una proprietà privata. L'avvocato Salvioni ha invece chiesto l'assoluzione perchè il fatto non sussiste, in subordine per l'inoffensività della condotta e in estremo subordine la non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché non si è avuto prova dell'effettivo momento dell'invasione dell'edificio, essendo stato solamente visto il Chiappa -che era già all'interno dei locali- far entrare gli altri imputati; sempre secondo la difesa non è infatti punibile chi entra in un edificio già invaso e la dinamica degli eventi che ha portato l'occupazione dello stabile è, usando lo stesso aggettivo utilizzato dal legale, "sfumata".
Il giudice Enrico Manzi ha confermato la condanna a 15 giorni di reclusione come chiesto dall'accusa, condannando anche gli imputati al pagamento di 150 euro di multa e alle spese processuali. Il giudice ha anche disposto la sostituzione della pena con una sanzione amministrativa, da sommare alla multa, pari a 3750 euro, per un totale complessivo di 3900 euro; per gli imputati incensurati il dott. Manzi ha anche disposto la non menzione.
B.F.
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