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Scritto Martedì 19 febbraio 2019 alle 14:25

Le mille ragioni per non chiudere la scuola elementare di Bonacina e tante altre in un futuro che verrà

Sandro Magni
Andiamo da Laorca a Bonacina e passiamo attraverso la chiusura di scuole pubbliche. Questa è una storia parzialmente non vera (ci mancano molti dati) ma molto verosimile.
Laorca è un modello ,a contrario, di politica scolastica; ha molti più abitanti di Bonacina eppure la sua prima elementare è stata chiusa. Perché il numero dei bambini era insufficiente. Evidentemente c’era chi (bambini e famiglia andavano altrove per alfabetizzarsi). Adesso la chiusura-voluta- della scuola genera ipocrisia e mostri. Qualcuno, con la coda di paglia, spendendo molto (nostri soldi) e con risultati molto negativi, vuole sostituire una “Comunità” esistente con un “Comunità” fittizia. Festa massima dell’ipocrisia! Ma come sono andate le cose a Laorca e come andranno a Bonacina. Si fanno iscrivere un tot numero di bambini alla scuola pubblica di quartiere, in nome della “insindacabile” libertà di scelta. Si sa già,  che non raggiungeranno il numero previsto per l’apertura di una nuova sezione, nel frattempo altri si iscrivono ad altre scuole, pubbliche o private. Queste ultime prevalentemente. Si sa che offrono servizi supplementari per le famiglie che lavorano. I purissimi della libertà di scelta annidati nella Amministrazione Comunale, conoscono bene le scuole scelte. Ma fingono di non sapere. Lo sono puri, anzi purissimi nella loro finta neutralità. Il numero minimo standard non si raggiunge e allora le mani immacolate si sporcano, fanno traslocare gli ingenui iscritti della scuola ad altre scuole più capienti. Sono loro a manipolare quello che in teoria non è manipolabile. Alcuni si iscrivono alle private. Ma la maggioranza va a costituire grandi classi in scuole pubbliche più  o meno vicine. Alla faccia di chi sostiene che una composizione delle classi più contenuta sarebbe l’ideale e sarebbe  il percorso da intraprendere.
Certo una soluzione andrebbe trovata. E ci sono tutti gli elementi per trovarla. Anche laddove anche nel pubblico, in nome di un neoliberismo sfrenato, c’è libertà di scelta e non si è più vincolati, ormai come in un tardo passato al proprio territorio. Basta non volere chiudere scuole pubbliche  in primo luogo e garantire ad esse risorse e servizi. Lo si sa con largo anticipo quali sono le scuole pubbliche a rischio. Si sa con largo anticipo quanti sono i possibili minori che si iscrivono, si sa con largo anticipo quali sono le scuole su cui si vuole dirottare gli “ingenui” iscritti.
Basterebbe garantire per queste scuole a rischio gli insegnanti migliori, anche con incentivi o benefit economici comunali, orari prolungati di assistenza, a che servono gli educatori? soldi per chi mantiene il bambino nel quartiere. Si perché Lecco da borgo non è mai diventata città. E i quartieri non si sono mai integrati con una unificazione amministrativa forzata. Anche allora qualcuno pensava alla grande Lecco. Certo non basta fare opposizione sui giornali, anche l’opposizione sa in anticipo quali sono le scuole da chiudere e sa in anticipo quanti soldi vanno alle private. Agisca, senza manfrine, in anticipo. Gli strumenti procedurali ce li ha. Non ha bisogno che vengano  concessi loro dalla maggioranza. E poi ci sono opposizioni che vanno di conserva in certe materie con questa maggioranza. Direi che sono intercambiabili. E non basta un immigrato o un foglio di cartaccia abbandonato a fare la differenza.
Sa, l'opposizione, che per le scuole private, ci possono essere come in tutti gli altri comuni dei massimali di intervento. Sa che per chi proviene dall’esterno si dovrebbe pagare una cifra più congrua, in assenza o quando c'è difficoltà a stipulare  convenzioni. Si sa che non si dovrebbe pagare una Associazione come la FISM lecchese in modo forfettario e guarda a caso sempre al rialzo. Si risparmierebbero -in questo modo- soldi, tanti, da destinare a queste modalità di aggregazione, socializzazione e alfabetizzazione. Che poi sono quelle che giustificano l’esistenza di una scuola.
Bonacina, anche se più piccola di Laorca, può vivere e mantenere  la sua scuola aperta. Sempreché vengano garantiti servizi che veicolino attenzione. Compreso quello di incentivare, anche con danaro, chi proviene da altri quartieri. Manipolare si può, anzi ,in questo caso, si deve. Sono tante le ragioni sociali, culturali e perfino comunitarie per mantenere aperta una scuola periferica. Termine che da descrittivo è diventato prescrittivo in modo negativo. Se solo lo si volesse e non si fosse strabici.
Alessandro Magni
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