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Scritto Giovedì 21 febbraio 2019 alle 20:25

Davanti al rischio di una nuova donna sindaco di Valmadrera, Antonio Rusconi si sacrifica e si candida per la terza volta

Marco Calvetti
Come ci si può lamentare della diserzione alle urne dei cittadini, quando poi scopri che per comporre le liste nei 51 comuni della provincia, prossimi alle elezioni, si fa una maledetta fatica e la caccia al candidato sindaco è un'impresa.
Non è soltanto disaffezione per la cosa pubblica, né riflusso privatistico, ma piuttosto è la risposta a una domanda semplice: chi me lo fa fare ?
A parte la gratuità, o quasi, della carica,  perchè rischiare l'insonnia dopo una giornata a passar carte e a districarsi in una burocrazia zeppa di cavilli e di ostacoli ?
Insomma la legittima ambizione che sta alla base di un'impegnativa scelta istituzionale è ormai perdente davanti al peso del governare, quando sai che, a fine mandato non raccoglierai neppure un grazie.
Eppure in questa fauna sempre più rara, spunta un esemplare pronto a scendere in campo e a mettersi in vetrina, nonostante abbia alle spalle una lunga carriera pubblica.
Non è un indovinello perchè nella compagnia di giro del politicame saprebbero al volo individuare nell'ex senatore Antonio Rusconi, il “panda”.
Si presenterà infatti a Valmadrera per la terza volta dopo due mandati pieni come sindaco e tre legislature in Parlamento. Senza dimenticare che è assessore uscente alla cultura e allo sport.
Il canovaccio è quello di sempre: il buon Antonio lascia che si consumino rivalità e faide, poi si presenta come il salvatore della patria e con una stretta di mano (nella fattispecie molliccia e scivolosa) liquida la concorrenza, convincendola che è lui la soluzione migliore.
Nel centro sinistra di Valmadrera è andata così: avendo rinunciato al bis, per ragioni professionali, il sindaco uscente Donatella Crippa, erano in lizza Patrizia Vassena (pupilla della Crippa) e Raffaella Brioni con Giampiero Tentori a fare da terzo incomodo.
Ad Antonio Rusconi, si sa, le donne, in carriera e no, non fanno girare la testa e non le crede all'altezza di incarichi istituzionali. Di qui la sua tattica, prima discreta, poi attendista e infine maoista con l'attesa dei cadaveri sulla riva del fiume.
Ora nessuno può mettere in discussione la sua competenza, la sua dedizione, il suo presenzialismo e soprattutto la sua inclinazione alla regia, manifestatasi già in giovane età quando divenne allenatore di calcio, senza essere mai stato giocatore. Immarcescibile il Rusconi, per il quale vale quello che Enzo Biagi disse di Berlusconi: "Se avesse le tette farebbe anche la valletta”.
Insomma difficile trovarne uno come lui, sempre in pista nonostante il cambio repentino delle stagioni politiche. A me viene in mente, su due piedi, soltanto un altro ex segretario provinciale della DC che, quasi ottantenne, bazzica ancora, senza arte né parte, ma ben retribuito nella Confartigianto nazionale.
Ma tra i due, oltre ad una abissale differenza per la qualità della stoffa, c'è da rimarcare che mentre Rusconi ha sempre operato nella stanza dei bottoni, Omati, mai eletto in vita sua, ma sempre nominato, è uno specialista ad attaccar bottone nei corridoi.
Marco Calvetti
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